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SECOND LIFE

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Dott.ssa Tamara Marchetti
Psicologa, Psicoterapeuta familiare


Con il suo corpo sinuoso, Zoe se ne va, tra le mura colorate della città.

Spesso, nel suo tempo libero passeggia insieme alle amiche e sculettando, mostra il suo fisico scolpito. Si reca al centro commerciale a fare shopping e intanto, risponde alle telefonate dei suoi numerosi ammiratori e, le due amiche più care, le tiene aggiornate su suoi amori ed intriganti aspetti della sua vita sentimentale.

Nella stagione mite, arriva in ufficio, con la sua spider decappottata, mentre in inverno, sfoggia la sua Jeep tutta cromata. Quando entra nel suo lussuoso ufficio, lascia cadere la sua cartellina in pelle sopra al divano e subito, collega l’auricolare al computer, entrando nell’etere.

Scorrono nel monitor cifre quotate in borsa, a tratti il suo viso si fa sbalordito per le oscillazioni impreviste e vertiginose. Registra in un grafico le quotazioni, ed iniziano telefonate presso banche e centri per i monopoli di stato, la sua professionalità è elevata, e si muove con competenza e disinvoltura.

Si alza poi in piedi Zoe, si prende una pausa per leggere sempre attraverso il suo personal computer, le notizie ansa, la guerra nel mondo e la mortalità elevata dei bambini nei paesi non emancipati. Un velo di tristezza racchiude il suo sguardo e, mentre il mouse scorre per evidenziare queste immagini, nello schermo del computer, si rispecchia il volto di Lia che costretta a tenere l’orologio sotto controllo, si accorge che è arrivato il momento di spenge e prepararsi per il suo turno di 10 ore al magazzino.

Donna di mezza età Lia, non molto alta e con qualche kilo di troppo vive da sola, dopo che la figlia di 25 anni è andata a convivere. Lei, è separata dal marito da quando la figlia era molto piccola.

Lavora in un magazzino d’imballaggi e con il suo stipendio, mantiene se stessa e in parte la figlia che non lavora.

Il vivere nel virtuale, le consente proprio questo: cambiare la propria identità (second life: seconda vita), un po’ potremmo dire, vivere due vite parallele.

Non sono infrequenti casi come questo tra la popolazione italiana; vivere a confine tra il reale ed il virtuale, è diventato uno stile di vita di molte persone.

C’è dunque da chiedersi tra gli esperti come mai questo effetto “second life”, sia così dilagante.

Certo è che, questo strumento tecnologico, consente a chi lo pratica di vivere le proprie trasgressioni, quasi con una modalità liberatoria, senza sentirsi minacciato da un punto di vista legale o morale.

Ne deriva dunque che nel falso sé, si sprigiona, si da cioè sfogo alle esigenze del sé reale, sottaciuto e nascosto a volte persino a se stessi.

La ricerca di una “seconda pelle”, è un argomento già manifesto attraverso, ad esempio, la chirurgia plastica, ovvero il bisogno di modellarsi a seguito di una non accettazione totale o parziale di sé. Nel caso del vivere nel virtuale, c’è il vantaggio di non lesionarsi peggiorando la propria salute come è purtroppo capitato a molte persone sottoposte a lifting, per lo più donne (ma non solo).

Anche i costi poi sono diversi, esorbitanti quelli della chirurgia estetica, a portata di tutti, quelli del “virtuale”.

Al di là di tutte queste differenze, un dato di base rimane stabile e cioè perché è così difficile piacersi? Oppure accettarsi per come si è?

Ne deriva che la difficoltà del non sentirsi all’altezza o del non essere accettati per come si è, nell’attuale periodo sociale, porta una messa in atto di comportamenti e scelte di vita, dove la propria immagine reale, viene modificata, camuffata e comunque messa in secondo piano da un clichè comportamentale ed estetico che si percepisce come migliore, vincente e meglio proponibile nel mercato relazionale.

La difficoltà che genera poi ogni forma d’insicurezza, è appunto correlata al mondo delle relazioni e, alle difficoltà connesse nel riuscire a viverle nell’attuale epoca in modo, soddisfacente e duraturo.

Siamo infatti in un periodo antropologicamente liquido, che ha perduto la solidità dello stare bene con gli altri e quindi con se stessi, conservando origini e mantenendo relazioni longeve. Oggi, tutto ha una durata breve e limitata, la sofferenza che si accompagna a questi passaggi di vita è comunque elevata.

Il rischio, si trasla poi anche nel mondo del virtuale, poiché è uno strumento che consente la conoscenza di nuove persone, l’inizio di storie e relazioni che riportate nella realtà, riservano lo stesso esito.

Si rifugiano nel virtuale in modo cronico quelle persone che vivono l’insoddisfazione della vita reale quotidiana.

Come uscire dunque dal baratro del virtuale, come possibilità unica di vivere la propria esistenza con soddisfazioni sia estetiche, economiche e relazionali?

Forse, per citare una frase nota proveniente dal mondo dello sport, aveva ragione Gino Bartali nella sua notoria frase: “e’ tutto da rifare!” iniziamo dunque a pensare e poi ad agire in un modo diverso e più sano.

Non rifacciamoci seno, labbra e glutei, ma neanche sparire in un mondo sotterraneo di un virtuale che poi usciti dall’etere, rimane, l’isola che non c’è. Proviamo invece tutti insieme a partire da noi psicologi, psicoterapeuti, ad infondere un pensiero positivo che ciascuno possa fare proprio, nella vita di tutti giorni, fatta di ostacoli, problemi, ma anche di soddisfazioni provenienti dal vero sé e cioè dal proprio, ma reale ed autentico modo di essere, accettato ed amato.


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