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LE ARTI MARZIALI E LA PSICOSOMATICA

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di M.Cristina Martini


“Psicosomatica [psi-co-so-mà-ti-ca] , un ramo della medicina che si occupa delle ripercussioni dei fenomeni psichici sull’organismo.(dizionario Gabrielli)
 L’etimologia di psicosomatico deriva dal greco psiche [ψυχή]  “anima” e soma [Σώμα] “corpo”.
I disturbi psicosomatici sono quindi dei malesseri della psiche che si riflettono sul “soma”, ovvero sul corpo.”

 

Il pensiero orientale da sempre si fonda sul concetto dell’interazione (unicità, inscindibilità) mente-corpo e questa visione è la radice comune a tutte le arti marziali che uniscono l’attività fisica alla  meditazione (nel suo significato di concentrarsi con la mente, riflettere).  Scopo delle arti marziali non è solo la difesa personale ma, principalmente l’autocoscienza, la consapevolezza di sé, dei propri limiti e abilità, la consapevolezza corporea, il riconoscimento della propria emotività, delle proprie modalità di azione e reazione, al fine di esercitare l’ autocontrollo necessario a produrre risposte comportamentali adeguate alle situazioni. E’ questo che differenzia l’arte marziale dallo sport. Gli sport occidentali pongono l’enfasi sulla competizione  (azione), le arti marziali, di derivazione orientale, pongono l’enfasi sull’autoconoscenza (osservazione). L’arte marziale, infatti, nasce come esperienza di crescita e formazione per l’individuo.
Postura, Movimento, Respiro, Timing, Distanza, sono principi chiave che accomunano le arti marziali alla psicosomatica.
1)La postura è il nostro biglietto da visita: osservando il corpo dell’altro possiamo intuire la sua forza o la sua debolezza, il grado di vitalità, le sue emozioni. La postura e il modo di muoversi di una persona depressa, sono notevolmente differenti dalla postura e dal movimento corporeo di chi è sereno e sicuro di sé. W. Reich, psicanalista allievo di Freud sostenne l’esistenza di una “corazza muscolare” alla quale corrisponde una “corazza caratteriale”. Ogni distretto muscolare è deputato all’espressione di un’emozione, se per qualunque motivo l’emozione non viene espressa, perché negata, rifiutata o culturalmente vietata, si “cristallizza” nel corpo, creando una tensione a livello del muscolo deputato alla sua manifestazione e, il comportamento connesso a quell’emozione risulta bloccato (es: il pianto, la rabbia).
Così il corpo diventa la chiave per capire il carattere.
- Nelle discipline marziali, attraverso l’allenamento alla posizione di guardia (stabilità)  definita grounding (sentirsi bene acontatto con il terreno)nell’analisi bioenergetica (tecnica psicoterapeutica fondata da Lowen) si acquisisce un maggior senso di sicurezza, quindi, stabilità del corpo e della mente: Il peso del corpo è scaricato sul terreno, controllo del respiro, adeguato appoggio dei piedi.
2)Il respiro: prima espressione di “essere nel mondo”, spesso trascurato, a volte bloccato come in situazioni di ansia o paura.
- Nelle arti marziali è invece portato alla consapevolezza in quanto accompagna e dà energia al movimento insieme alla voce, principale espressione del respiro stesso.

3)Il timing: capire quando è il momento adatto per eseguire un colpo. E’ necessario l’intervento di mente e corpo perché comporta studio dell’avversario, osservazione e azione al momento opportuno.         
- Nelle arti marziali si insegna ad Agire piuttosto che reagire. La mente deve imparare ad   agire adeguatamente all’azione dell’altro, non subire. Il corpo, dopo un appropriato e costante allenamento, deve imparare ad usare le tecniche spontaneamente. In situazioni di stress, come di fronte ad un attacco fisico o..morale, non sempre c’è il tempo per pensare, un adeguato allenamento di corpo e mente fornisce strumenti necessari ad un’azione corretta e tempestiva in situazioni di pericolo.

4)La distanza: è lo spazio nel quale ci si muove, lo spazio che intercorre tra noi e un’altra persona. Ogni distanza implica specifici e diversi vissuti emotivi.
Esistono per ognuno di noi,  spazi definiti “bolle prossemiche” all’interno delle quali ci muoviamo e ci sentiamo sicuri, questi spazi o “bolle” aumentano o diminuiscono a seconda della familiarità o legame affettivo che abbiamo con la persona che ci sta accanto. Sono i nostri confini. Le distanze considerate accettabili da una persona, non solo variano in funzione del legame affettivo con l’altro ma sono dettate anche da fattori culturali e, per ogni singola persona, dalla qualità delle prime esperienze di relazione o di contatto.  Anche la percezione che ognuno ha dei propri confini corporei varia da persona a persona, una persona obesa avrà una percezione diversa da una persona magra, “Quante donne allargano il loro giro vita per costruire un’inconsapevole barriera nei confronti di parentele troppo invadenti”, questa considerazione di Raffaele Morelli, psicoterapeuta che utilizza l’approccio psicosomatico, conferma l’influenza dei vissuti emotivi sulla percezione e gestione delle distanze interpersonali e di come manifestiamo tali vissuti attraverso il corpo, in questo caso “il grasso diventa una difesa dall’invadenza”.
- Il contatto e la vicinanza con l’avversario che si realizza nelle arti marziali favorisce la consapevolezza dei propri vissuti emotivi e delle modalità comportamentali messe in atto nel momento del confronto con l’altro, nelle relazioni interpersonali e, permette l’acquisizione di schemi di comportamento più adeguati. Nel contatto con l’avversario è inevitabile affrontare la modalità di gestione dello  spazio circostante, la scelta del tempo e, un altro aspetto molto importante, sfondare i muri protettivi che spesso usiamo per tenerci a distanza dall’altro.

Per concludere: fondamento delle arti marziali è la relazione mente e corpo. L’acquisizione di tecniche è accompagnata da un lavoro sui vissuti emotivi che si riflettono nel corpo.  Scopo di questo lavoro è  rendere più funzionale quanto la formazione marziale ha già fatto. La sola acquisizione di tecniche non garantisce la capacità di rispondere adeguatamente alle situazioni, infatti, se ho paura pur conoscendo le migliori tecniche di autodifesa, di fronte a un pericolo, mi blocco.
Lo scopo quindi è la formazione di un uomo che possiede tecniche e una forza dell’io che gli permetta di utilizzare al meglio le sue risorse psicofisiche anche in situazioni di stress.

 

BIBLIOGRAFIA
-“Psiche marziale. Arti del combattimento per la crescita personale”, R.M. Distefano, ed mediterranee, 2005
-“Dimagrire senza dieta. Il metodo psicosomatico”, R.Morelli, ed Mondadori, 2013
- “Le arti marziali e la psicologia del confronto”, a cura del dottor Antonio Romano

 

Dott.ssa Maria Cristina Martini
Ordine psicologi emilia romagna 7498/A

 

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