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Psicologi a scuola

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Carpe diem... rendete straordinaria la vostra vita

Carpe diem rendete straordinaria la vostra vitaO Capitano! Mio Capitano!
Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo,
l'ambìto premio è conquistato
(Walt Whitman, 1865)

Continuando la riflessione del post precedente vorrei parlare di due libri a mio avviso particolarmente significativi. Entrambi gli autori partono dalla loro esperienza di alunni che oggi definiremmo con Bisogni Educativi Speciali: il primo “ragazzo a rischio” della periferia milanese, l’altro, parigino, dislessico e disgrafico.

L’incipit della narrazione per Massimo Recalcati e Daniel Pennac è infatti la loro esperienza di “somari”, come si definiscono loro stessi, per giungere poi ad essere affamati di sapere e loro stessi insegnanti: come può avvenire una tale metamorfosi?

In “L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento"1 Massimo Recalcati parla di un incontro, quello tra docente e studente che passa prima di tutto attraverso il corpo. Lo psicanalista sottolinea come alla fine di ogni lezione all’università si senta “spossato” e pensa che tale spossatezza sia simile anche negli studenti che abbiano vissuto intensamente l’esperienza di quell’ora di lezione. Infatti afferma: “questa spossatezza possiamo associarla a quella che prende gli amanti dopo un rapporto sessuale. C’è stato uno scambio, qualcosa si è trasmesso. Per questo parlo di una erotica dell’insegnamento”. Non c’è apprendimento se non si realizza quest’incontro con il docente che, a prescindere dai contenuti del suo insegnamento, possiede un suo stile personale ed è quello che ci fa ricordare i docenti maggiormente significativi nell’esperienza formativa di ciascuno di noi. Il luogo dove avviene tale incontro è ovviamente la scuola, dove lui ha incontrato Giulia, la giovane professoressa di lettere che lo ha salvato da una direzione pericolosa che stava prendendo la sua vita e che ha aperto ai suoi occhi l’esistenza di mondi di cui non riusciva nemmeno a immaginare la possibilità.

Recalcati afferma che “un’ora di lezione può cambiarti la vita” attraverso la trasformazione personale del sapere dell’insegnante, infatti ritiene che ogni volta che c’è un’assimilazione di quello che il bambino ha imparato, grazie all’identificazione con il maestro, si produce uno stile, cioè un difetto. Quella piega, quel difetto, è il cuore della singolarità dell’apprendimento. Il sapere diventa proprio quando viene riconquistato, quando l’allievo non si limita a ripetere quello che fa il maestro, ma lo riconquista in modo storto, con quel piccolo difetto che caratterizza lo stile di ciascuno di noi.

C’è insegnamento, educazione, quando c’è amore per la stortura della vita. Questo amore si traduce per il maestro nel gesto più alto del suo insegnamento, l’ultimo, quello finale e cioè che il maestro sappia lasciare andare i suoi allievi. Jaques Lacan lo dice in un modo poetico molto intenso: che il maestro sappia tacere l’amore. Non c’è trasmissione possibile senza l’amore del maestro verso il sapere, ma l’esito ultimo della trasmissione è che il maestro taccia sull’amore, perché se corrispondesse all’amore vincolerebbe l’allievo. E qui il mestiere del maestro incrocia e si sovrappone a quello del genitore. Il dono maggiore della genitorialità è il dono della libertà, è saper perdere i propri figli, saper perdere i propri allievi.

Diario di scuola2 è un romanzo quasi-autobiografico di Daniel Pennac . Nelle due parti del racconto  si evidenziano le due parti del carattere, dell’essere del personaggio: il Pennac ragazzo “somaro” con difficoltà di apprendimento e il Pennac Professore, che dedica le sue energie a salvare i “somari”, come lui era stato. Il Pennac studente, dislessico e disgrafico, è molto insicuro delle sue capacità, anche perché viene costantemente criticato da insegnanti e familiari (genitori insegnanti e fratelli laureati). Appare a scuola sempre impreparato nonostante abbia studiato a lungo il giorno prima, avendo effettivamente appreso le nozioni necessarie. Appare, appunto, giacché come entra in classe si blocca, per la paura, il terrore di fallire di nuovo.

Infatti Pennac scrive:
“La paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica :il suo clavistello. E quando divenni insegnante la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare”.

Poi egli stesso pone la domanda: Come si compie la metamorfosi da somaro a professore? E continua:
“Il mio primo salvatore, un professore di francese, in prima superiore mi scoprì per quello che ero: un affabulatore sincero e allegramente suicida. Colpito forse dalla mia propensione ad affinare scuse sempre più fantasiose per le lezioni non studiate o i compiti non fatti, decise di esonerarmi dai temi per commissionarmi un romanzo. Un romanzo dovevo redigere nell’arco del trimestre, in ragione di un capitolo alla settimana. Soggetto libero, ma preghiera di consegnare i miei fascicoli senza errori di ortografia ‘per elevare il livello della critica’. Questo professore era un uomo molto anziano che ci dedicava gli ultimi anni della sua vita. Un vecchio signore di una eleganza desueta, che aveva individuato il narratore in me”.

Nella sua lunga esperienza di sofferenza l’incontro con quattro docenti e il sostegno del fratello Bernard lo hanno aiutato a diventare, da allievo somaro, un docente attento e un romanziere di successo.

In conclusione io ritengo che ciascuno di noi ha un talento e un “buon incontro” con un “buon insegnante” può svelarci chi siamo e cosa vogliamo diventare.

Del resto Einstein affermava: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”.

 

1. Recalcati, M. (2014). L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento. Torino: Einaudi

2. Pennac, D. (2007). Chagrin d'école. Parigi: Éditions Gallimard. Trad. it. a cura di Melaouah, Y. (2008) Diario di scuola. Milano: Feltrinelli.

 

 

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