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Malati e social network, come non esporsi troppo

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on . Postato in News di psicologia | Letto 442 volte

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MILANO - Si scambiano su Twitter consigli per terapie e centri di cura, pubblicano sul blog la loro storia, condividono su Facebook informazioni confidenziali pensando di parlare "tra malati". Così, dati sensibili viaggiano in rete liberamente. E loro, i pazienti, potrebbero ritrovarsi "schedati" senza saperlo.
A mettere in guardia è il Garante della privacy.

 

«Un conto è parlare dei propri disturbi con altri malati nella sala d'attesa del medico di famiglia o di uno specialista, - afferma il professor Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità per la protezione dei dati personali, che nei giorni scorsi ha presentato la relazione sull'attività svolta nel 2010 (vedi tabella) - un altro è discuterne in una "piazza" virtuale, che è mondiale». A farlo è soprattutto chi soffre di malattie rare e va alla ricerca di nuove terapie o del Centro di eccellenza, anche oltre confine. «Questi malati pensano di parlare tra persone connesse in quel determinato spazio virtuale - sottolinea Pizzetti -. Ma nomi e mail di riferimento rimangono in rete, diventando ampiamente accessibili».

 

Tratto da: "corriere.it" - Prosegui nella lettura dell'articolo

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