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Stile di dipendenza

on . Postato in News di psicologia

Dott.sa Costantini Sabrina
Psicologa Psicoterapeuta



Presentazione
Il presente articolo costituisce la rielaborazione dell’attività di prevenzione ed educazione alla salute, svolta in alcune scuole pisane da: Dott.sa Sabrina Costantini, Psicologa Psicoterapeuta, Dott.sa Agnese Petrelli, Psicologa, Dott. Renzo Piz, Psicologo Responsabile Educazione alla Salute e Bioetica, Azienda usl 5, Pisa.

Gli interventi avevano l’obiettivo di raccogliere informazioni circa le abitudini dei giovani, in relazione all’alimentazione, al bere, all’organizzazione quotidiana, all’uso dei mezzi tecnologici, alle relazioni. I dati conseguentemente raccolti, avevano una doppia funzione, quella di monitorare le condotte giovanili da una parte e di costituire un’opportunità di riflessione per gli interessati stessi, dall’altra. Questa a sua volta, costituiva la base per la promozione e l’educazione alla salute, in merito alle condotte designate, divenendo quindi il tema centrale dello scambio fra ragazzi ed esperti.

L’intervento proposto infatti, si pone come attività di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, mirando a prevenire, modificare e confinare lo stile di vita e quelle abitudini, diventate ormai veri e propri abusi fino a costituire delle possibili dipendenze.





Campione e Metodologia
L’attività di prevenzione ed educazione alla salute che andiamo a presentare, è stata svolta nel maggio 2008, dalla Dott. sa Sabrina Costantini e dalla Dott. sa Agnese Petrelli, in collaborazione con l’Unità Operativa di Educazione alla Salute e Bioetica, diretta dal Dott. Renzo Piz.

L’intervento ha coinvolto un Istituto di scuola media inferiore e un Istituto Professionale, del comprensorio pisano.

Sono stati coinvolti complessivamente gli alunni di nove classi, otto terze ed una seconda classe del primo istituto e otto classi del secondo, per un totale di 292 studenti, distribuiti come segue:

  • 8 classi terze e una classe seconda, di scuola secondaria di primo grado (N=159; età media 13,3) e

  • 8 classi (4 prime e 4 seconde) di scuola secondaria di secondo grado (N=133; età media 14,9).


Tre classi delle scuole medie inferiori includevano la presenza di un insegnante di sostegno, per la presenza di disabili, uno di questi caratterizzati da un livello di ritardo cognitivo importante, gli altri da un livello medio-basso.

Varie classi, sia delle scuole medie inferiori che di quelle superiori inoltre, comprendevano numerosi alunni di altre nazionalità, religioni ed etnie.

Ciascuna classe ha usufruito di un intervento di due ore circa, durante le quali è stato distribuito e compilato individualmente, un questionario anonimo relativo allo stile di vita. Il questionario aveva lo scopo principale di permettere ai ragazzi di fermarsi e riflettere sul proprio modo di vivere, sulle abitudini e sulle emozioni connesse.

Si tratta di un questionario anonimo sugli stili di vita, costruito appositamente per l’occasione, composto da 32 domande (sia aperte che chiuse), formulate per indagare la frequenza di numerosi comportamenti riguardanti la salute, la percezione del proprio benessere e le abitudini, spaziando su argomenti vari, quali l’utilizzo del cibo e dell’alimentazione, lo sport, lo studio, le relazioni amicali, gli hobbies, il fumo di sigarette, l’uso di alcoolici, l’uso di droghe, l’uso di cellulare, internet, PC, TV, Play Station, ecc.

Relativamente a ciascuna condotta, si è cercato di rinvenire qualità, quantità e frequenza, in modo da stabilire se si trattasse di uso saltuario/occasionale, uso quotidiano, abuso o dipendenza.

Nell’ultima parte inoltre, è stato introdotto il questionario “Io e la mia salute” di Bonino et al. (2003), volto all’individuazione dello stile educativo genitoriale percepito (autorevole, autoritario, supportivo e permissivo).

Il questionario si conclude con due domande aperte riguardanti considerazioni, pensieri, sensazioni, conseguenti alle tematiche proposte.

La compilazione del suddetto strumento, aveva lo scopo di favorire la partecipazione e riflessione personale, di fungere da catalizzatore della consapevolezza sulle abitudini quotidiane, spesso diventate automatiche e scontate. Nello stesso tempo, contemplava l’obiettivo di utilizzare il breve tempo a disposizione nel modo più fruttuoso possibile, per ottenere una ricaduta sugli interessi sulle loro curiosità, in particolar modo sui loro bisogni, nonché su un auspicabile cambiamento nello stile di vita (laddove necessario).

In seguito alla compilazione, per favorire la discussione, si è divisa la classe in piccoli gruppi. In particolare, ci interessava far soffermare i ragazzi sulle possibili connessioni, di alcuni temi trattati. Sono state proposte due tracce di riflessione:

  1. lo stile relazionale, connesso con il tipo di uso dei mezzi tecnologici (quali internet, cellulare, ecc.) e i relativi stati emotivi

  2. lo stile alimentare, connesso all’uso-abuso di alcool, fumo, droga e i relativi stati emotivi.


Infine, come momento finale si apriva la condivisione di quanto emerso nei piccoli gruppi, con relativa discussione finale di classe.

E’ stata scelta questa metodologia di lavoro, articolata su più livelli (individuale, di piccolo gruppo e in plenaria), per favorisce la partecipazione di tutti gli individui, da quello più timido e introverso a quello più rumoroso e vivace, offrendo la possibilità (a vario titolo) di esprimere il proprio pensiero e le proprie idee.




Promozione della Salute e Dipendenze
Il tema degli incontri, articolato attraverso il questionario, i gruppi di confronto e la plenaria, concerneva lo stile di vita e le nuove dipendenze (da cellulare, internet, play station, TV, ecc.).

La scelta del contenuto dell’intervento è derivata da una concertazione di fattori quali, richieste degli insegnanti, osservazione delle condotte scolastiche dei ragazzi, conoscenza delle statistiche in merito a certi fenomeni, logica lavorativa degli organizzatori in termini di prevenzione, ecc.

La scelta metodologica a sua volta, è stata determinata da una duplice motivazione, di tipo conoscitivo e d’intervento vero e proprio nei confronti dell’utenza.

Le due finalità sono strettamente connesse e di reciproco supporto. Infatti, si è ritenuto di notevole importanza comprendere l’atteggiamento che favorisce l’uso delle proprie risorse (materiali e non), degli altri e del proprio ambiente. Ciò costituisce la base di partenza, per conoscere e quindi direzionare gli interventi di prevenzione e formazione scolastica. La conoscenza e la riflessione su sé, costituisce uno strumento fondamentale anche per l’individuo stesso, come occasione di autosservazione ed eventuale cambiamento.

In particolare ci siamo posti l’obiettivo di conoscere l’atteggiamento generale verso sé stessi, le relazioni, il fare, l’uso di alcool, cibo, ecc. Nello specifico eravamo curiosi di sapere quali tecnologie sono presenti nella vita degli adolescenti, quali idee alimentano la scelta di tali mezzi, rispetto alle più tradizionali modalità di comunicazione (uscire con gli amici, praticare attività sportiva, avere degli hobby).

La parte più orientata al cambiamento, si modellava su un tipo d’intervento di tipo ricerca-azione come delineato da K. Lewin, in cui si esalta un’interrelazione fra intervento e ricerca. In esso sono implicati due processi, il primo riguarda l’importanza della focalizzazione di ciò che si vuol cambiare, il secondo prevede la consapevolezza che il cambiamento effettivo dei comportamenti e degli atteggiamenti. Come ha ben messo in luce Lewin, la modificazione delle condotte infatti, è realizzabile solo attraverso una partecipazione attiva da parte dei soggetti-targhet del cambiamento.

In linea con questi principi, il lavoro da noi condotto, è stato portato avanti attraverso due fra le tre tipologie d’intervento preventivo (Zani, 1995, pp. 382-386), ovvero:

  • Intervento centrato sull’informazione.

Si sono cioè fornite informazioni su atteggiamenti, abitudini, comportamenti e oggetti legati alle vecchie e nuove dipendenze.

  • Intervento centrato sulla formazione.

Orientato ad aiutare l’adolescente a costruire un’immagine positiva di sé e un concetto di salute, legato alle scelte della vita quotidiana. Volto ad emancipare l’individuo, aiutandolo a crescere ed evolversi attraverso il confronto con gli altri, con le informazioni, con i dati, ecc.


Come suggerito da varie ricerche (Hewstone et al., 1991, pp. 179-186, 194-205; Arcuri, 1995, pp. 27-29), abbiamo preso in debita considerazione la base su cui si desiderava apportare i cambiamenti. Una base costituita di atteggiamenti, credenze, esperienze, di vissuti emotivi e di fattori di personalità degli interessati. Per dare inizio ad un cambiamento effettivo e duraturo nel tempo, si è cercato di rendere partecipi i singoli individui, attraverso la riflessione su sé stessi e la discussione attuata in piccolo e grande gruppo, come fonte di rottura rispetto a credenze e atteggiamenti precostituiti e consolidati.

L’attività di prevenzione descritta, è scaturita in seguito alla richiesta attiva da parte di alcuni insegnanti, che costantemente si avvalgono della consulenza e prestazione da parte dell’U.O. di Educazione alla Salute. L’intervento quindi rientrava in un’attività costante e continuativa di promozione della salute e del benessere.

In questo caso, si è progettato un lavoro orientato allo stile di vita giovanile e alle nuove dipendenze, con i seguenti obiettivi:

1) preparare un momento di riflessione individuale sui comportamenti acquisiti, per valutarne l’utilità e la correttezza;

2) monitorare i comportamenti più frequenti, per dargli un senso più ampio, confrontati ai dati nazionali.

3) Ottenere una base di riflessione, per eventuali ulteriori interventi futuri.


Inoltre, tenendo conto della fase evolutiva in questione, con i relativi cambiamenti a livello di personalità, di comportamento, di progettualità, si sono voluti indagare e rafforzare quelli che sono ritenuti “fattori di rischio e protezione” (Bonino, Cattelino, Ciairano, 2003), ovvero: andamento scolastico, stili educativi e gruppo dei pari.

Gli stessi fattori infatti, in base all’andamento vitale, possono rappresentare un elemento protettivo oppure di rischio rispetto a condotte disfunzionali e disadattive, quali abbandono scolastico, ribellione familiare, isolamento, uso, abuso e dipendenza di varie sostanze quali cibo, alcool, droghe, PC, cellulare, TV, ecc.

Si è partiti dal presupposto che gli adolescenti, per la specifica fase evolutiva, siano caratterizzati da una dipendenza emotiva da persone e cose, marcata rispetto a fasi successive. Abbiamo quindi utilizzato questa stessa caratteristica, come strumento d’intervento (il confronto e la discussione fra pari, in piccolo e grande gruppo). Si è cercato di stimolare la riflessione sulle proprie abitudini e dipendenze, in modo da poterle ridimensionare ed usare a proprio vantaggio, di agirle anziché esserne agiti.

Ci interessava anche introdurre il tema delle nuove dipendenze, assai attuale in questa fascia d’età, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo di mezzi quali cellulari, PC, internet, play station, TV (Costantini). Volevamo inserire una visione critica dell’impiego di tali strumenti, organizzare opportunità di verifica e di regolazione di queste condotte a rischio spesso inosservate e sottovalutate.

Ricordiamo infatti che, ciò che contraddistingue la dipendenza non è l’oggetto in sé, ma il tipo di legame che si stabilisce con la sostanza, l’oggetto o la persona (Young, 1998; Zoja, 1985; Harrison, 1989; Fain,1983). L’individuo vive sottomesso al suo oggetto di dipendenza, come se non potesse farne a meno, come se fosse fonte esclusiva di vitalità, benessere, fiducia, ecc. Per cui, senza quell’oggetto la persona si sente incapace, nuda, stanca, sfiduciata e non se ne può più fare a meno, o almeno così pensa.

Per cui, anche oggetti innocui possono diventare oggetto di tale relazione. I mezzi di comunicazione di massa ad esempio, in sé per sé non costituiscono mezzi pericolosi, ma è il loro abuso, la dipendenza totale, l’attribuzione di un potere di vita che non hanno, che li rende nocivi ed estranianti.

Si è parlato di “stile di dipendenza” perché presupponiamo che ci sia comunque una qualche forma di dipendenza.

Il bambino infatti, per sua natura è totalmente dipendente dalle figure di riferimento principali, per quanto concerne i bisogni primari, di sopravvivenza ed emotivi. L’adolescente, seppur svincolato concretamente in gran parte da questa dipendenza, grazie al raggiungimento di una maggiore autonomia, rimane però dipendente emotivamente. Una dipendenza che va a riversarsi su certi strumenti e certe sostanze, come probabile riempitivo di tempo, di stimoli e come tramite di socializzazione.

Il gruppo di coetanei è notoriamente un oggetto di dipendenza sostanziale del ragazzo di questa fascia d’età, è un mezzo di sostegno e di confronto continuo e reciproco. Le sostanze e/o oggetti di dipendenza, quali il fumo, l’alcool, cannabioli, internet (es. facebook, smn, comunity, ecc.), cellulare, play station, ecc., costituiscono spesso dei tramiti per la socializzazione stessa, facilitano la relazione, rappresentano oggetti intermedi, organizzatori della relazione, talvolta veri e propri oggetti transazionali (Winnicott).

Per cui, dando per scontato che esista una qualche forma di abuso, si tratta di individuare lo stile di dipendenza, l’oggetto che la riguarda, il grado di nocività e la qualità relazionale che li lega. Tutto infatti può diventare fonte di dipendenza, se si stabilisce un legame di necessità, un vincolo apparentemente indissolubile, connesso con la storia del singolo individuo, del singolo gruppo-classe, gruppo-extrascolastico, ecc.

Giocando sui confini, i significati sottesi ed il coinvolgimento emotivo, ci si propone di trasformare la dipendenza patologia in dipendenza sana o, dove possibile, in indipendenza completa.



Considerazioni sull’attività svolta
L’attività sopra descritta, ha trovato un diverso accoglimento nei due tipi di scuole.

Presso la scuola media inferiore, si è riscontrato un buon interesse generale, sia da parte dei discenti che dei docenti. Alcune classi si sono distinte per l’interesse sull’argomento e la vivacità nella discussione. Parimenti, alcuni docenti hanno offerto complicità e sostegno, preparando gli alunni al lavoro preposto, attraverso attività pregresse e interagendo con la discussione di classe, durante l’intervento stesso.

In quest’ ambito, sono nate riflessioni assai interessanti circa la natura della dipendenza e gli elementi che accomunano oggetti diversi (alcool, fumo, cellulare, internet, ecc.). E’ stata riscontrata un’alta consapevolezza circa la dinamica della dipendenza, non legata specificatamente all’oggetto, ma alla relazione con l’oggetto. I ragazzi comprendono che anche oggetti innocui come internet, il cellulare, o il cibo stesso, possono diventare fonte di disagio e abuso. Alcuni di loro, vivono già questa condizione, sentendosi incapaci di rimanere una sola giornata, senza connettersi, telefonare o scambiare sms.

Nella gran parte dei casi, è risultato uno stile di vita ancora molto dinamico, legato alle attività sportive e alle relazioni vis a vis. Non mancano comunque attività fortemente abitudinarie, vicine ad uno stile di dipendenza (in particolare da internet e cellulare).

Grazie al reciproco confronto, gli studenti hanno mostrato una notevole sensibilità circa questi temi ed una grande intuizione, nell’individuare le giuste definizioni alle parole “abitudine” e “dipendenza”. Si sono mostrati in grado di descrivere i contesti e le personalità, che possono in qualche modo essere a rischio di abuso, la loro naturale curiosità a sperimentare cose nuove e dal desiderio di sentirsi grandi, “ganzi”, rispettati da tutti, nonché le influenze implicite derivanti dal gruppo dei pari, dai media televisivi, dagli spot pubblicitari, ecc.

Le classi coinvolte nella discussione, hanno mostrato un particolare senso critico verso l’utilizzo della tecnologia, suggerendo spesso la necessità di trovare limiti entro cui muoversi, per una fruizione più sana e consapevole.

Relativamente alle sostanze, i ragazzi sembrano abbastanza lontani sia da alcool che da droghe, mentre una certa percentuale sembra già dedita al fumo di sigarette.

Durante l’attività svolta, sono stati riscontrati anche degli ostacoli e difficoltà. Uno di questi riguardava una scarsa capacità di discussione, a livello di classe. Ovvero, i singoli ragazzi sono stati capaci di produrre riflessioni assai interessanti e stimolanti, i piccoli gruppi hanno evidenziato un sufficiente livello di analisi, ma il livello di discussione di classe, si è articolato con una certa fatica. In quest’ultima condizione, si è individuato una difficoltà a dialogare e ad esprimere il proprio mondo interno, in relazione agli altri.

Si è verificato frequentemente, un mancato rispetto dei turni di parola ed del corretto rispetto delle opinioni altrui, che hanno dato luogo a sovrapposizioni fra più persone.

Inoltre, spesso i ragazzi di provenienza ed etnia diversa risultano esclusi (da sé o dagli altri), nella discussione, in piccolo e grande gruppo. Nonostante questa situazione, un solo insegnante si è fatto carico di esporre il problema dell’integrazione razziale.

Quanto descritto è genericamente valido anche riguardo alle classi di scuola media superiore, con un minor senso di collaborazione, un atteggiamento più marcatamente ribelle, una scarsa disposizione al confronto nel lavoro di plenaria ed un atteggiamento più marcatamente antirazziale.


Osservando i dati
Osserviamo adesso alcuni dati, emersi dal questionario.

Nella Tab. 1 vediamo la descrizione dettagliata del campione, composto principalmente da adolescenti che rientrano nella fascia 13-16 anni, per lo più di sesso maschile. La prevalenza del sesso maschile è determinata da una percentuale assai esigua di ragazze, presso l’istituto di secondo grado, che abbassa la media generale.

La Tab. 2 ci mostra che il 64,7% dei ragazzi ha mangiato tanto da sentir lo stomaco scoppiare e di questi il 17,1% per più di 5 volte (il criterio da noi scelto per misurare una condotta che va oltre la situazione occasionale), mentre il 34,9 non risponde.

La Tab. 3 evidenzia che quasi tutti questi ragazzi praticano sport, la metà circa si attesta nell’intervallo che va dalle 2 alle 6 ore settimanali ed un 30% si distribuisce nelle fasce di impegno superiore (fino alle 10 ore).

Relativamente alle ore di studio, il campione si distribuisce per il 60% nella fascia centrale, che va da meno di un’ora a 2 ore giornaliere, abbiamo poi un buon 12% che dichiara di non studiare mai e meno del 10% studia dalle 4 ore in su. Infine, il 60% circa trascorre con gli amici dalle 2 alle 5 ore quotidiane, il 14% vi trascorre 6-7 ore ed il 4,1% mai. Questo dato si sovrappone alla frequenza riscontrata nelle altre attività, infatti con gli amici si fa sport, si usano i media, si ascolta musica, si studia, ecc.

Un altro elemento interessante è rappresentato da una discreta percentuale, relativa alle mancate risposte (nr), persino nelle domande che riguardano il sesso e l’età, oppure in quelle a carattere neutro come “Quante ore di sport settimanali?” (ben un 14%). E’ difficile dare un’interpretazione univoca a questo dato. Se da una parte fa pensare al probabile tentativo di non essere identificato, dall’altra forse raccoglie anche quelle situazioni in cui c’è incertezza nella risposta. In ogni caso, traduce una motivazione non sempre piena e una probabile sfiducia nell’utilizzo dello strumento e in particolare nell’effettivo anonimato. Se però procediamo con le domande vediamo che tale elemento, tende a scomparire a circa metà del questionario. Non sappiamo se determinato da una maggiore serenità di risposta dopo un po’ di domande, che fungono da frangi ansia, o se determinato dal contenuto specifico delle domande. E’ possibile che le domande sull’uso di internet, play station, cellulare e altro, siano vissute come maggiormente serene, rispetto a quelle inerenti l’uso di alcol, cibo, ore di studio, ecc. Teniamo conto infatti, che il questionario è stato somministrato nel contesto scolastico, talvolta in presenza del docente.



Tab. 1 Descrittiva del campione
Età N % Genere N %

12 14 4,8 Femmine 83 28,4

13 83 28,4 Maschi 202 69,2

14 76 26,0 NR 7 2,4

15 38 13,0 Tot 292 100

16 45 15,4

17 22 7,5

18 7 2,4

nr 7 2,4

Tot 292 100


  • nr sta per non risponde


Tab. 2 Distribuzione relative a condotte alimentari inappropriate


Item 2

Ti è mai capitato di mangiare moltissimo e in fretta tanto da sentirti lo stomaco scoppiare?

N

%


SI

189

64,7


NO

101

34,6


nr

2

0,7


TOTALE

292

100,0





Item 3

Se sì, quante volte?

N

%


1 volta

37

12,7


2 volte

53

18,2


3 volte

38

13,0


4 volte

9

3,1


5 volte

3

1,0


Superiore a 5 volte

50

17,1


nr

102

34,9


TOTALE

292

100

nr – sta per non risponde



Tab. 3 Distribuzione dei dati relativamente ad alcune attività quotidiane


ITEM 5

Quante ore alla settimana dedichi allo sport?

N

%


0-2

50

17,1


2-4

65

22,3


4-6

47

16,1


6-8

31

10,6


8-10

29

9,9


Più di 10

29

9,9


nr

41

14,0


TOTALE

292

100





ITEM 6

Quante ore al giorno studi?

N

%


Mai

35

12,0


Meno di 1

52

17,8


1

69

23,6


2

69

23,6


3

34

11,6


4

21

7,2


5

7

2,4


Oltre 6 ore

1

0,3


nr

4

1,4


TOTALE

292

100





ITEM 7

Quante ore al giorno trascorri con gli amici?

N

%


Mai

12

4,1


Meno di 1

20

6,8


1

26

8,9


2

56

19,2


3

62

21,2


4

35

12,0


5

34

11,6


6

19

6,5


7

22

7,5


nr

6

2,1


TOTALE

292

100






  • nr sta per non risponde


La Tab. 4 ci mostra che il 41% del campione ha provato a fumare sigarette e di questi solo il 15,8% fuma quotidianamente, mentre il 12% non risponde. Ricordiamo che questo dato corrisponde ad una media determinata dalla metà del campione costituito da ragazzi dell’istituto di media inferiore, forse ancora distanti da certe condotte abituali e dall’altra metà da ragazzi di un istituto superiore, dove invece il fumo sembra una realtà quotidiana, osservabile direttamente nella stessa scuola. Ciò lascia pensare che la media dei ragazzi d’età inferiore sia nettamente più bassa, mentre la media dei ragazzi d’età superiore sia nettamente maggiore, che quindi la media svilisca molto il problema effettivo.

L’80% dei ragazzi fa uso di alcoolici, ma il 63% (Tab. 4) dichiara di non essersi mai ubriacato, mentre l’8% circa si è ubriacato dalle 4 volte in poi, il 21% circa si è ubriacato in modo più occasionale (da 1 a 3 volte) e il 7% non risponde.

Dai grafici n° 1, 2 e 3 possiamo notare che esiste una differenza statisticamente significativa fra maschi e femmine e fra istituti, relativamente all’uso di sigarette e alcool. E’ risultato che i maschi fumano (chi2 =4,8 con p =.03) e bevono (chi2 =6,9 con p =.009) più delle femmine e l’istituto di secondo grado fuma (chi2 =85,4 con p

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