Pubblicità

Il sonno rafforza i ricordi

0
condivisioni

on . Postato in News di psicologia | Letto 1263 volte

5 1 1 1 1 1 Votazione 5.00 (5 Voti)

Il sonno aiuta a conservare nella memoria le informazioni che vengono apprese durante il giorno.


sonnoEsperimenti condotti sugli animali hanno mostrato come i nuovi ricordi vengono riattivati durante il sonno. Il cervello “replica” le esperienze precedenti durante la notte e ciò permette di rafforzare i ricordi mentre si dorme.

Per quanto riguarda l’uomo, fino ad ora non è stato per nulla facile dimostrare questo tipo di riattivazione, data l’impossibilità di osservare l’attività dei singoli neuroni cerebrali. La memoria, inoltre, attiva interi circuiti che coinvolgono diverse aree del cervello. 

Gli scienziati di Tübingen hanno applicato nuovi metodi di rilevamento statistico provenienti dall’ambito dell’apprendimento automatico per affrontare questi problemi.

I ricercatori hanno registrato l'attività cerebrale durante il sonno con elettroencefalografie (EEG) nei partecipanti che avevano precedentemente dovuto studiare diversi tipi di immagini in diverse condizioni di apprendimento, programmando una macchina vettoriale di supporto (ossia un algoritmo computerizzato per il riconoscimento del pattern) per distinguere le diverse condizioni di apprendimento.

L'algoritmo è stato, successivamente, applicato ad un nuovo gruppo di partecipanti, rivelandosi in grado di prevedere quali tipi di immagini i soggetti avevano studiato prima di addormentarsi, basandosi solo sulla loro attività cerebrale durante il sonno.

Pubblicità

L’aver memorizzato queste immagini, dunque, deve aver influenzato l'attività del cervello, mentre i partecipanti erano addormentati.Nel loro studio, pubblicato in Nature Communications, i neuroscienziati hanno dimostrato che anche gli esseri umani rielaborano i ricordi recenti durante il sonno. Inoltre, i segni di una tale rielaborazione sono stati individuati sia nel sonno profondo a onde lente, sia nel sonno REM.

La dottoressa Monika Schönauer ha osservato come quanto più la rielaborazione nel sonno si mostrava intensa, tanto più i soggetti ricordavano il suo contenuto al mattino.
Lo studio, dunque, ha fornito una prima prova rispetto al fatto che l'elaborazione dei ricordi durante il sonno porta effettivamente alla loro stabilizzazione. Facendo ulteriori studi, i ricercatori hanno notato come tale rielaborazione avvenga maggiormente nel sonno a onde lente, piuttosto che nel sonno REM.

Da questi risultati, la Schönauer ha concluso che entrambe le tipologie di sonno potrebbero essere implicate nell’elaborazione della memoria, ma partecipano a questo processo svolgendo funzioni differenti. Inoltre, ha aggiunto che bisognerebbe acquisire una maggiore comprensione delle funzioni del sonno REM.

Uno degli scopi principali del progetto di ricerca è stato quello di trovare un metodo che potesse identificare con precisione le fluttuazioni dell’attività elettrica del cervello durante il sonno, causate dal precedente apprendimento. Attraverso algoritmi di riconoscimento degli schemi multivariati, i ricercatori sono stati in grado di estrarre informazioni specifiche sul materiale precedentemente appreso.

Gli studiosi sono fiduciosi per quanto riguarda i futuri studi e si augurano che il riconoscimento degli schemi, configurandosi come un metodo altamente sensibile, possa condurre a delle scoperte nell’ambito delle neuroscienze cognitive, facendo luce sui processi non ancora indagati adeguatamente, quali i sogni e il pensiero spontaneo.

 

Tratto da: sciencedaily

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Claudia Olivieri)

 

 

Ti è piaciuto l'articolo che hai appena letto e vuoi essere informato sulle novità che vengono pubblicate su Psiconline.it?
Iscriviti alle nostre newsletter settimanali per essere in continuo contatto con la psicologia!

I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo
 
Pubblicità
Vuoi conoscere il nome di uno psicologo e/o psicoterapeuta
che lavora nella tua città o nella tua regione?
Cercalo subito su

logo psicologi italiani
Corsi, Stage, Informazioni per formare e far crescere i Professionisti della Psicologia
Logo PSIConline formazione

 

 

Tags: sonno ricordi

0
condivisioni

Guarda anche...

Le parole della Psicologia

Oblio

L'oblio è un processo naturale di perdita dei ricordi per attenuazione, modificazione o cancellazione delle tracce mnemoniche, causato dal passare del tempo tra l’esperienza vissuta e l’atto del...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

informarsi sul web, quando si ha un problema psicologico

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Ansia, depressione (1539200804…

Marco, 30     Salve, volevo sapere cosa pensa della mia situazione e cosa sia meglio fare. A fine luglio ho fatto una prima donazione di sangue n...

Mi innamoro di persone che non…

Julia, 25     Buongiorno, sono una ragazza che non ha una normale vita sociale di una persona di 25 anni, né un buon rapporto con mio padre. ...

Superare una violenza subita (…

Cima, 23     Quasi due anni fa sono stata violentata da un ragazzo che conosco. ...

Area Professionale

Il counselling non può essere …

Maria Sellini, Segretario Generale dell'AUPI, ha inviato una lettera al Quotidiano Sanità affrontando il problema del counselling. La riportiamo integralmente, ...

Pazienti che provengono da pre…

Un breve articolo dedicato a psicologi e psicoterapeuti che si trovano a lavorare con pazienti che provengono da precedenti relazioni psicoterapeutiche e/o sono...

Psicologi e psicoterapeuti sem…

La popolazione dei paesi industrializzati si evolve costantemente e continua a diversificarsi ed è importante che psicologi e psicoterapeuti acquisiscano compet...

Le parole della Psicologia

Claustrofobia

La claustrofobia (dal latino claustrum, luogo chiuso, e phobia, dal greco, paura) è la paura di luoghi chiusi e ristretti come camerini, ascensori, sotterranei...

Eisoptrofobia

L'eisoptrofobia o spettrofobia (da non confondere con la paura degli spettri, phasmofobia) è la paura persistente, irrazionale e ingiustificata degli specchi, o...

Aprassia

L'aprassia (dal greco "a" prefisso di negazione e "praxía", cioe' fare, quindi incapacità di fare) è un deficit primitivo dell’attivi...

News Letters

0
condivisioni