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L'IDENTIKIT DEL PICCOLO CRIMINALE: ITALIANO, BENESTANTE, RECIDIVO

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on . Postato in News di psicologia | Letto 323 volte

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Il 70% dei reati commessi da minori si realizza in gruppo. Di questi l'85% viene commesso da ragazzi con cittadinanza italiana. L'eta' media e' 16 anni e in oltre l'85% dei casi gli autori sono di sesso maschile. Si tratta nel 55% dei casi di reati contro il patrimonio, per il 20% di delitti contro la persona (percosse, lesioni, omicidio e violenza sessuale); contro persona e patrimonio nel 20% dei casi e di reati di spaccio di sostanze stupefacenti e altro (5%). Sono i risultati dello studio condotto, tra il 2000 e il 2010 da Cristina Cabras, Professore Associato di Psicologia Sociale presso l'Universita' degli Studi di Cagliari e Specialista in Criminologia Clinica, che e' stato presentanto ieri al Seminario di Studio "Accogliere per prevenire il disagio psichico dei giovani: modelli e pratiche d'inclusione socio-lavorativa" organizzato dall'Isfol nell'ambito del "Programma per il sostegno e lo sviluppo dei percorsi integrati di inserimento socio lavorativo dei soggetti con disturbo psichico" promosso dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

"La condizione deviante non e' quasi mai riconducibile alla malattia mentale", ha detto Cabras che ha sottolineato come essa sia legata al "desiderio del rischio fine a se stesso", atteggiamento tipico dell'eta' adolescenziale che si ritrova sviluppato piu' frequentemente "nei ragazzi che appartengono a classi piu' agiate, per le loro maggiori possibilita' economiche". Secondo lo studio di Cabras "il comportamento delinquenziale aumenta fino all'eta' di 17 anni per poi regredire". "Mediamente la carriera criminale inizia a 17 anni, dura circa 6 anni e, nella maggioranza dei casi analizzati si conclude a 25 anni", ha sottolineato la docente. I dati raccolti dalla ricerca affermano che: tre quarti degli individui condannati in giovane eta' vengono ricondannati tra i 17 e i 24 anni, mentre solo la meta' di questi riceve condanne tra i 25 e i 32 anni. La crimiloga ha ricordato che "chi prosegue nell'attivita' criminale, lo fa in gruppo", sottolineando che "gli atti realizzati in gruppo non corrispondono a quelli che i singoli realizzerebbero".

Tratto da: "direnews.it" - Prosegui nella lettura dell'articolo

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