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Paure (104170)

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on . Postato in News di psicologia | Letto 393 volte

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Barbara 25

Buon giorno, mi chiamo Barbara ed ho 25 anni, quasi 26. Alle' età di 17 anni ho avuto una crisi epilettica, l' unico episodio. In quel periodo presa da 1000 altre cose belle tipiche dell' età dell' adolescenza, non ho voltuto prendere la terapia nonostante l' insistenza dei miei genitori, che mi hanno sempre seguito in tutto. Per fortuna mi è andata bene, nel senso che da allora non ho mai più avuto problemi con la malattia, ma dopo la morte di mio padre ovvero 6 anni fa, ho cominciato ad avere un ossessione per le crisi. Ogni sera quando faceva buio iniziavo ad avere paura, una paura che mi faceva avvertire tutti i sintomi più strani, e cominciavo ad avere caldo, palpitazioni, sentivo gli occhi che mi tiravano un' agitazione incredibile, sarei per sino scesa dalla macchina in corsa per una specie di voglia di scappare dalla situazione e qualsiasi minimo segnale, anche un dito che formicolava subito mi faceva pensare alle crisi epilettiche, che in realtà poi non sono mai venute. Ho continuato ad avere questi "attacchi di panico" perché ora forse ho capito che si trattava di questo per 5 anni e mi debilitavano abbastanza, in quanto per me uscire la sera o andare al mare in vacanza mi metteva in ansia, avevo paura potesse succedermi qualcosa in giro dove magari non c'era mia mamma o non potevo essere aiutata, premetto che un ragazzo da 6 con la quale sto bene e che è attentissimo a me e molto scrupoloso. Ho cominciato poi a navigare su internet e a documentarmi sui sintomi della malattia per capire se i miei sintomi immaginari potessero essere dovuti veramente a quello, e ho peggiorato le cose in quanto ogni cosa che leggevo mi sembrava di averla. Così è iniziata la tortura. Una sera ero a scuola, frequentavo la scuola serale dopo il lavoro, questo ad ottobre dello scorso anno, ero un po' stressata, avevo appena fissato la data del mio matrimonio, che sarà a luglio e avevo da sistemare casa, quindi tante cose da fare, la prof ha detto una parola e io ho cominciato a vagare con la mente cercando di ricordarmi dove avevo sentito quella parola prima, sono entrata in una specie di vortice che girava intorno a quello come mi avesse assorbito e quando me ne sono accorta mi sono spaventata tantissimo convinta di avere avuto un deja vù, sintomo tipico dell' epilessia e da allora il calvario, per ogni cosa che sentivo o vedevo e mi sembrava conosciuta dovevo accertarmi di quando e come l' avevo sentita o vista e questa è diventata una specie di ossessione che però mi ha messo una profonda ansia, perché quando poi mi rendevo conto di quello che facevo mi sentivo pazza e piangevo sempre ho cominciato ad aver paura di tutto e a chiudermi in me stessa, avevo paura che i discorsi della gente o qualsiasi cosa potesse mettermi in quei vortici che mi spaventavano, così mi sono chiusa in me stessa e ho continuato ad andare su internet per capire cosa mi stesse succedendo, allora una volta mi convincevo di avere l' ansia un' altra volta la depressione, poi l' ipocondria e infine la schizofrenia, ormai ero talmente impegnata a sentire solo i miei sintomi che qualsiasi cosa anche un ricordo mi spaventava. Al che ho cominciato a fare miriadi di associazioni, vedevo una cosa e me ne veniva in mente un' altra inerente a quella e poi non capivo se quel ricordo era di una cosa avvenuta veramente o immaginazione, non capivo più se i ricordi erano di sogni o realtà, per ogni persona che vedevo per strada ne associavo un' altra che magari conoscevo anche solo per il taglio di capelli e mi sono convinta di avere le allucinazioni, anche se poi so benissimo che sono tutta un' altra cosa. Così accentuavo la paura della schizofrenia. Mi sono convinta di non provare più affetti per nessuno, di non avere più interessi non volevo più fare niente per paura di stare male. doveva per sino nascere la mia nipotina la cosa più desiderata da me ma era come se non provavo gioia, anzi era quasi come se avessi paura di non provarla perché avevo letto che gli schizofrenici non provano nessuna emozione e nessun sentimento. Intanto la casa andava avanti e io ero poco interessata, l' unica cosa che mi interessava era il mio stato di salute del quale parlavo sempre a mia mamma e il mio ragazzo per essere rassicurata. Ho cominciato ad andare da una psicologa che mi sta facendo bene, ho fatto un eeg per l' epilessia ed è a posto, ho iniziato a prendere xanax e sto meglio, però ogni tanto la paura della schizofrenia arriva e mi mette agitazione. Quei ricordi frammentari a volte li ho ancora soprattutto la mattina e se ci penso un po' di più da quanto ho letto potrebbero essere paramnesie, in particolare quando succede qualcosa di importante come un litigio o se non ho voglia di fare qualcosa, è quasi diventato un' alibi, ma comunque sto ritornando a vivere, vorrei solo un parere da voi su cosa mia sia successo anche perché adesso la mia paura più grande è quella di poter ricominciare a stare male e quindi a chiudermi in me stessa, nel periodo del matrimonio e quindi di non essere in grado di affrontare quella situazione. Scusate per il racconto lungo ma vi chiedo visto che ho già scritto parecchie volte di rispondermi, riassumendo pure la lettera se volete. Cordiali saluti.

Cara Barbara, chiedi un parere su quello che ti è successo... mi sembra che dalla tua descrizione si possa dedurre che il problema sia il disturbo da attacchi di panico associato forsa a sinotmi ipocondriaci. Il fattore di base comunque è la focalizzazione dell'attenzione su te stessa e sui tuio sintomi... una sorta di check-up continuo che ti porta a trovare quello che cerchi, infatti come dice il detto popolare, chi cerca trova. Comunque visto il lavoro che stai facendo con la psicologa sta portando miglioramenti continua questa strada e se hai dei dubbi su qualcosa chiedili alla psicologa in quanto la fiducia in Lei è determinante per il buon esito della terapia. Tutto è ignoto: un enigma, un inesplicabile mistero. Dubbio, incertezza, sospensione di giudizio appaiono l'unico risultato della nostra più accurata indagine. David Hume. Un saluto

(risponde il Dott. Fabio Gherardelli)

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