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Epilessia, quando serve la chirurgia e come agisce

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MILANO - Tutto nasce in una zona precisa del cervello. È lì che qualcosa non funziona: parte una scarica elettrica, il cervello “impazzisce” ed ecco la crisi epilettica. Quando nulla riesce a controllare gli episodi, si può provare con la chirurgia: nei casi selezionati in cui è possibile riconoscere precisamente l'area “malata”, il bisturi oggi può spesso risolvere una volta per tutte l'epilessia.
I malati di epilessia nel nostro Paese sono circa mezzo milione e nel 60 per cento dei casi la malattia è “focale”, ovvero le scariche originano da un'area cerebrale precisa.

 

Il 25 per cento di questi pazienti è resistente ai farmaci: nulla modifica la frequenza delle crisi, che a volte possono essere davvero invalidanti. Si tratta di circa 75mila italiani che nella metà dei casi potrebbero essere candidabili alla chirurgia curativa, ma ogni anno nel nostro Paese non si superano i 300 interventi: numeri che rendono l'idea di quanto la faccenda sia delicata e difficile. «Intervenire chirurgicamente è certo complesso, perché stiamo parlando di operazioni al cervello. Ma è la fase precedente, ovvero l'identificazione precisa della zona da cui originano le scariche epilettiche, quella realmente complicata..

 

Tratto da: "corriere.it" - Prosegui nella lettura dell'articolo

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