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Tentativi suicidari, percezione sociale e danni cerebrali

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Uno studio, pubblicato recentemente sulla rivista Scientific Reports, ha messo in evidenza come coloro che tentano il suicidio abbiano una ridotta capacità di percezione sociale, dovuta alla minore attivazione di quelle aree che sono implicate nella tolleranza al dolore e nella cognizione sociale.

suicidio Come essere umani, abbiamo un innato desiderio di essere accettati socialmente e quando ciò non accade, è possibile riscontrare gravi ripercussioni sul benessere mentale dell'individuo.

La mancanza di integrazione sociale è stata a lungo considerata un fattore di rischio che può condurre al suicidio.

In diversi casi, le vittime di suicidio hanno sperimentato nella loro vita almeno un evento considerato fortemente negativo e che è stato interpretato come una forma di esclusione sociale, quale ad es. la fine di una relazione sentimentale o la perdita del posto di lavoro. 

Tuttavia, questo tipo di eventi sono piuttosto comuni e nella maggior parte dei casi non conducono al suicidio, suggerendo che solo una parte della popolazione presenta un' aumentata velnerabilità al comportamento suicidario, quando si trova di fronte ad eventi della vita fortemente stressanti.

Una chiave di lettura per riuscire a comprendere perché alcune persone sono maggiormente vulnerabili a questo tipo di agito, nel momento in cui vivono un forte distress sociale, si pensa possa provenire dalla comprensione del modo in cui un individuo processa/elabora la percezione sociale.

Precedenti studi hanno mostrato che le persone vulnerabili a comportamenti suicidari presentano deficit in diverse aree cerebrali ed anche anomalie nel processo di elaborazione cognitiva.

Per esempio, è stato dimostrato che coloro che tentano il suicidio hanno una maggiore attivazione della corteccia orbito – frontale laterale quando gli vengono mostrate facce arrabbiate, che suggeriscono qualcosa di negativo.

Nel presente studio, condotto da Emilie Olié della Montpellier University, è stata utilizzata la RMI per valutare l’elaborazione neurale del rifiuto sociale nei casi di tentato suicidio.

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A tale scopo sono stati analizzati tre gruppi di soggetti: uno composto da 36 donne aventi una diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore, che tuttavia non hanno tentato il suicidio; il secondo composto da 41 donne con una storia di depressione e di tentativi suicidari, e infine un gruppo di controllo (n. 28 soggetti sani).

Tutti i soggetti hanno partecipato ad un gioco virtuale che fungeva da paradigma per valutare la reazione all’esclusione sociale: durante questa attività, infatti, ogni partecipante gradualmente veniva escluso.

I risultati hanno mostrato che entrambi i gruppi composti da donne depresse hanno riportato un maggior livello di disagio sociale correlato al compito, cosa non riscontrata nei controlli sani.  

Inoltre, fra le donne depresse, quelle che avevano tentato il suicidio hanno mostrato una minore attivazione di quelle aree cerebrali, quali: l’insula sinistra e il giro sopramarginale, implicate nella capacità di tollerare il dolore e nella cognizione sociale.  

Quanto emerso in questo studio suggerisce un possibile ruolo dell’insula posteriore sinistra e delle regioni parietali, rispetto all’esclusione sociale, come possibili fattori di rischio per il suicidio nelle donne e, inoltre, sollevano anche la questione di un possibile coinvolgimento della percezione sociale e del dolore fisico nel suicidio. 

Questi risultati hanno, dunque, confermato i risultati emersi nelle precedenti ricerche, le quali hanno messo in luce la presenza di anomalie strutturali e di connettività nell’insula, e che per questo sembrano configurarsi come fattori di rischi per il suicidio.

In conclusione, lo studio attuale suggerisce che coloro che tentano il suicidio hanno deficit cerebrali prolungati, collegati alla valutazione della percezione sociale e che quest’ultima, di conseguenza, può portare alla decisione di mettere fine alla propria vita.

 

Tratto da PsyPost

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Claudia Olivieri)

 

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Tags: suicidio tentativi di suicidio, anomalie cerebrali; percezione sociale;

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