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La musica al Convegno di Neuroscienze

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Organizzato dalla Fondazione Mariani di Venenzia si è tenuto nei giorni scorsi il congresso su “Neuroscienze e musica”, che ha approfondito la natura delle dinamiche di interazione tra musica e cervello e le potenzialità terapeutiche della musica che trovano svariati campi di applicazione, dal semplice rilassamento ai processi di riabilitazione al sostegno nella cura delle depressioni. “La musica, come linguaggio universale che parla direttamente al cervello, interagisce con i complessi fenomeni biologici del corpo e l’attività elettrica dei neuroni, che a loro volta possono essere ispiratori di nuovi schemi compositivi” - Come hanno spiegato al convegno Stephen McAdams, Curtis Road e Diego Minciacchi, alcuni musicisti che guardano oggi ai complessi fenomeni biologici come fonte di schemi da tradurre in musica.

Anche Gli esperimenti di David Rosenboom con speciali interfacce (Musical Instruments Digital Interface), dimostrano che i segnali elettrici dell’attività cerebrale possono essere trasformati in composizioni musicali. E anche che i segnali, le forze in gioco nella biologia umana, misurate con tecniche classiche della fisiologia sperimentale, possano suggerire nuovi schemi compositivi.

Le abilità musicali e cognitive dei bambini si sviluppano secondo percorsi paralleli o addirittura, per certi versi, sovrapposti. Il «potere» delle cantilene e della ninna nanna sono un fenomeno universale e conosciuto da millenni. Melodia, ritmo e la caratteristica ripetitività stimolano nel bambino i processi cerebrali di formazione della memoria a lungo termine che sono anche alla base della evoluzione del linguaggio (alcuni metodi di istruzione musicale potrebbero essere d’aiuto nei casi di dislessia.

Si è messa anche in discussione la rigida schematizzazione che relega specifiche attività in zone ben definite del cervello (l’emisfero destro, parte del cervello «creativa», contrapposta all’emisfero sinistro, che domina i processi logici). Studi di Robert Zatorre, Séverine Samson, Isabel Peretz, Aniruddh Patel e dei loro collaboratori hanno dimostrato che l’ascolto della musica è capace di attivare aree della corteccia che vanno ben al di là di quelle uditive: l’emisfero «creativo» coglie il timbro della musica e la melodia, il sinistro «analizza» il ritmo e l’altezza dei suoni, coinvolgendo anche l’area di Broca — quella del linguaggio.

Forse davvero musica e linguaggio non sono poi due percorsi così distinti a livello cerebrale. E la collaborazione tra le due metà del cervello potrebbe avere ricadute terapeutiche anche in altre patologie, come nell’epilessia o nell’amusia…

 

Tratto da: “La Repubblica” del 31.10.02

 

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