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I blog di Psiconline

Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

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Riposo … ma non troppo

riposo a scuolaHo sottolineato nei post precedenti la necessità di non caricare i nostri studenti di un’eccessiva mole di compiti durante le vacanze natalizie … ormai agli sgoccioli.

In realtà due settimane sono proprio il periodo ideale per ricaricarsi, infatti come spiega Giuseppe Di Pellegrino del Centro studi e ricerche in Neuroscienze Cognitive dell’Università di Bologna a Cesena. Insomma, “se il picco degli ormoni del relax avviene dopo 8 giorni di riposo, due settimane «off» potrebbero essere l’ideale per rigenerarsi senza patire troppo il rientro”.1

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Vacanze: un’opportunità per rigenerarsi

vacanzeLa scorsa settimana ho avviato una riflessione sul ruolo che le vacanze hanno nella vita dei nostri studenti. Concludevo l’articolo sfatando un mito: gli studenti italiani vanno a scuola quanto o più di altri studenti europei.

Un discorso diverso sarebbe da fare in relazione alla qualità dell’insegnamento, giacché nelle nostre scuole si assiste ad una distribuzione di buone prassi scolastiche “a macchia di leopardo” con punte di demerito e punte di eccellenza, ma questo è un discorso che ho affrontato in precedenza in questo blog[1]-[2].

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Le vacanze natalizie: riposo o recupero?

vacanze natalizieIn occasione dell’avvicinarsi delle vacanze natalizie vorrei avviare una riflessione sul senso della vacanza a scuola come opportunità per rigenerarsi.

Molti insegnanti avverseranno quello che leggeranno, in quanto ritengono che in un lungo periodo di vacanza gli studenti perdano la concentrazione e interrompano il ritmo di apprendimento, di qui giù a caricare di compiti gli alunni, allo scopo di rimettersi subito in marcia al rientro dalle vacanze. A mio avviso, da psicologa e insegnante, nulla è più sbagliato in quanto se ci rifacciamo all’etimologia[1] della parola “vacanza” vediamo come il termine derivi da “vacantia” (neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare) il cui significato è essere vuoto, libero.

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Dulcis in fundo: Lavorare nella scuola o per la scuola?

scuola4Concludiamo questa settimana una lunga analisi condotta tra aspettative e realtà in relazione all’intervento psicologico a scuola. Tale analisi ha un obiettivo: trasformare la “richiesta” di intervento in “domanda” consapevole per distinguere la differenza tra il lavorare nella scuola e il lavorare per la scuola in quanto, come sottolineavo qualche settimana fa, l’utilizzo del “per” la scuola sottende impostazioni teoriche e modelli d’intervento differenti.

Bisogna quindi partire dalla mission affidata alla scuola che nel tempo è cambiata: fino a qualche anno fa il compito della scuola consisteva nel tramandare alle nuove generazioni modelli culturali, sistemi di conoscenze e strumenti simbolici che permettevano agli studenti di entrare a far parte del mondo adulto.

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Quale psicologia a scuola? Lavorare nella scuola o per la scuola? (3)

psicologia scolasticaLa scorsa settimana ho approfondito il discorso della richiesta che la scuola pone alla psicologia, concludo in questa sede il discorso delle risposte della psicologia alle richieste della scuola.

Sulla scia della stessa ricerca di Foderà e Pighetti utilizzata la scorsa settimana, vedremo quindi ora come gli psicologi intendono il proprio intervento a scuola. In primis analizzeremo quindi gli strumenti utilizzati, tra i quali emerge soprattutto il colloquio, strumento cardine per stabilire una relazione, ma certamente non l’unico.

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