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Violenza domestica

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Coloro che perpetrano la violenza domestica potrebbero soffrire di una forma particolare di scompenso neuro-psicologico che altererebbe la loro capacità di controllare le proprie emozioni e gli impulsi aggressivi; questa l’ipotesi apparsa nell’ultimo numero della rivista Psychophysiology.

“Benché molti di questi fenomeni siano collegati ad abusi alcolici da parte dei soggetti violenti ed al fatto che siano stati esposti in passato ad analoghi vissuti all’interno delle loro famiglie di origine, la maggiorparte dei soggetti violenti sono solitamente sobri durante questi comportamenti” – dice il dr. Jhon C.Umhau, del National Institute on Alcohol Abuse di Bethesda (Md – Usa). Molti di coloro che presentano queste alterazioni comportamentali riferiscono che spesso un solo sguardo o una espressione particolare da parte dell’altro possono essere sufficienti per innescare il processo che conduce poi inevitabilmente all’esplosione emotiva ed all’attacco aggressivo verso l’altro, solitamente il proprio coniuge o partner. Le reazioni somatiche che si accompagnano a questi vissuti sono quelle tipiche delle reazioni ansiose e dell’attivazione organismica di fronte a stimoli percepiti come minacciosi: respiro affannoso, tremori, palpitazione, sensazione di non poter controllare la situazione.

Il dr.Umhau ed i suoi colleghi hanno focalizzato l’attenzione su tali reazioni del sistema nervoso autonomo, in particolare sull’attività vagale e sul ritmo cardiaco. In base alle rilevazioni condotte nella ricerca, l’ipotesi è che la regolazione dei comportamenti aggressivi abbia subito in questi soggetti una alterazione che nel tempo si è cronicizzata interferendo quindi nel normale funzionamento di inibizione di tali condotte.

Negli Usa si è stimato che circa il 30% del totale delle donne morte per uccisione sono state colpite mortalmente dai propri mariti o dai partners durante atti di violenza domestica.

tratto da: “Domestic Abuse And the Nervous System” - United Press International – Feb.2002

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