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Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

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Psicologia scolastica: questa sconosciuta. Lavorare nella scuola o per la scuola? (1)

psicologia scolasticaCominciamo questa settimana una riflessione legata al ruolo della psicologia a scuola. Quello che sembra un bisticcio di parole o un’inutile distinzione tra due preposizioni – nella o per la – in realtà sottende impostazioni teoriche e modelli d’intervento differenti, per distinguere i quali è necessario soffermarsi.

La psicologia è da sempre interessata alla scuola e, analogamente da sempre la scuola guarda con interesse la psicologia. Non a caso nel nord America e nella maggior parte dei paesi europei lo psicologo è parte integrante della struttura scolastica. Nel nostro paese invece, la psicologia mantiene una posizione marginale che solo una piccola parte degli psicologi riesce a occuparsi a tempo pieno di psicologia scolastica, mentre la maggior parte lavora in tale ambito in maniera non sistematica. Il problema, tuttavia, non è solo quanta psicologia, ma soprattutto quale psicologia trova oggi spazio in ambito scolastico.

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La gestione di un modello educativo inclusivo fra le nazioni: si vive di rapporti, si cresce con le interazioni.

modelli inclusiviLa scorsa settimana ho presentato le premesse di un lavoro realizzato grazie al coordinamento di psicologi professionisti[1] che hanno come primo obiettivo la relazione. Il lavoro di coordinamento è partito dalla valorizzazione dell’esistente per l’implementazione di processi inclusivi da parte dei docenti[2], che hanno così valorizzato le proprie competenze comunicative nella relazione didattica.

In ognuno di questi paesi esistono tradizioni pedagogiche:

  • In Argentina è comune nelle scuole statali la presenza di bambini e giovani di diverse nazionalità e culture, tra cui alcuni con Bisogni Educativi Speciali.
  • In Italia l’inclusione delle disabilità ha una lunga tradizione.
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Si vive di rapporti, si cresce con le interazioni: la cultura e il mito come elementi di inclusione e convivenza civile

si vive di rapportiNei post precedenti sottolineavo come la scuola sia un osservatorio privilegiato in quanto tutti i bambini e i ragazzi la devono frequentare. In questa prospettiva nuove possibilità d’intervento si aprono per lo psicologo a scuola in quanto può diventare promotore di processi inclusivi e di valorizzazione delle diversità. È opportuno infatti valorizzare tale figura non solo per agire sulle emergenze e sul disagio, ma anche aprire spazi di pensabilità per interventi potenzino l’esistente.

Con tale premessa mi accingo a presentare un lavoro in cui la differenza diventa un valore aggiunto per promuovere lo sviluppo del sé e la conoscenza. Si tratta di un lavoro realizzato lo scorso anno scolastico, in gemellaggio con tre scuole argentine e in collaborazione con IUSAM e APdeBA[1].

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Lo psicologo nella scuola degli adolescenti

la scuola degli adolescentiContinuando il discorso intrapreso da parecchie settimane sulla specificità dell’intervento psicologico a scuola è opportuno riprendere quanto scrivevo nel post “Lo studente e la cipolla”, dove sottolineavo come la mente di ciascuno studente sia spesso imperscrutabile in quanto i diversi  “strati” dei suoi vissuti possano essere di supporto o da freno al suo sviluppo. Concludevo l’articolo sottolineando l’attenzione e la cura che le figure adulte devono avere nei suoi confronti per aiutarlo nelle sue inevitabili crisi di crescita.

Dopo aver quindi parlato dello “Psicologo nella scuola dei bambini” questa settimana mi soffermerò in particolare sull’età adolescenziale in quanto a quest’età è spesso difficile parlare con i nostri studenti e/o figli, in quanto alternano momenti di regressione a momenti di oppositività.

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Lo psicologo nella scuola dei bambini

scuolabambini1Nella riflessione della scorsa settimana concludevo parlando della centralità dell’età infantile per la salute delle età successive e di come il contesto abbia una notevole influenze sulla salute dell’adulto di domani.

Vorrei ora soffermarmi sull’influenza reciproca di corpo – mente - cuore che, soprattutto in età infantile , sono inestricabilmente legati:  una semplice emozione può riflettersi positivamente o negativamente sul fisico, ed il sintomo di una malattia organica potrebbe essere il segnale di un disagio psicologico. È chiaro che una delle maggiori cause di disagio è legata ai rapporti che legano il bambino con le figure adulte di riferimento.

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