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Psicologi a scuola

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Esiste ancora “la classe degli asini? Dall’inserimento all’inclusione: lo sguardo della psicologia

Dall'inserimento all'inclusioneMirella: «Sempre di corsa, eh?»
Felice: «Da una stella cadente all’altra …»
Mirella: «Attento a non precipitare …»
Felice: «… tu conosci Kerouac1?!?…»
Mirella annuisce.
Felice: «Allora non posso far altro che offrirti la mia
confusione!!!»
Mirella: «E dove la porta questa sua confusione?»
Felice: «In un vecchio magazzino … dove abbiamo
messo su un fantastico doposcuola…»
Mirella: «Scusi ma per chi?»
Felice: «Per tutti quelli che a scuola non ci possono
andare …»
(dalla Fiction “La classe degli asini”
di Andrea Porporati, 2016).

Prendendo spunto dalla fiction trasmessa la scorsa settimana su RAI 1 vorrei avviare una riflessione sulle prospettive di inclusione nelle nostre scuole a quasi 40 anni dall’emanazione della legge 517 del 1977 che aboliva le classi differenziali nella prospettiva dell’integrazione delle diversità: una prospettiva legislativa all’avanguardia non solo per l’epoca.

Torino, 1964. Due insegnanti, Mirella e Felice (personaggio di fantasia), si battono per migliorare le condizioni scolastiche dei bambini destinati alle "classi differenziali". La narrazione filmica è liberamente ispirata alla vicenda reale di Mirella Antonione Casale che  si batté  per l’inserimento di sua figlia Flavia (colpita da encefalite virale) nelle classi sottraendola al ghetto e all’isolamento delle classi differenziali previste dalla riforma scolastica di Gentile. Una scelta coraggiosa e forte, ai tempi. Fu un’autentica apripista, anche grazie alla sua militanza nell’Anffas Onlus2.

Al di là dei giudizi stilistici e dei giudizi critici che individuano nel servizio pubblico, una concezione un po’ datata, fortemente caratterizzata da una missione pedagogica e da un tono paternalistico, come scrive Aldo Grasso sul Corriere della sera, indubbio è il valore sociale della fiction. Io tuttavia mi vorrei soffermarmi e fare il punto sulle nostre classi oggi. Dall’inserimento degli handicappati (così veniva definita negli anni ‘70 l’iscrizione di questi alunni nella classi comuni), che non prevedeva essenzialmente modifiche all’andamento scolastico (se non in casi particolarmente felici)  si è passati all’integrazione dei portatori di handicap, che  non erano solo presenti in classe ma si collegavano al lavoro didattico dei compagni e riuscivano a divenire per quanto possibile uno di loro, grazie al lavoro svolto in classe ed all’interazione fra loro ed i coetanei non disabili. Da tale ottica scaturì nel 1992 la legge-quadro 104.

Dagli anni ‘90 in poi, sotto l’influsso della letteratura sociale e culturale di origine anglosassone si venne affermando il termine inclusione, a significare la reciproca permeabilità dei rapporti fra alunni con disabilità e loro compagni3. Situazione di handicap, diversabilità, sono le modifiche terminologiche che si sono succedute in questi anni in relazione al contesto sociale che si andava modificando sotto l’influsso della ricerca scientifica, fino ad arrivare fino ad arrivare all’ICF4 lo  standard internazionale per misurare e classificare salute e disabilità, che sdogana il termine di origine anglosassone inclusione, che implica una modifica del contesto che promuove l’integrazione di tutti e di ciascuno in relazione ai propri bisogni educativi5.

Ma cosa avviene effettivamente a scuola? Scrive Alberico Lombardi, “illuminato” insegnante di sostegno alla scuola superiore: ma siamo davvero sicuri che le classi differenziali e speciali siano state davvero abolite in ogni scuola? O forse al loro posto, in qualche caso, sono state sostituite da fatiscenti ed anguste stanzette? Siamo sicuri che tutti gli insegnanti curricolari vogliano e favoriscano questa integrazione o ancora oggi sono più preoccupati che, in presenza di questi ragazzi in classe, i programmi scolastici si rallentino? Il problema infatti sembra essere proprio questo: la delega che molti insegnanti di classe fanno ai docenti di sostegno senza farsi veramente carico della qualità della vita dell’alunno/a nella prospettiva dell’inclusione. Non è questa la sede per approfondire il ruolo di una figura chiave, l’insegnante di sostegno, che tra luci ed ombre favorisce o combatte un’ottica oscurantista e conservatrice e che talvolta può fare davvero la differenza nella vita di tante famiglie con figli disabili.

In questa riflessione voglio invece sottolineare come la psicologia a scuola può diventare un motore di promozione della prospettiva inclusiva giacché è proprio la  psicologia che ha contribuito a proporre una visione ampia della disabilità, comprensiva della sua connotazione biologica e sociale, che fornisce una immagine dell’individuo nella sua totalità, nell’interazione complessa tra le componenti integre e quelle deficitarie, nelle dinamiche psicologiche caratteristiche di alcune situazioni e di alcuni contesti6. Lo sguardo alla totalità dell’individuo connota quindi l’intervento dello psicologo scolastico, concentrato sulla valorizzazione delle potenzialità di ciascuno studente attraverso la promozione di dinamiche inclusive.

 


1. Jack Kerouac è considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché "padre del movimento beat", perché nei suoi scritti esplicitò le idee di liberazione, di approfondimento della propria coscienza e di realizzazione alternativa della propria personalità. Fu Kerouac a coniare il termine beat, con intento religioso e non politico-contestatario, come lo fu invece per la maggior parte degli scrittori legati al movimento beat. Beat per lo scrittore era l'equivalente di "beato". La citazione originale è la seguente: «A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione». (Sulla strada, 1957).

2. Anffas Onlus - Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale - è un'associazione Onlus che dal 1958 si occupa in Italia della tutela dei diritti di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale e dei loro genitori e familiari.

3. Nocera, S. Inserimento, integrazione, inclusione...in www.fondazionegualandi.it

4. O.M.S., (2007). ICF-CY. Trento: Erikson

5. Improta, A. (2014). Profilo Descrittivo di Funzionamento della Persona. Propedeutico alla Piano Educativo Individualizzato realizzato secondo la Classificazione Internazionale ICF-CY. Corso di Specializzazione per il Sostegno. Università degli Studi di Salerno.

6. Zanobini M., Usai M. C. (1998), Psicologia dell’handicap e della riabilitazione, Franco Angeli, Milano

 

 

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