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Suono e musica nella cura dell'Alzheimer

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La malattia di Alzheimer è la più comune malattia neurodegenerativa del cervello con un impatto sociale sempre più rilevante.
Venne descritta per la prima volta da un neurologo tedesco nel 1911, Alois Alzheimer, relativamente al caso di una donna di 51 anni con un quadro di grave deterioramento cognitivo progressivo che la portò alla morte a 5 anni di distanza dall’esordio sintomatologico (Alzheimer Italia, 2003). Dall’esame autoptico dell’encefalo risultarono atrofia corticale e depositi di sostanza amiloide nella corteccia cerebrale con ammassamento e deformazione di fibrille neuronali.
In questa malattia il processo degenerativo colpisce in particolare le aree cerebrali che governano memoria, linguaggio, percezione, cognizione spaziale, provocando un declino progressivo e globale delle funzioni cognitive accompagnato dal deterioramento della personalità e della vita di relazione.
Viene definita la malattia delle quattro A (Alzheimer Italia, 2003): Amnesia (perdita significativa di memoria), Afasia (incapacità a formulare e comprendere i messaggi verbali), Agnosia (incapacità di identificare correttamente gli stimoli, riconoscere le persone, cose e luoghi) e Aprassia (incapacità di compiere correttamente alcuni movimenti volontari come ad esempio vestirsi).

Attualmente la musica e l’elemento sonoro-musicale sono utilizzati in geriatria con finalità e modalità molto diversificate e definite genericamente “terapeutiche”. Molte attività sono in realtà di animazione musicale con l’obiettivo di offrire una situazione di benessere in un contesto di socializzazione, altre invece sono esperienze di ascolto musicale con finalità varie: evocative per attivare momenti di verbalizzazione gruppali in cui questi contenuti possono emergere, induttive di nessi spazio-temporali per facilitare il riconoscimento di ambienti o di momenti strutturati della giornata o infine contenitive.

Tratto da: psiconet.it" - Prosegui nella lettura dell'articolo

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