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Il neurofeedback contro l'iperattività

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on . Postato in News di psicologia | Letto 825 volte

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Il disturbo da iperattività è caratterizzato da inquietudine, scarsa coordinazione e goffagine, impulsività, difficoltà nel mantenere l’attenzione focalizzata per periodi di tempo prolungati. Le recenti ricerche sull’argomento hanno mostrato come, nonostante gli interventi psicologici e farmacologici, siano possibili e diano risultati sui bambini nel 60% dei casi, non ci siano tuttavia ancora cure specifiche ottimali, come riferisce il prof. John Gruzelier dell’Imperial College di Londra. “La cura farmacologica è disponibile – dice il prof.Gruzelier – ma essa ha un reale effetto solo nella metà dei casi. I sintomi che si presentano in associazione a quelli propri della condizione di iperattività, infatti, sono molteplici e riguardano numerosi altri aspetti della vita quotidiana di questi soggetti, spesso bambini e ragazzi adolescenti, che finiscono per costituire un carico problematico e di difficile gestione; sono così possibili ulteriori problemi di addormentamento, cefalee, problemi collegati ad una crescita fisica regolare, alternanza dell’umore, etc..

Recentemente sono state proposte nuove tecniche terapeutiche conosciute come “neurofeedback”, che permette di osservare l’attività cerebrale tramite il video di un computer; in questo modo sono stati rilevati alcuni dati significativi dell’attività elettrica cerebrale dei soggetti con disturbo da iperattività, per esempio il fatto che sia presente in questi casi una percentuale maggiore di onde lente (4-8 Hz) ed una minore di onde corte (12-20 Hz) rispetto alla media. Questa applicazione mira a correggere lo squilibrio tra queste condizioni aiutando i bambini ad aumentare o diminuire l’attività cerebrale attraverso sollecitazione o momenti di riposo programmati.

“Come trattamento per il distrubo da iperattività il neurofeedback è uno strumento che può apportare benefici a lungo termine sia nella sfera cognitiva che comportamentale – dice il prof. Gruzelier – ma soprattutto è una tecnica non invasiva e si potrebbe ridurre in tal modo anche la dipendenza da farmaci utilizzati in questo disturbo, come il Ritalin”.

Tratto da:” New Research Into Adhd Treatment” - Health Media Ltd – Sept.02

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