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ELABORAZIONE DEL LUTTO

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Non si può affrontare il tema dell’elaborazione del lutto senza introdurre il tema della morte, ove le modalità soggettive di fronteggiamento della perdita sono strettamente correlate alla personale concezione della morte, oltre che alla struttura di personalità e alle influenze ambientali.  Il rapporto dell’uomo con la morte è sempre stato complesso ed emarginato a livello di studi almeno fino al 1985, quando Philippe Ariès pubblicò “L’uomo e la morte dal Medioevo ad oggi”; da allora si è verificato un incremento degli studi e una ribalta della tanatologia che è appunto la disciplina che studia la morte; più precisamente la tanatologia è divenuta lo studio del “concetto” di morte dopo che era stata limitata per lungo tempo all’osservazione ed alla descrizione della “tanotomorfosi” (ossia della trasformazione che subisce il corpo dopo la morte) ed alla descrizione di pratiche funerarie e sul cadavere (“tantoprassi”), come dissezione anatomica e imbalsamazione della salma. 

Il lavoro con i malati terminali ha permesso un ulteriore incremento delle ricerche sull’atteggiamento dell’uomo nei confronti della morte e oggi, con lo sviluppo della ricerca psiconcologica, si assiste ad una minore emarginazione degli aspetti inerenti alla morte. In questo ambito si sviluppa il lavoro sul lutto e sulla sua elaborazione che, secondo Campione, consiste nel contrapporre al “deserto” del lutto, la “speranza” di una ricostruzione per rivestire di senso la relazione avuta con la persona defunta e ripartire con nuove relazioni. 

Tratto da:"benessere.com" - Prosegui nella lettura dell'articolo

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