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Ricerche sulla cleptomania

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Nuove ricerche sono state recentemente avviate sulla cleptomania da ricercatori dell’Università di Stanford, negli Stati Uniti. Le stime approssimative finora conosciute, rilevate sulla popolazione americana, parlano di una bassa diffusione del disturbo, spesso in associazione con patologie di natura depressiva. “Noi guardiamo a questa patologia essenzialmente in termini di un disturbo del controllo degli impulsi – dice il dott. Elias Aboujaoude, psichiatra presso la Stanford University Medical Center, che ha partecipato alla ricerca in questione, per la quale non è stato facile reperire soggetti con forme pure di cleptomania, anche a causa della natura stessa del disturbo, che viene solitamente tenuta segreta e difficilmente comunicata ad altri.

In questo senso vi sono anche altre condotte impulsive simili, quali per esempio la compulsione all’acquisto di oggetti vari e spesso inutili, che si verificano soprattutto come reazioni allo stress, alla frustrazione o per compensare sentimenti di vuoto; nella cleptomania è lo specifico atto del rubare l’oggetto ad essere investito di significati profondi che rivelano dinamiche inconscie collegate alla dimensione dell’affettività e delle sue vicissitudini.

“L’esperienza del cleptomanico – continua il dott. Aboujaoude – inizia con un aumento della tensione in occasione del momento in cui rubare l’oggetto, seguita da piacere e sentimenti di soddisfazione durante il furto; ma questa sensazione piacevole può subito dopo lasciare il posto a profondi sentimenti di colpa e vergogna”.

Tratto da: “True Kleptomaniacs Hard to Find” - New York Times Syndicate – Nov. 08, 2002

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