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La Pet therapy può servire quando è di aiuto al medico

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Anziani e bimbi, soli e malati, più felici in compagnia di un animale.

Da mesi questo è lo slogan e l’impegno del ministro della Salute Girolamo Sirchia. Il decreto legge da lui messo a punto sul benessere animale e sull’opportunità d’introdurre nelle case di riposo, negli ospedali, nelle scuole cani e company, è sotto osservazione alla conferenza StatoRegione. Da qui, presumono al Ministero, entro fine febbraio dovrebbe uscire trasformato in provvedimento, una sorta di accordo Governo Regioni con ampia discrezionalità, per queste, di fare qualcosa in merito all’argomento pet therapy che in altri paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Austria, Svezia, Olanda, Spagna, Israele) è usualmente considerata e proposta come ausilio delle terapie mediche.

"Non a caso si parla di Terapia Assistita dagli Animali (TAA) e di Attività Assistite da Animali (AAA)", osserva il dottor Maurizio Pasinato della SISCA, "è chiaro che carezzare un cane, occuparsi di un canarino, rilassa e fa bene al corpo e all’anima ma la pet therapy non è questa, è un insieme di strumenti e attività ben più complesso. Per questo temo che il patto tra governo e Regioni non porterà a grandi cambiamenti a meno che il Ministro non decida di creare una commissione e un responsabile nazionale".

Utilizzare la pet therapy significa per prima cosa impiegare un animale con il ruolo di coterapeuta, e, in secondo luogo muoversi all’interno del non verbale, di qualcosa che agisce direttamente sulle emozioni e sui sentimenti.

L’Istituto svedese del cane, la Delta Society statunitense e l’Hearing Dogs for Deaf People del Regno Unito, hanno da anni stilato linee guida per la selezione e l’educazione degli animali, la formazione dello staff (medico veterinario, addestratore, conduttore, psicologo) e la programmazione degli interventi.

Che includono, questi ultimi, non solo possibili cambiamenti del personale, dell’animale o della terapia (si è notato ad esempio che per i diabetici è preferibile l’uso della musicoterapia) quanto soprattutto l’osservazione dei risultati e l’analisi dei dati. Cero è che l’animale coterapeuta agisce sulle stesse vie biochimiche che inducono la risposta di rilassamento.

Articolo interamente tratto da:"La Repubblica- Salute del 6.2.2003 - DI MARIAPAOLA SALMI

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