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Teatroterapia

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Teatroterapia, un termine che può anche far nascere equivoci, favorire ambiguità, spaventare. Forse è un termine troppo specifico, o forse troppo generico, è quindi necessario usarlo con parsimonia, con attenzione. Abbiamo spesso sentito dire che il teatro è di per se terapeutico, e credo che ciò possa essere vero, se consideriamo non solo il prodotto finale ovvero la rappresentazione, ma tutto il percorso e il suo senso.

Partiamo dalla definizione aristotelica della tragedia. Aristotele nella Poetica dice che il fine della tragedia è la catarsi e che gli spettatori identificandosi negli attori che recitano vicende terribili, si purificano da quei sentimenti che anche loro provano e alla fine dello spettacolo possono ritornare alle loro normali occupazioni di cittadini rispettosi delle leggi.
Questa visione pone un problema –la Catarsi- che, interpretata in questa maniera, diviene solo un allentamento delle tensioni, quasi una forma di semplice rilassamento, che ha comunque un valore positivo, ma rischia di far pensare al teatro come ad uno spettacolo di puro divertimento o comunque con una funzione "anestetica".

Tratto da "Teatrortica.it" - prosegui nella lettura dell'articolo

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