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Uno studio offre una nuova prospettiva nella connessione mente-corpo

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La nuova ricerca di Iris Berent, professoressa di Psicologia alla Northeastern, e dei suoi colleghi, indica che il linguaggio ed i sistemi motori sono strettamente collegati, ma non nel modo in cui è stato ampiamente creduto.
Nel linguaggio parlato, le parole si esprimono attraverso i modelli sonori, molti dei quali sono preferiti ad altri. Per esempio, lo schema “blog” è preferito a “lbog” in inglese, così come in alcune altre lingue. I ricercatori volevano indagare cosa c’è dietro a queste preferenze- nello specifico, se riflettono regole astratte del linguaggio, o se sono il risultato di un tentativo di imitazione dei suoni uditi, dipendenti dal sistema motorio del linguaggio.I loro risultati supportano la ricerca precedente, la quale indicava la connessione tra l’abilità di linguaggio delle persone ed il sistema motorio; però, essa è differente rispetto a quanto è stato assunto in precedenza. Infatti, gli autori hanno trovato che il sistema motorio non guida la preferenza linguistica in modo diretto, ma che sono le regole astratte del linguaggio a farlo e che queste possono innescare l’azione motoria. In altre parole, l’azione motoria è una conseguenza – non la causa – della preferenza linguistica. Quindi, i modelli sonori come “blog” sono preferiti a quelli come “lbog”, non perché sono facili da pronunciare, ma perché queste sillabe si conformano alle regole linguistiche e, di conseguenza, tendono ad attivare il sistema motorio.

Per arrivare a tale conclusione, i ricercatori si sono basati su uno studio precedente, in cui si era cercato di valutare la sensibilità alla struttura sillabica di alcune persone di nazionalità inglese e, al termine del quale, si era riscontrato che le sillabe come “blif” sono preferite perché più facili da elaborare. Gli studiosi hanno cercato di scoprire la ragione per questa preferenza: le sillabe mal-formate “lbif” violano le regole astratte o le persone hanno difficoltà perché sono difficili da pronunciare?
Per esaminare questa questione, essi hanno usato la TMS (Stimolazione Magnetica Transcranica), una tecnica non invasiva che induce una corrente corticale focale, attraverso l’induzione elettromagnetica, per inibire temporalmente specifiche regioni cerebrali. L’obiettivo era di trovare se, alterando la regione motoria delle labbra dei partecipanti attraverso essa, si potesse eliminare la preferenza per “blif””. Nell’esperimento, ai partecipanti è stato presentato uno stimolo uditivo – sia monosillabico che bisillabico, per esempio “blif” o “belif” – ed è stato chiesto loro di indicare se quello stimolo includeva una o due sillabe. Duecento millisecondi prima di udire questo suono, venivano somministrati gli impulsi della TMS per alterare momentaneamente la regione motoria delle labbra: se le persone non avessero preferito “lbif” perché era difficile da articolare, allora le sillabe come “lbif” sarebbero state più suscettibili alla TMS e, quindi, una volta che le persone avessero ricevuto la sua scarica, la loro avversione per “lbif” sarebbe dovuta diminuire. I ricercatori hanno trovato, invece, che le sillabe mal-formate come “lbif” avevano meno probabilità di essere influenzate dalla TMS ed un successivo esperimento di MRI funzionale ha trovato che c’erano anche minori probabilità di condizionare l’area motoria delle labbra nel cervello.
Da questo studio è emerso, quindi, che la percezione del linguaggio condiziona automaticamente il sistema motorio articolatorio, ma non le preferenze linguistiche, anche quando questo è danneggiato. Questi risultati suggeriscono che, nonostante i loro intimi collegamenti, i sistemi linguistico e motorio sono distinti.Albert Galaburda, un co-autore dello studio ed un neurologo autorevole al BIDMC, ha aggiunto: “Questo studio aiuta a risolvere un dibattito di lunga data nella letteratura: quale parte del linguaggio dipende dall’esperienza e quale dalle regole grammaticali o da qualche tipo di sistema logico? Poiché il mio interesse primario è nei Disturbi dell’Apprendimento che colpiscono soprattutto il linguaggio, in particolare la Dislessia, questa questione può essere adattata per indagare se i dislessici hanno un disturbo primario della grammatica, o un disturbo primario dell’esperienza del linguaggio, come, ad esempio, l’essere stati esposti ad un linguaggio povero quando erano bambini”.

 

Tratto da: psypost.org

 

(Traduzione e riassunto a cura della dottoressa Alice Fusella)  

 

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