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PSICOLOGIA DEGLI SPORT ESTREMI

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Le sfide e le esibizioni tipiche dei cosiddetti “sport estremi” richiamano l’attenzione degli spettatori, alimentando anche gli studi su tali tipi di comportamento. Oggi si conoscono molti dettagli sugli aspetti motivazionali che spingono a praticare questo tipo di attività rispetto ad altri sport, sono stati studiati i processi psicofisiologici che alimentano tali passioni trasgressive, gli imprecisi meccanismi psicologici di valutazione dei rischi e si conoscono le esigenze e le abitudini utili in termini di preparazione mentale. Tutte queste conoscenze concorrono, insieme a quelle di altre scienze, a favorire maggiore sicurezza e a sostenere la prevenzione di conseguenze infauste.

Sentire il corpo in luoghi e prove "al limite"
Le ragioni per cui gli amanti del rischio sono attratti da sfide in luoghi pericolosi, dalla possibilità di trovarsi faccia a faccia con elementi ignoti o incontrollabili della natura, dalle condizioni in cui si vivono sensazioni fisiche fuori dal comune, sono indubbiamente intrecciate al proprio rapporto con la vita, alla necessità personale di sfidarla, di sentirsi padroni e di controllarne anche gli eventi più incerti. Questi aspetti hanno delle sfumature diverse che vanno approfondite e rielaborate se ci si accorge che le tendenze distruttive predominano, che il rischio non viene calcolato e considerato importante oppure quando si osserva una sensazione di onnipotenza nella sfida alle proprie capacità. In questi casi, infatti, dietro alla tendenza a rischiare potrebbe risiedere una sopravvalutazione di sé oppure una svalutazione della vita, con tratti più o meno consapevoli di tipo depressivo che possono avvicinare a ciò che viene latentemente desiderato o sopravvalutato: la morte.
Tuttavia, la maggior parte degli amanti dello sport estremo non sono mossi da tendenze autodistruttive

Tratto da: "benessere.com" - Prosegui nella lettura dell'articolo

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