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I gruppi di amici influenzano i preadolescenti nella scelta di comportamenti da "bullo"

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on . Postato in News di psicologia | Letto 277 volte

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L'influenza dei gruppi di "pari" nella pre adolescenza è un fenomeno noto da tempo, in particolar modo per ciò che riguarda l'uso di alcool e di sostanze stupefacenti. Una nuova ricerca, pubblicata nel numero di Gennaio/Febbraio del Journal Child Development, estende ora questa influenza anche ai comportamenti di bullismo. Attraverso uno studio condotto in una scuola media inferiore sia all'inizio che alla fine dell'anno scolastico, Dorothy Espelage (Professore di Educational Psychology all'Università dell'Illinois) ha trovato che i ragazzi che frequentano assiduamente un gruppo di "bulli" (maschi e femmine) tendono ad assumere atteggiamenti simili loro stessi. In concreto il loro atteggiamento tende a divenire aggressivo, violento, intollerante e isolazionistico. Anche per quanto riguarda la disposizione al "combattimento fisico" vi sembra essere un effetto significativo di imitazione ma non così marcato.

Lo studio sembra confermare, quindi, la cosidetta "homophily ipotesis" che sostiene che il comportamento individuale è determinato dal gruppo di appartenenza.

"E' la prima volta che viene dimostrato come l'"homophily ipotesis" riesce a spiegare sia il bullismo che l'aggressività fisica fra i preadolescenti ma abbiamo verficato come riesca a spiegare meglio e di più il fenomeno "bullismo" poichè appare evidente dallo studio la correlazione fra gruppi di amici e meccanismi comportamentali di imitazione".

Come in precedenti studi realizzati dalla sua equipe, la Prof.ssa Espelange ha verificato che anche i ragazzi che non vengono direttamente coinvolti nel fenomeno e ne rimangono ai margini accettano decisamente il bullismo come una parte inevitabile della cultura e del clima del gruppo. Infatti spesso affermano: "Così vanno le cose".

Lo studio ha interessato, durante l'anno scolastico 1999-2000, 475 studenti delle classi medie che sono stati coinvolti all'inizio dell'anno in una prima ricerca e 384 di loro hanno partecipato anche alla seconda ricerca svolta alla conclusione dello studio. In entrambi i momenti i partecipanti erano al 51% ragazze e al 49% ragazzi.

"Quello che lo studio ci svela è che vi è la necessità, nel progettare programmi di prevenzione del disagio minorile, di tener conto di questa necessità, quasi compulsiva, da parte dei ragazzi, di imitare i comportamenti di gruppo anche quando li giudicano sbagliati" dice la Espelage "mentre oggi pochi programmi tengono conto della interazione gruppale e dei suoi effetti sul singolo."

tratto da Journal Child Development - n. 1/03

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