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Il Dolore e la Violenza - Psicologia e Criminologia

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Aggressività deriva dal termine latino “ad gradior” che ha il significato di “dirigersi verso”,  “andare contro”, ma anche “andare incontro” cioè verso attribuendogli così un significato positivo,  diventando la condizione che consente di allacciare rapporti sociali affettivi e di amicizia.  I primi studi sull’aggressività hanno inizio negli anni trenta e si sviluppano nel corso di tutto il ventesimo secolo con diverse teorie che portano ad un concetto interpretativo piuttosto che descrittivo del termine aggressività.

Attualmente gli psicologi sono giunti ad una definizione neutra del termine, intendendo per aggressivo qualsiasi comportamento che intenzionalmente procura danno a qualcuno, danno che non necessariamente deve essere visto sotto il profilo fisico, ma che molto spesso è anche solo di natura psicologico-emotivo. Così introduciamo una variabile nel comportamento aggressivo che è la violenza. Infatti possiamo avere una condotta aggressiva (due bambini che giocano ed uno spintona l’altro) ma non violenta per cui possiamo dire che può esistere un comportamento aggressivo non violento, ma non può esistere una forma di violenza senza aggressività. Infatti con il termine violenza si intende una forma di aggressività che assume nel suo evolversi l’intento di arrecare danni alla vittima. La componente violenta è accessoria in quanto può esservi una forma di aggressività priva di violenza ma non vi può essere una forma di violenza senza aggressività. Ai fini criminologici è necessario inoltre proporre una distinzione nel comportamento aggressivo ai fini di identificare anche la natura (e quindi le responsabilità) del delitto compiuto. Infatti un comportamento violento esercitato nei confronti di una persona a reazione di una precedente forma di aggressione, o a difesa della propria incolumità è ben differente da un comportamento di attacco mosso da un impulso di rabbia, ed è ancora diverso da un comportamento predatorio agito per il compimento di una rapina, o dal comportamento che esita in una violenza carnale – con o meno l’uso di violenza fisica-. Nel primo caso avremmo un comportamento aggressivo difensivo, mosso dall’istinto di conservazione-sopravvivenza con una valenza anche di natura etico-morale prevalentemente positiva,  nel secondo caso avremmo un comportamento aggressivo ostile o emotivo, mosso da un impulso incontenibile contraddistinto da forte emotività origine anche di azioni inconsulte che possono sfociare in delitti d’impeto (si pensi all’omicidio preterintenzionale ove un soggetto nel corso di un diverbio, accecato dall’ira perde il controllo e colpisce violentemente il proprio interlocutore facendolo cadere a terra e facendogli battere la testa con esito mortale) , nel terzo caso invece ci troviamo di fronte ad una aggressività strumentale per il compimento di una azione esclusivamente delittuosa o comunque di forte sopraffazione: si pensi ad esempio ad una rapina ma anche al più frequente e dilagante fenomeno del bullismo o anche ai fenomeni di stalking o mobbing dove è prevalente se non esclusiva la componente emotivo-psicologica piuttosto che la componente fisica. In definitiva l’aggressività in termini di comportamento può manifestarsi con modalità fisiche, esempio le percosse, psicologiche esempio il mobbing, o psico-fisiche quali le violenze sessuali, tenendo presente che un po’ come il rapporto aggressività-violenza, anche nella relazione comportamento aggressivo con modalità fisiche e comportamento aggressivo con modalità psicologiche, un comportamento aggressivo-fisico contempla sempre una componente psicologica, mentre un comportamento aggressivo psicologico non necessariamente si evolve in una aggressione di natura materiale.

"Tratto da: "curareladepressione.com" - Prosegui nella lettura dell'articolo 

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