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Il trattamento placebo attiva il cervello nei pazienti malati di Parkinson (Laura Snider)

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Secondo un nuovo studio effettuato dai ricercatori dell’Università del Colorado Boulder e della Columbia University, l’attività d’apprendimento del cervello nei pazienti malati di Parkinson risponde meglio ad un trattamento placebo che ad uno reale.
Anche se le ricerche passate hanno dimostrato che la malattia di Parkinson è una realtà neurologica, i sistemi cerebrali coinvolti potrebbero essere influenzati anche dalle aspettative del paziente rispetto al trattamento.
Il nuovo studio, pubblicato sul giornale Nature Neuroscience, spiega come il trattamento placebo – ovvero quando i pazienti credono di aver ricevuto il farmaco, ma non è così – funziona nelle persone con Malattia di Parkinson, attivando le aree di ricaptazione della dopamina nel cervello.
“I risultati evidenziano il potere delle aspettative nel guidare i cambiamenti nel cervello”, ha detto Tor Wager, professore associato di Psicologia e Neuroscienze alla CU-Boulder e co-autore dello studio. “La ricerca mette in risalto importanti collegamenti tra Psicologia e Medicina”.
I pazienti malati di Parkinson hanno difficoltà con l’“apprendimento della ricompensa”, l’abilità del cervello di associare le azioni con le ricompense e di prendere decisioni motivate a perseguire risultati positivi. L’apprendimento della ricompensa è supportato dai neuroni che emettono la dopamina quando un’azione, come premere un bottone particolare, porta una ricompensa, come ricevere denaro.
L’apprendimento della ricompensa è compromesso nei pazienti con Malattia di Parkinson perché questo disturbo induce a morire i neuroni che rilasciano dopamina. I pazienti con questa malattia possono essere trattati con un farmaco che aumenta la dopamina nel cervello, l’L-dopa.
Per il nuovo studio, il gruppo di ricerca – che include anche i ricercatori della Columbia University Liane Schmidt, Erin Kendall Braun e Daphna Shohamy – hanno usato la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) per effettuare una scansione dei cervelli di 18 pazienti con il Parkinson, mentre giocavano ad un gioco al computer che misura l’apprendimento della ricompensa. Nel gioco, i partecipanti scoprivano attraverso prove ed errori quale tra due simboli conduceva con maggiore probabilità ad un risultato migliore, in questo caso una piccola ricompensa in denaro o semplicemente evitando di perderne.
I pazienti con Parkinson giocarono al gioco per tre volte: quando non prendevano alcun farmaco, quando assumevano il vero farmaco (dissolto nel succo d’arancia) e quando ingerivano un placebo, che consisteva nel bere il succo d’arancia che loro pensavano contenesse il loro farmaco. I ricercatori hanno scoperto che le aree cerebrali impegnate nella ricaptazione della dopamina associate all’apprendimento della ricompensa – lo striato e la corteccia prefrontale ventromediale- si attivavano in ugual misura sia quando i pazienti assumevano il farmaco reale che con il trattamento placebo.
“Questo risultato dimostra un collegamento tra dopamina, aspettativa ed apprendimento” disse Wager. “Riconoscendo che l’aspettativa e le emozioni positive contano può migliorare la qualità della vita dei pazienti con Parkinson e potrebbe fornire anche indizi su come i placebo potrebbero essere efficaci nel trattare altre tipologie di disturbi”.

 

 

Tratto da: www.colorado.edu

 

(Traduzione della dott.essa Alice Fusella)

 

 

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