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I discorsi riguardo l'alcol che si trovano su Facebook favoriscono il bere?

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berePiù un utente di Facebook viene coinvolto nelle pagine o nei post che contengono riferimenti all’alcool –mettono “mi piace”, condividono o commentano –, più probabilmente questa persona considera la possibilità di bere alcol.

Come parte di uno studio della Michigan State University, a più di 400 partecipanti è stato chiesto come si sentivano dopo che avevano letto e risposto ad alcuni articoli su Facebook, che presentavano contenuti correlati all’alcol. I risultati: maggiore era il coinvolgimento di queste persone, più era probabile che loro volessero bere.

Ai soggetti della ricerca sono state mostrate tre pagine di Facebook, nelle quali c’erano, rispettivamente, un post di Facebook che pubblicizzava l’alcol, unito ad un’immagine che promuoveva l’attività del bere, un altro che era affiancato da un annuncio del servizio pubblico contro il bere e l’ultimo post, che era presentato con un annuncio che non riguardava il bere (ad esempio, un annuncio per una banca). Il gruppo di studiosi ha trovato che i partecipanti che erano interessati a mettere “mi piace”, condividere o commentare i messaggi che pubblicizzavano l’alcol mostravano intenzioni più grandi di consumarne. Questo era particolarmente vero quando il messaggio pubblicitario che vedevano aveva già ricevuto molti “mi piace” e numerose condivisioni da altri utenti di Facebook.

Secondo Saleem Alhabash, assistente professore di Pubblicità e Pubbliche Relazioni ed autore dello studio, quest’ultimo ha alcune serie implicazioni, in particolare per quel che riguarda il rapporto con l’alcol nella popolazione sotto i 21 anni. “Il contenuto dell’alcol è ovunque”, ha detto Alhabash. “I bevitori minorenni vedranno questi annunci, penseranno che sono eccezionali e poi metteranno “mi piace” o lo condivideranno. Loro interagiranno con esso e cominceranno a pensarci”. Infatti, sempre secondo questo ricercatore, le barriere per i minorenni nel vedere gli annunci online sull’alcol sono “minime”.

 

Tratto da: psypost.org

 


(Traduzione e riassunto a cura della dottoressa Alice Fusella)  

 

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