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Il cervello si adatta ai comportamenti disonesti

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La disonestà è una tentazione comune e dobbiamo continuamente decidere quanto vogliamo che il nostro comportamento sia morale. Ciò che guida, in parte, le nostre decisioni è la sensazione sgradevole che abbiamo quando ci comportiamo in maniera disonesta.

il cervello si adatta ai comportamenti disonesti

L'University College di Londra ha condotto uno studio per valutare quanto la possibilità di agire ripetutamente in maniera disonesta influenzi la nostra disponibilità a scegliere la disonestà piuttosto che l’onestà. L’idea di fondo è che si possa essere sempre più disonesti prima di arrivare al punto di sentirsi abbastanza male da fermarsi. Capire perché richiede il collegamento di due importanti elementi: il primo si riferisce al ruolo che l’attivazione emozionale gioca nelle decisioni; il secondo riguarda l’adattamento neurale, ossia il modo in cui il cervello si attiva quando i contesti si ripetono.

Alcuni dilemmi morali provocano reazioni emotive accompagnate da risposte corporee come l’aumento della frequenza cardiaca e la sudorazione, che riducono la nostra volontà ad agire in modo sconveniente. Per quanto riguarda l’adattamento neurale, il cervello diventa meno sensibile agli stimoli dopo l’esposizione ripetuta, in modo che la nostra attenzione non venga minata da elementi irrilevanti presenti nell’ambiente. Questo adattamento avviene anche nel caso delle risposte emozionali.

I ricercatori hanno ipotizzato che con la diminuzione delle risposte emotive a comportamenti disonesti a causa dell’adattamento, si verificherebbe l’aumento di comportamenti scorretti. Per verificare ciò, è stato condotto un esperimento in cui veniva chiesto ai partecipanti di inviare messaggi ad un'altra persona tramite un computer. In alcune fasi del compito, i partecipanti avevano ripetute opportunità di guadagnare denaro inviando messaggi disonesti.

Inoltre, utilizzando una fMRI, è stato possibile esaminare il cambiamento nei livelli di eccitazione emotiva quando si inviavano messaggi disonesti, attraverso il monitoraggio dell’amigdala, ovvero, l' area del cervello che risponde alle emozioni negative come la paura e la minaccia.

Inizialmente i partecipanti commettevano piccole trasgressioni accompagnate da forti risposte emotive; ma successivamente sembravano abituarsi alle reazioni negative, commettendo sempre più azioni disoneste.

Questo studio potrebbe suggerire una visione pessimistica dell’umanità, in cui si diventa progressivamente insensibili ai comportamenti disonesti. Ma questo non è l’unico modo di vedere i risultati: il messaggio positivo è che le emozioni giocano un ruolo cruciale nel contrastare la disonestà e, dunque, sarebbe possibile reintegrare delle forti risposte emotive in situazioni in cui vi è una forte tentazione alla disonestà, per scoraggiare questi comportamenti.

 

 

Tratto da: psypost                  

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Rubina Auricchio)

 

 


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Tags: eccitazione emotiva amigdala.

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