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Psicologi a scuola

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I BES nella scuola oggi: lo stato dell’arte

I BES nella scuola oggi lo stato dellarteLa saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.
(Gregory Bateson)

A circa quattro anni dall’emanazione della normativa sull’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali e dopo aver riflettuto sui punti di debolezza e i punti di forza della normativa il focus di questa riflessione sarà l’organizzazione delle scuole in relazione a detti alunni.

Alla luce della classificazione diagnostica ICF (International Classification of Functioning)1 dell’OMS, anche la disabilità non è più vista (secondo una logica causativa di tipo lineare ispirata a un modello interpretativo di tipo medico-sanitario) come condizione di svantaggio, conseguenza dello stato di salute deficitario del soggetto, bensì come una condizione derivante dall’interazione tra condizioni di salute e fattori contestuali (ambiente e persona). Siamo di fronte a una vera e propria “rivoluzione copernicana”, nella quale non ruota più tutto intorno alla “mancanza” di salute (causa della disabilità) ma come una “condizione” derivante da un processo in cui interagiscono fattori ambientali e personali sul funzionamento globale del soggetto nel suo contesto di vita. Ciò vale a maggior ragione per quelle situazioni che appaiono meno compromesse da una condizione clinica di disabilità. In questa prospettiva la promozione di processi inclusivi a scuola passa per l’individuazione delle potenzialità di ciascuno: una scuola è inclusiva quando vive e insegna a vivere con le differenze2. L’inclusione è perciò un processo, una cornice in cui gli alunni, a prescindere da abilità, genere, linguaggio, origine etnica o culturale, sono ugualmente valorizzati e forniti di uguali opportunità a scuola. Il problema, dunque, sta tutto qui: nel passaggio dal concetto di integrazione e quello di inclusione. L’ottica integrativa implica un processo di accompagnamento e facilitazione che consente agli alunni di adattarsi al sistema tenendo conto degli spazi che esso offre e della sua conformazione. Il sistema mantiene il suo status e legittima l'integrazione degli alunni con B.E.S. offrendo spazi ed interventi dedicati e delimitati nel tempo orizzontale e verticale che sono rivolti agli alunni ma che non impattano sulla struttura del sistema. L’ottica inclusiva implica un costante adattamento del sistema ai bisogni degli alunni il che determina una reciproca co-evoluzione e co-determinazione. L'intervento non è sull'alunno ma sul contesto inteso come sistema complesso. Ciò ovviamente ha dei risvolti anche sulla didattica laddove al modello integrativo è legata una didattica individualizzata, dove sono previsti obiettivi comuni per tutta la classe e l’utilizzo di metodi strumenti, materiali differenziati finalizzati al raggiungimento di un preciso obiettivo; al modello inclusivo corrisponde invece una didattica personalizzata, che mira far emergere la differenza vista come ricchezza, giacché prevede obiettivi diversi per ogni studente, pensati per far affiorare strategie diverse per la soluzione di situazioni problematiche, in vista di un sapere “per competenze”3 più concreto e legato alla vita reale.

Permangono tuttavia alcune criticità:

  1. In alcune scuole, nonostante la normativa, continua a prevalere l’ottica clinica, per cui è ancora possibile che i genitori si sentano rispondere dai docenti «Se non portate a scuola un certificato medico noi "dobbiamo" trattare vostro figlio come tutti gli altri»4. Nonostante ciò, anche per una maggiore informazione da parte dei genitori, i Consigli di Classe, anche quelli più rigidi, sono, almeno formalmente, più attenti ai bisogni educativi degli alunni.
  2. La stesura del P.D.P. è all’ordine del giorno per molti docenti, anche se per alcuni Consigli di Classe resta un adempimento burocratico da compiere più che un ripensamento al proprio modo di fare didattica. Tale discorso può essere generalizzabile a tutta l’area dei B.E.S. e non solo a quella rientrante nella D.M. del 27/12/2012. Quanto alla reale personalizzazione del processo di apprendimento il discorso si sta costruendo. Il dibattito psico-pedagogico5  è molto attivo in questo senso ma manca ancora la formazione necessaria per produrre un cambiamento epocale: la scuola non più come luogo di trasmissione del sapere ma come luogo di luogo di costruzione culturale, laboratorio intergenerazionale di senso e dei modi di significazione del contesto6.
  3. Un altro punto caldo riguarda gli esami di stato. Quelli  previsti dal nostro ordinamento sono l'Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione (ex esame di licenza media) e l'Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione (ex esame di maturità). In vista degli esami infatti spesso si attivano una serie di ansie, tanto negli studenti (e nelle loro famiglie), quanto negli insegnanti. Tuttavia la normativa è chiara:
    1. Per l'Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione bisogna rifarsi alla C.M. n. 48 del 2012 e alla C.M. n. 35987 del 2014.
    2. Per l'Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione bisogna rifarsi all'O.M. n. 37/2014.

In tali riferimenti normativi è chiaramente indicato che:

- Per gli alunni con DSA: La Commissione d’esame (…) considerati gli elementi informativi forniti di singoli Consigli di classe, terrà in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, adeguatamente certificate, relative ai candidati con disturbi specifici di apprendimento (DSA). In particolare, la Commissione prenderà in esame le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati. Sulla base di tale specifica documentazione e di tutti gli elementi forniti dai Consigli di classe, la Commissione predisporrà adeguate modalità di svolgimento delle prove scritte e orali, prevedendo alcune particolari attenzioni finalizzate a rendere sereno il clima durante l’esame. Nello svolgimento delle prove scritte, ivi compresa la prova scritta a carattere nazionale, i candidati potranno utilizzare gli strumenti compensativi previsti dal Piano Didattico Personalizzato o da altra documentazione, redatta ai sensi dell’articolo 5 del decreto ministeriale 12 luglio 2011.

- Per gli alunni con B.E.S.: La Commissione d’esame, esaminati gli elementi forniti dai Consigli di classe, terrà in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, relative ai candidati con Bisogni Educativi Speciali (BES), per i quali sia stato redatto apposito Piano Didattico Personalizzato e, in particolare, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati. A tal fine i Consigli di classe trasmetteranno alla Commissione d’esame i Piani Didattici Personalizzati. In ogni caso, per siffatte tipologie, non è prevista alcuna misura dispensativa in sede di esame, sia scritto che orale, mentre è possibile concedere strumenti compensativi, in analogia a quanto previsto per gli alunni con DSA.

Ho preferito riportare direttamente il testo normativo giacché questo punto può essere talvolta terreno di scontro tra famiglia e insegnanti. Seppure un po’ lungo il testo normativo non lascia ombra di dubbio: in sede d’esame è possibile usufruire delle strategie compensative, purché previste dal PDP o da altra documentazione redatta ai sensi dell’articolo 5 del decreto ministeriale 12 luglio 2011, comprovante la personalizzazione del processo di apprendimento.

  1. Più su abbiamo parlato dell’I.C.F. come una rivoluzione copernicana, poiché dall’interazione tra individuo e contesto non può che scaturire una logica inclusiva, con un sapere co-costruito in quanto non più dato una volta per tutte.  L’apporto che potrebbe fornire la psicologia a scuola è enorme giacché, come sguardo terzo, consentirebbe una lettura del contesto che aiuterebbe la scuola a porsi obiettivi di sviluppo7  e non normativi.

La riflessione continua nel prossimo post …

 


1) O.M.S., (2007). ICF-CY. Trento: Erikson

2) Improta, A. (in corso di pubblicazione). PEI e ICF: il Profilo Descrittivo di Funzionamento della Persona. In (a cura di Gomez Paloma, F. & e Ianes, D.)  Il disagio oggi nella scuola dell’inclusione. Quadro normativo, aspetti teorici, progettualità e prassi metodologiche. Trento: Erikson.

3) Improta, A. (2016). Il Modello Nazionale di Certificazione delle competenze nel primo ciclo. Sperimentazione certificazione delle competenze alunni con diversabilità. In Atti del Progetto "In cerchio" relativo alla sperimentazione delle competenze in uscita degli alunni del primo ciclo. Rete di 8 scuole di Salerno.

4) Fogarolo, F. (2014). BES, ovvero: la rivincita della pedagogia. In www.flaviofogarolo.it

5) Frauenfelder, E., Rivoltella, P.C., Rossi, P.G., & Sibilio, M. (2013).  Bio-education, simplexity, neuroscience and enactivism. In Education Sciences & Society - Open Access Journal. Roma: Armando.

6) Salvatore, S., Scotto di Carlo, M. (2005). L’intervento Psicologico Per la Scuola. Roma: Carlo Amore.

7) Carli, R. Paniccia, R.M. (2003). Analisi Della Domanda. Bologna: Il Mulino.

 

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