Pubblicità

Il trattamento placebo attiva il cervello nei pazienti malati di Parkinson (Laura Snider)

0
condivisioni

on . Postato in News di psicologia | Letto 341 volte

1 1 1 1 1 Votazione 0.00 (0 Voti)

Secondo un nuovo studio effettuato dai ricercatori dell’Università del Colorado Boulder e della Columbia University, l’attività d’apprendimento del cervello nei pazienti malati di Parkinson risponde meglio ad un trattamento placebo che ad uno reale.
Anche se le ricerche passate hanno dimostrato che la malattia di Parkinson è una realtà neurologica, i sistemi cerebrali coinvolti potrebbero essere influenzati anche dalle aspettative del paziente rispetto al trattamento.
Il nuovo studio, pubblicato sul giornale Nature Neuroscience, spiega come il trattamento placebo – ovvero quando i pazienti credono di aver ricevuto il farmaco, ma non è così – funziona nelle persone con Malattia di Parkinson, attivando le aree di ricaptazione della dopamina nel cervello.
“I risultati evidenziano il potere delle aspettative nel guidare i cambiamenti nel cervello”, ha detto Tor Wager, professore associato di Psicologia e Neuroscienze alla CU-Boulder e co-autore dello studio. “La ricerca mette in risalto importanti collegamenti tra Psicologia e Medicina”.
I pazienti malati di Parkinson hanno difficoltà con l’“apprendimento della ricompensa”, l’abilità del cervello di associare le azioni con le ricompense e di prendere decisioni motivate a perseguire risultati positivi. L’apprendimento della ricompensa è supportato dai neuroni che emettono la dopamina quando un’azione, come premere un bottone particolare, porta una ricompensa, come ricevere denaro.
L’apprendimento della ricompensa è compromesso nei pazienti con Malattia di Parkinson perché questo disturbo induce a morire i neuroni che rilasciano dopamina. I pazienti con questa malattia possono essere trattati con un farmaco che aumenta la dopamina nel cervello, l’L-dopa.
Per il nuovo studio, il gruppo di ricerca – che include anche i ricercatori della Columbia University Liane Schmidt, Erin Kendall Braun e Daphna Shohamy – hanno usato la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) per effettuare una scansione dei cervelli di 18 pazienti con il Parkinson, mentre giocavano ad un gioco al computer che misura l’apprendimento della ricompensa. Nel gioco, i partecipanti scoprivano attraverso prove ed errori quale tra due simboli conduceva con maggiore probabilità ad un risultato migliore, in questo caso una piccola ricompensa in denaro o semplicemente evitando di perderne.
I pazienti con Parkinson giocarono al gioco per tre volte: quando non prendevano alcun farmaco, quando assumevano il vero farmaco (dissolto nel succo d’arancia) e quando ingerivano un placebo, che consisteva nel bere il succo d’arancia che loro pensavano contenesse il loro farmaco. I ricercatori hanno scoperto che le aree cerebrali impegnate nella ricaptazione della dopamina associate all’apprendimento della ricompensa – lo striato e la corteccia prefrontale ventromediale- si attivavano in ugual misura sia quando i pazienti assumevano il farmaco reale che con il trattamento placebo.
“Questo risultato dimostra un collegamento tra dopamina, aspettativa ed apprendimento” disse Wager. “Riconoscendo che l’aspettativa e le emozioni positive contano può migliorare la qualità della vita dei pazienti con Parkinson e potrebbe fornire anche indizi su come i placebo potrebbero essere efficaci nel trattare altre tipologie di disturbi”.

 

 

Tratto da: www.colorado.edu

 

(Traduzione della dott.essa Alice Fusella)

 

 

Ti è piaciuto l'articolo che hai appena letto e vuoi essere informato sulle novità che vengono pubblicate su Psiconline.it?
Iscriviti alle nostre newsletter settimanali per essere in continuo contatto con la psicologia!

Scegli come ricevere la newsletter:
I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo
 
Pubblicità
Vuoi conoscere il nome di uno psicologo e/o psicoterapeuta
che lavora nella tua città o nella tua regione?
Cercalo subito su

logo psicologi italiani
Corsi, Stage, Informazioni per formare e far crescere i Professionisti della Psicologia
Logo PSIConline formazione

 

 

 

0
condivisioni

Guarda anche...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Cosa ne pensi delle Tecniche di Rilassamento e della Meditazione?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Senso di colpa (1547112077890…

Pietro, 25     Buongiorno, intorno all’età tra i 10 e i 13 anni mi è capitato più volte di “toccare” (senza costrizione) mia cugina più piccola (...

Mio fratello ha tentato il sui…

Sofia, 19     Salve, scrivo per mio fratello. Si chiama Lorenzo ed ha 19 anni. ...

Soffro di depressione (1546116…

jessica, 22     Ciao mi chiamo Jessica e ho 22 anni, è la prima volta che mi rivolgo a qualcuno. ...

Area Professionale

Distinguere tra disturbo evolu…

È difficile distinguere tra disturbo evolutivo e difficoltà di lettura? Significatività clinica di un Trattamento di Difficoltà di Lettura in soggetto di quarta...

La legge 4/2013 ha davvero nor…

Molto si è parlato a riguardo della legge 4/2013 che cerca di dare un inquadramento legislativo alle professioni non organizzate in ordini e collegi. Con que...

Il counselling non può essere …

Maria Sellini, Segretario Generale dell'AUPI, ha inviato una lettera al Quotidiano Sanità affrontando il problema del counselling. La riportiamo integralmente, ...

Le parole della Psicologia

Introiezione

Introiezione è un termine di origine psicoanalitica, con il quale si intende quel processo inconscio, per cui l’Io incamera e fa proprie le rappresentazioni men...

Schizofasia

Profonda disgregazione del linguaggio che è sostituito da un’accozzaglia di parole o insalata di parole prive di un qualsiasi significato. Questo disturbo ling...

Fobie

Nel DSM-IV la fobia specifica è definita come la "paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o...

News Letters

0
condivisioni