Pubblicità

Consulenza gratuita online

consulenza psicologica

Le Newsletter gratuite

logo psiconline news
testata2bis

I Test Psicologici

test psicologici

Isabelle Caro, sua madre, l'anoressia che uccide

on . Postato in News di psicologia | Letto 268 volte

Luciano Peirone e Elena Gerardi,  autori del libro "Anoressia rabbiosa: la ribellione muta e i sentimenti repressi" intervengono sulla morte per suicidio della mamma di Isabelle Caro. La modella - icona della lotta a questa terribile malattia, è deceduta a sua volta il 17 novembre scorso a 28 anni

Suicidio del genitore del malato anoressico
Isabelle Caro: la tragedia continua. "Dopo la figlia, la madre", dicono i due psicologi e psicoterapeuti, "senza voler entrare nel merito della specifica questione, in virtù del rispetto di chi soffre e della deontologia professionale, ancora una volta gli specialisti si trovano sollecitati ad esprimere un parere (in via generale) su certi aspetti, tragici, della condizione del malato anoressico e della sua famiglia".

Sensi di colpa. "La madre di un soggetto anoressico non di rado si sente in colpa in quanto, proprio per il ruolo che ricopre, è direttamente causa o con-causa della anoressia filiale, soprattutto se ad ammalarsi è una figlia femmina".

Simbiosi madre-figlia. "Particolarmente rischiosa (e purtroppo non infrequente) è la condizione simbiotica: “Tu sei me; io sono te; noi due siamo un tutt’uno”. Condizione che può essere soggettivamente “vissuta” (solo nella mente) oppure anche concretamente imposta e subita nella vita pratica, attraverso limitazioni, ordini, ricatti. La simbiosi per il bambino già grandicello, per l’adolescente e per il giovane, non è un fatto positivo (anche se talvolta viene interpretato quale segno di amore): è un legame stretto, strettissimo, troppo stretto e quindi soffocante: una prigione, anche se a volte una “gabbia dorata” (per riprendere l’espressione della psicoterapeuta Hilde Bruch)".

Famiglia unita. Troppo? E come?. "Il problema non è sostanzialmente diverso qualora tutta la famiglia (la triade figlio-madre-padre) si trovi “invischiata” (per usare l’espressione del terapeuta familiare Salvador Minuchin): ovvero, quando i rapporti all’interno del cosiddetto “sistema familiare” siano aggrovigliati, contorti, paradossali, con messaggi contraddittori e conflittuali, con individui che non sono “individui” nel pieno senso della parola, bensì degli “esseri” non ben definiti ciascuno nella sua propria identità. In altri termini, in questo caso una simbiosi del sistema familiare (e non della coppia madre-figlia), ma analogamente incentrata sulla confusione di ruoli e funzioni.Tutti uniti. Troppo uniti, e male. Un grande caos".

Suicidio del malato anoressico."In questo tremendo stato caotico che produce sofferenza, ma soprattutto sconcerto, non manca il suicidio, inteso in un duplice significato: suicidio diretto (veloce, immediato, d’impulso) e suicidio indiretto (lento, differito: non è forse l’anoressia un tentativo di portare se stessi alla morte, in una lenta e lunga agonia che infligge torture al corpo e all’anima?). Talvolta, anche un genitore (di solito quello maggiormente coinvolto nel rapporto con il figlio anoressico) non ce la fa a reggere il tremendo impatto con la malattia della propria creatura, alla quale aveva dato vita. La non infrequente insolubilità del problema anoressico fa allora esplodere il disperato senso di colpa e di inadeguatezza, la tremenda sensazione di impotenza, soprattutto quando la morte del figlio ha sancito definitivamente il fatale verdetto".

Rabbia e aggressività
. "Emerge, a questo punto, in modo chiaro, quanto Malessere e quanto Male possano esistere nell’anoressico e nei suoi genitori. Emerge, in tutta la sua dilatata espressione, il nocciolo duro, durissimo della anoressia: malinconia, disperazione, rabbia inconscia, rabbia non correttamente espressa, sentimenti buoni pressoché azzerati, aggressività coltivata in silenzio, aggressività rivolta all’esterno (odio, aggressione agita), aggressività rivolta all’interno (sentirsi colpevoli, sentirsi depressi, sentirsi senza via di scampo), tentativo di suicidio, suicidio riuscito".

Ricorrere agli specialisti (medici, psicologi): quando? tardi? troppo tardi? "L’errore tipico è perdere tempo, negare il problema (sia da parte del malato sia da parte dei familiari). Sottovalutare, e quindi far crescere la malattia".

Terapia faticosa, prevenzione strada migliore. "I medici e soprattutto gli psicoterapeuti lo sanno bene: curare (e guarire) un anoressico è impresa impegnativa, che comporta fatica (e, purtroppo, anche insuccessi): ma ciò è direttamente proporzionale al ritardo con il quale si agisce (ed è consentito allo specialista di agire). Grande è pertanto la responsabilità dei genitori, dei parenti, degli amici, degli insegnanti nello stimolare per tempo una ragazza (ma anche un ragazzo) a stare molto attenta al “rischio anoressia”. Quindi, si tratta di “pre-venire”. Anticipare è più facile. Prevenire è meglio che curare…"

Come promuovere la salute e combattere l’anoressia? "No polemiche, sì informazione: in questo semplice slogan si può condensare l’importanza della prevenzione. Il ruolo degli esperti e dei mass media è fondamentale nel trasmettere attenzione e sensibilità, consapevolezza e prudenza, aiuto e non allarmismo, talvolta anche crudezza purché efficace. In una espressione: costruendo salute".

 

Guarda anche...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Quanto sei soddisfatto della tua vita?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Fobia di non riuscire a tratte…

Marco989898, 14     Il mio problema è che ho la continua ossessione di andare in bagno e anche se all'inizio sembrerà  una cosa stupida, son...

E' realmente un problema? (151…

Flick, 27     Buongiorno, sono una donna di 27 anni e da quando ne ho compiuti più o meno 19, nei momenti di maggiore stress sento un forte impul...

Credo di essere depressa, mi a…

Psiche, 33     Salve, vi scrivo perchè da un pò di tempo (non so neanche io precisamente quanto) ho dei sintomi che mi fanno presagire qualcosa d...

Area Professionale

Proteggere il proprio nome onl…

Una cosa che si impara molto presto nel mondo di internet e della pubblicità online è che non serve, o meglio non basta, essere presenti nel web, aggiornare il ...

Il confine nelle dinamiche di …

Il Test I.Co.S. è un test semi-proiettivo che permette di ottenere indicazioni dettagliate sugli aspetti di personalità e sulle relazioni dei singoli soggetti a...

La Certificazione Psicologica:…

Nella pratica clinica è possibile trovarsi di fronte ad una specifica richiesta, da parte del paziente/cliente, di una Certificazione che attesti, sia dal punto...

Le parole della Psicologia

La proiezione

La proiezione è un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche proprie, o parti del Sè, su altri oggetti o...

Onicofagia

L'onicofagia, meglio conosciuta come il brutto vizio di mangiarsi le unghie, è un’impulso incontrollabile definito in ambito psicologico come disturbo del compo...

Claustrofobia

La claustrofobia (dal latino claustrum, luogo chiuso, e phobia, dal greco, paura) è la paura di luoghi chiusi e ristretti come camerini, ascensori, sotterranei...

News Letters