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Bulli e cyberbulli nella scuola: caratteristiche e conseguenze

bulli nella scuola 9 5Nel post precedente ho cominciato a presentare un fenomeno che sta diventando sempre più alla luce nelle nostre scuole. La presa in giro in realtà è sempre esistita tra i coetanei, tuttavia la frequenza, la durata e l’aggressività con cui viene portato avanti, permettono di definire la differenza tra gioco e bullismo. Cominciamo quindi a definire cosa NON È BULLISMO[1]:

  • uno scherzo: nello scherzo l’intento è di divertirsi tutti insieme, non di ferire l’altro; 
  • un conflitto fra coetanei il conflitto, come può essere un litigio, è episodico, avviene in determinate circostanze e può accadere a chiunque, nell’ambito di una relazione paritaria tra i ragazzi coinvolti.  
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Bulli e cyberbulli nella scuola

bulli e cyberbulli 1A casa:

Mamma: “Buongiorno Marco, oggi c’è scuola!

Figlio: “per favore mamma, aspetta altri 5 minuti!

ma il figlio non arriva, anzi tende a far fare sempre più tardi per evitare di andare a scuola o di entrare all’ultimo momento per non incontrare i compagni fuori dalla classe: meglio un ritardo che nuove prese in giro!

A scuola:

Bullo: ragazzi, fuori scuola ci sarà da divertirci… rimanete a vedere.

SQUILLO DI TELEFONO

Figlio: mamma …

Mamma: ciao tesoro, cosa è successo?

Figlio: mi fa male la testa… puoi venire a prendermi?[1]

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Esploro, disegno, comunico … la mia aggressività!

disegno infantile improtaContinuando il discorso intrapreso le scorse settimane vediamo come il disegno può diventare anche il “catalizzatore” dei sentimenti aggressivi del bambino, che “proietta” sul personaggio che definisce cattivo, attribuendogli tutti i suoi sentimenti aggressivi: è il personaggio ad essere cattivo, sono suoi i sentimenti violenti e non del bambino che li sta disegnando.

Le modalità di rappresentazione dell'aggressività possono essere, comunque, anche molto sottili, come per esempio, quella che si riscontra nei disegni di fratelli e sorelle. Si tratta, infatti, di un'aggressività non agita e, quindi, di più difficile lettura: in questo  caso c'è da parte del soggetto il tentativo di mascherare il proprio sentimento ambivalente che, comunque, resta invariato

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Esploro, disegno, comunico … che sono arrabbiato!

disegno infantile La scorsa settimana ho sottolineato come in età evolutiva il canale privilegiato utilizzato dai bambini sia il disegno, tanto quello libero, quanto quello strutturato (con consegna).

Attraverso la scelta dei colori, il tratto, la posizione i bambini ci dicono tanto e tanto ci comunicano dei loro sentimenti e stati d’animo.

Attraverso il disegno il bambino infatti esprime quello che non può o non riesce a dire con la parole, perché inaccettabile come rabbia o aggressività, tuttavia è del tutto eccezionale che una potente carica di aggressività venga espressa palesemente nei confronti di un rivale (fratello, amico, genitore, insegnante o altro).


Volendo circoscrivere il disegno alla figura umana e/o all'ambito familiare del bambino è possibile cogliere la svalutazione che egli può manifestare nei confronti di questo o quel personaggio. Tale svalutazione si può esprimere in diverse maniere cogliendo l'aggressività agita e/o non agita, attraverso la rappresentazione grafica del personaggio, che può essere:

  • Disegnato più piccolo degli altri.
  • Messo in ultimo al bordo del foglio.
  • Al di sotto degli altri.
  • Disegnato male (pochi particolari ecc.) rispetto agli altri.
  • Disegnato senza nome quando tutti gli altri lo hanno.
  • Personaggi cancellati.

disegno infantile2 improtaAd esempio cancellare con un tratto quello che si è disegnato è indice di conflitto e, talvolta, la "svalorizzazione" di un personaggio può essere una modalità reattiva di aggressività vissuta, ma non agita (ciò che il bambino sente, ma la esterna attraverso atti francamente violenti).

Tuttavia è importante sottolineare che bisogna andare molto cauti, in quanto le variabili in gioco sono tantissime e un solo disegno non è indice certo di disagio ma è necessario conoscere il bambino, attraverso i suoi racconti e quelli delle persone che lo circondano. Il colloquio clinico può quindi essere supportato dal disegno ma è attraverso la relazione che ci si avvicina al mondo interno del bambino.

La riflessione continua la prossima settimana.

 

BIBLIOGRAFIA
  • Corman, L. (1975). Il disegno della famiglia. Torino: Boringhieri.
  • Di Renzo, M. e Nastasi I.M. (1996). Il movimento disegna. Roma: Ed. Scientifiche Maggi.
  • Federici, P. (2001). I bambini non ve lo diranno mai… i disegni si….  Milano: Franco Angeli/Le comete.

 

 

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Esploro, disegno, comunico!

disegno1Il disegno è un potente strumento di espressione e comunicazione e, a diversi livelli di complessità, è utilizzato anche in tenera età.

Già prima della scolarizzazione i bambini attraverso i colori a dita i bambini si divertono a “pasticciare” imprimendo le loro “orme” sui fogli. Nella scuola dell’infanzia imparano i primi rudimenti del “contenimento”, che daranno poi avvio agli apprendimenti futuri:  dentro, fuori, sopra, sotto … etc

Attraverso il disegno il bambino quindi comunica, in quanto  disegni permettono al bambino (ma anche all'adulto) di proiettare, senza rendersene conto, le proprie emozioni e di trasmetterle alle persone che lo circondano, le quali, se dotate di un po' di buon senso, possono cogliere momenti transitori di difficoltà che il bambino sta attraversando, avendo la cura (l'umiltà) di rivolgersi ad un esperto per chiedere aiuto quando ci si rende conto che c'è il perpetuarsi di qualche difficoltà, per cui c'è qualcosa che non va.

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