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Usi e consumi della marijuana e processi cognitivi

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Negli ultimi anni è stato registrato un numero crescente di potenziali consumatori di marijuana negli USA, da quì la necessità di svolgere nuovi ed interessanti studi.

marijuanaLa marijuana è la terza droga più utilizzata negli Stati Uniti dopo l'alcol e il tabacco. Più di un terzo degli americani l'ha usata, e circa il 7% della popolazione ne fa uso regolarmente.

La marijuana medica è ora legale in 26 stati; di questi stati, l'uso ricreativo della marijuana è ora legale nel distretto della Columbia, Washington, Colorado, California, Alaska, Massachusetts, Maine, Nevada e Oregon. La traiettoria verso la depenalizzazione ed una maggiore accessessibilità possono avere benefici per la ricerca medica, l'omeopatia e il sistema di giustizia penale.

Tuttavia, nonostante i vantaggi, l'uso della cannabis può provocarne abusi, dipendenza ed effetti negativi sul benessere psicologico e sulla salute mentale degli individui. Data la probabilità che il numero di consumatori di marijuana sia in regolare e pesante aumento, la comunità potrebbe aver bisogno di essere meglio informata sugli aspetti unici dell'uso della cannabis, anche e sopraatutto per coloro che ricercano un trattamento per un problema di salute mentale.

L'ingrediente psicoattivo primario nella cannabis, è il delta-9- tetraidrocannabinolo; è stato documentato che questo principio è in grado di stimolare sentimenti sia positivi che negativi nei consumatori occasionali di cannabis. I ‘consumatori abituali’, invece, riferiscono di usare marijuana prevalentemente per ridurre effetti negativi, la marijuana, infatti, può aumentare lo stress o l'ansia sociale.

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I ricercatori di questo studio chiesero ad 89 adulti, che dichiaravano di aver consumato marijuana almeno due giorni alla settimana durante il mese precedente o settimanalmente negli ultimi sei mesi, di astenersi dalle sostanze di cui facevano uso, per 24 ore. Vennero quindi scelti a caso per partecipare a una delle due sessioni sperimentali in doppio cieco, in cui fumavano una sigaretta a base di marijuana o una ‘sigaretta placebo’ (senza marijuana). Dopo aver fumato la sigaretta a base di marijuana, i partecipanti dovevano completare un compito di valutazione (questionario con scala di 7 punti) relativo ai loro sentimenti di gradevolezza rivolti verso 18 immagini di ricompensa, 18 immagini avversive e 18 immagini legate alla marijuana. Grazie ad un compito di Stroop Emotivo (Emotional Stroop task), si sono poi successivamente misurati gli errori legati al pregiudizio automatico e attenzionale agli stimoli emotivi della parola. Vennero, inoltre, registrate le frequenze cardiache dei partecipanti sia prima che dopo l’esperimento, facendo infine completare ai partecipanti alcune parti della SCID (o Structured Clinical Interview un’intervista semistrutturata sviluppata da Spitzer e collaboratori nel 1987, utilizzata per la diagnosi della maggior parte dei disturbi di Asse I, disturbi d’ansia, e per quelli di personalità sull’Asse II presenti nel DSM), un questionario sulla marijuana, la Timeline Follow-Back Measure (TLFB), e un Positive and Negative Affect Schedule (o PANAS, uno degli strumenti più utilizzati per valutare gli stati affettivi positivi e negativi) per determinarne gli effetti soggettivi.


Questo studio ha fornito prove del fatto che la marijuana media significativamente l'elaborazione affettiva degli stimoli visivi negativi. I partecipanti che fumavano la sigaretta a base di marijuana avevano avuto ritardi significativi in risposta alle immagini negative rispetto alle immagini neutre sul compito di gradimento. Tuttavia, tutti i partecipanti erano significativamente più lenti con ‘parole associate negativamente’ rispetto alle ‘parole di controllo’ indipendentemente dal fatto che avevano assunto la droga o meno. Solo i partecipanti che hanno soddisfatto i criteri diagnostici per il “disturbo da uso di cannabis” mostravano evidenti distorsioni dell'attenzione verso stimoli emotivi positivi, oltre ad avere un tempo di risposta ritardato. I ricercatori riscontrarono anche significative differenze tra i sessi: le donne mostravano risposte fisiologiche più elevate agli stimoli emotivi e valutavano le immagini avversive come più sgradevoli ed eccitanti dei partecipanti di sesso maschile, indipendentemente dall’assunzione della marijuana. I risultati suggeriscono che gli consumatori abituali di marijuana tendono rivolgere maggiori risorse attenzionali ai segnali negativi senza alterare le loro capacità di elaborazione di segnali emotivi positivi. I cambiamenti cognitivi associati all'uso di marijuana possono essere implicati negli effetti ansiolitici comuni agli consumatori abituali.


Tratto da APA Practie Central

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Emanuela Torrente)

 


Per approfondimenti:

Metrik, J., McGeary, J.E., Rohsenow, D.J., Aston, E.R., Kahler, C.W., & Knopik, V.S. (2015). Marijuana’s Acute Effects on Cognitive Bias for Affective and Marijuana Cues. Experimental and Clinical Psychopharmacology, 23(5), 339-350.

 

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