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Gli psicologi americani sull'attentato terroristico

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"Gli Stati Uniti hanno perso le loro illusioni di controllo ed invulnerabilità dopo il crollo dei grattacieli di New York e quello parziale del Pentagono "…Gli psicologi e gli esperti della salute mentale commentano così la tragedia che ha investito il loro Paese e che ha dischiuso un nuovo inquietante orizzonte che investe il futuro di tutta l'umanità.

Uno degli aspetti più inquietanti di questo tragico evento, dicono gli psicologi, è l'idea di un nemico invisibile che può colpire ovunque e contro tutti. " Percepiamo che la nostra membrana di impermeabilità è stata bucata.." dice il dr. Mark Levy, della San Francisco Foundation of Psychoanalysis. "E' un trauma nazionale di una intensità che non abbiamo mai affrontato prima e sarà necessario un lungo e doloroso adattamento dopo l'iniziale ondata di shock, paura e rabbia…" - dice la dr.ssa Justine Shultz, psicologa a Littleton , Colorado. "La maggioranza delle persone sono prese da un duplice movimento: il tentativo di focalizzarsi su altre cose, di deviare l'attenzione da quel tragico evento, e al contrario l'esserne come risucchiati ed il desiderio di sapere ogni dettaglio della cosa..".

Per anni consulente presso un centro per reduci della guerra del Vietnam, la dr.Shulz traccia alcune analogie con quella situazione e sottolinea come le maggiori problematiche a livello psicologico derivino non tanto dal vissuto relativo a conflitti tradizionali su campo aperto come per esempio la seconda guerra mondiale, quanto piuttosto dalle condizioni particolari in cui si svolgono le azioni di guerriglia…"La ragione per cui il disturbo post-traumatico da stress era così preponderante in Vietnam è che la sopravvivenza non fosse dovuta all'esito di uno scontro chiaro ed aperto col nemico, quanto piuttosto dal fatto di non incappare in mine e tranelli nascosti di cui la jungla pullulava, ciò che metteva a dura prova la resistenza psichica dei soldati, sempre sotto pressione…".

La dr.ssa Elna Yadin, psicologa israeliana attualmente in servizio presso il centro per il trattamento dei disturbi ansiosi dell'Università della Pennsylvania, ribadisce che ora il popolo americano deve affrontare lo stesso senso di vulnerabilità cui sono state sottoposte per lungo tempo le popolazioni di altre parti del mondo, come l'Africa o il Medio Oriente."In Israele per esempio, dove la tensione per questo tipo di situazioni è frequente, le persone hanno imparato per necessità a gestirle..Nessuno certamente si abituerà mai a vivere in un clima di terrore, ma occorre trovare il modo per mantenere comunque la fiducia di poter svolgere le proprie attività quotidiane con una certa incolumità..In queste situazioni ogni certezza tende ad essere spazzata via dagli eventi e subentra un forte disorientamento..Non bisogna rimuovere la realtà e minimizzare l'accaduto, ma neanche farsi immobilizzare dalla paura…".

In effetti, la reazione degli americani è stata pronta ed anche l'esempio dei soccorritori e di tutti i volontari che sono accorsi per dare una mano ha fatto in modo che la fiducia nei propri mezzi e la volontà di superare un momento così tragico riprendessero vigore.

"Il momento ricorda per certi versi quello dell'assassinio del presidente Kennedy - dice il dr, Levy - ..Ora si assiste infatti ad un maggiore sentimento di vicinanza nella popolazione, stretta intorno alla tragedia…Vicini di casa che non si erano mai parlati prima adesso solidarizzano..".

"Probabilmente l'effetto emotivo continuerà ad alimentarsi col crescere del numero delle vittime accertate" aggiunge il dr. Thomas Neylan, responsabile del PTSD Program presso l'Università di San Francisco, California. "I terroristi hanno colpito i simboli visibili della ricchezza e del potere della nazione americana..L'intenzione è stata proprio quella di dare l'impressione di poter arrivare al cuore del paese e distruggere quei simboli che avessero una forte risonanza emotiva nella gente, come le torri del World Trade Center, in modo da provocare sentimenti di paura, vulnerabilità e disperazione. Nel giro di alcune settimane, la maggiorparte dei testimoni della tragedia a New York e Washington riusciranno a superare lo stato di intenso stress che hanno dovuto fronteggiare, anche se le immagini dei grattacieli che crollano rimarrano ormai scolpite nella memoria di tutti..".

Il dr. Ira Glick, docente di psichiatria alla Stanford University School of Medicine, sottolinea come il sentimento di sicurezza finora mostrato dal popolo americano sia stato profondamente scosso. "E' necessario tuttavia che questi vissuti e sensazioni di ansia, paura e depressione vengano esternati dalle persone; bisogna che essi capiscano che non sono soli in questi momenti e che possono fare affidamento gli uni sugli altri..Parlarne quindi coi famigliari, con gli amici, coi colleghi.."

La dr.ssa Nancy Adler, specialista in psicofisiologia dello stress, rileva come gli americani abbiano fatto esperienza in questa circostanza di un profondo sentimento di perdita: "Quel che è andato perduto è la necessaria illusione, per la vita quotidiana delle persone, che le cose stiano sotto controllo e che possono essere in massima parte prevedibili..".

(tratto da : "Feeling of Security Is Gone / Scars Won't Heal Soon, Experts Say - The San Francisco Chronicle- September 12, 2001)

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