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Psicologi a scuola

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I B.E.S. questi conosciuti: le 'Parole per dirlo'

bes le parole per dirloLa fiducia in se stessi non assicura il successo, ma la mancanza di fiducia origina sicuramente il fallimento
(Albert Bandura)

 

Come anticipato nel primo1 post di quest’approfondimento sugli alunni con B.E.S. intendo qui, come ho fatto anche per l’area della disabilità, fornire una bussola terminologica per orientarsi negli acronimi più spesso utilizzati nella scuola. Scopriamo quindi, in relazione alle difficoltà scolastiche quali sono le nostre Parole per dirlo, non avendo la pretesa dell’esaustività ma offrendo uno strumento per i non addetti ai lavori, per i quali può essere complesso orientarsi per far valere i propri diritti.

B.E.S.: sono gli alunni con Bisogni Educativi Speciali. Sono studenti che “presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse” per i quali il Consiglio di classe/interclasse ha ritenuto opportuno personalizzare il processo di apprendimento. Tale definizione è indicata nella normativa di riferimento, il D. M. 27/12/2012 che, insieme a tutta una serie di circolari applicative successive, chiarisce che l’individuazione2 di detti alunni spetta alla scuola. L’individuazione di un alunno con B.E.S. implica il riconoscere per lui “la necessità non solo di un percorso didattico diverso da quello dei compagni, ma anche di una sua ufficializzazione, come assunzione formale di impegni e responsabilità da parte della scuola e, se possibile, anche della famiglia3. Va chiarito che i B.E.S. non si certificano4 giacché la logica che sottende l’intervento deve essere di tipo pedagogico – didattico e non clinico, pertanto  dopo l’individuazione sarà sempre la scuola a scegliere la forma di personalizzazione. La condizione può essere transitoria e rivedibile, qualora vengano meno le condizioni di svantaggio. Eventuali segnalazioni provenienti dall’esterno (diagnosi in caso di situazioni cliniche, segnalazioni dei Servizi Sociali, etc …)   hanno lo scopo di coadiuvare   i docenti in detta personalizzazione.

P.D.P.: è il Piano Didattico Personalizzato il cui scopo è la definizione e il monitoraggio collegiale delle strategie di intervento più opportune e i criteri di valutazione degli apprendimenti. La C. M. 8 del 6/3/2013 chiarisce che  il PDP non va più inteso come una “mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA” ma in un’ottica più ampia e strategica si pone come  “lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale”. In caso di situazioni cliniche (DSA, ADHD, MS, FIL, etc…) una diagnosi ben fatta è uno strumento fondamentale per calibrare gli interventi di personalizzazione più adatti per quello studente in quel momento, incluso lo spinoso problema della valutazione: non è che se uno studente segue un percorso personalizzato deve avere per forza una valutazione non superiore alla sufficienza. Gli strumenti compensativi che egli può utilizzare in sede di valutazione  non sono una facilitazione del compito, gli sono bensì necessari per poterlo svolgere al pari degli altri, è una questione di equità!!! Come strumento di monitoraggio il PDP è ovviamente legato all’esistenza della condizione di svantaggio: qualora il problema rientrasse, non ci sarebbero più le condizioni necessarie alla personalizzazione dell’apprendimento e il PDP non avrebbe più ragion d’essere, ferma restando l’attenzione costante dei docenti.

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Proprio per l’aspetto collegiale che lo contraddistingue, il PDP va firmato dal Dirigente Scolastico o un suo delegato (in genere il Referente e/o la Funzione Strumentale per l’inclusione) il Consiglio di Classe/interclasse, i genitori e eventualmente gli specialisti che seguono lo studente.

P.A.I.: Il Piano Annuale dell’Inclusività definisce la politica scolastica di quella istituzione scolastica in relazione all’inclusione. In questa prospettiva il P.A.I. deve contenere la rilevazione quantitativa e qualitativa dei PDP, nonché i punti di forza e di criticità e gli obiettivi di incremento dell’inclusività che la scuola si pone.

Nel prossimo post un rapido inquadramento delle tipologie di B.E.S. più frequenti nella scuola…

 


1) Improta, A. (2017). I BES questi (s)conosciuti. Post del 27/02/2017 sul Blog Psicologi a scuola.  ˄

2) Improta, A. (2017). I B.E.S. nella scuola oggi: il problema dell’individuazione . Post del 15/05/2017 sul Blog Psicologi a scuola.  ˄

3) Raffognato, C. & Fantoni, B. (2014). A scuola arrivano i BES. Ma cosa sono i BES e perché questa nuova etichetta? Pubblicato da Fantoni, M.  in Apprendimento, Età evolutiva, Infanzia, Scuola: www.centroelpis.it  ˄

  4) Fogarolo, F. (2014). BES, ovvero: la rivincita della pedagogia. In www.flaviofogarolo.it       ˄

 

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