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I cambiamenti negli schemi del linguaggio potrebbero essere usati per monitorare la salute mentale (Janice Wood)

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Per il nuovo studio, l’esperta di acustica Carol Espy-Wilson ed i suoi colleghi hanno riproposto le informazioni raccolte in una pubblicazione del 2007, a cura di un laboratorio non affiliato, il quale indagava anch’esso la relazione tra depressione e schemi del linguaggio. La ricerca precedente valutava i livelli di depressione dei pazienti ogni settimana, usando l’Hamilton Depression Scale e poi li registravano mentre parlavano liberamente della loro giornata. Il nuovo studio usava i dati presi da sei pazienti che, nel corso delle sei settimane della precedente esperienza, erano stati registrati come depressi in alcune e non depressi nelle altre. I ricercatori hanno confrontato i punteggi dei pazienti all’Hamilton con i loro modelli del linguaggio, per ogni settimana, e hanno trovato un collegamento tra depressione ed alcune caratteristiche acustiche. Inoltre, gli esperti scoprirono che, quando i sentimenti di depressione dei pazienti erano peggiori, il loro linguaggio tendeva ad essere più affannoso e lento. Il gruppo ha trovato anche degli incrementi nel jitter e nello shimmer, due misure del disordine acustico, che rilevano la variazione nella frequenza e nell’ampiezza del suono.
I ricercatori intendono ripetere lo studio in un campione più grande, comparando questa volta i modelli del linguaggio di persone che non hanno una storia di malattia mentale con coloro che soffrono di depressione, per creare un profilo acustico del linguaggio, tipico della depressione.

I ricercatori, quindi, sostengono che un’applicazione sul telefono potrebbe usare queste informazioni per analizzare il linguaggio dei pazienti, identificare i segnali acustici della depressione e fornire feedback e supporto.
Espy-Wilson spera che la tecnologia interattiva attirerà ragazzi e giovani adulti, un gruppo particolarmente vulnerabile ai problemi della malattia mentale. “Le loro emozioni sono tutte fuori posto in questo periodo ed è ora che sono a maggior rischio di depressione. Dobbiamo cercare e disegnare un modo per aiutarli in questa fase”.
Sempre secondo questa ricercatrice, a volte i pazienti potrebbero non riconoscere o non essere disposti ad ammettere di essere depressi. Ricevendo un feedback regolare, che si basa sia sulle misurazioni acustiche, che su altre, potrebbero imparare ad auto monitorare i loro stati mentali e riconoscere quando dovrebbero chiedere aiuto.
Infine, gli studiosi affermano che la tecnologia potrebbe promuovere anche una comunicazione tra terapisti e pazienti, consentendo una cura continua e reattiva, in aggiunta ai regolari appuntamenti di persona.

Tratto da: psychcentral.com



(Traduzione e riassunto a cura della dott.essa Alice Fusella)

 


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