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Psicologi a scuola

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Il progetto Educreando. Azioni educative e metodologia: Il Cooperative Learning

cooperative learning educreando logoLa trattazione di ciascuna delle metodologie presentate, in questo e nei post successivi, lungi dall’essere esaustiva, rappresenta una riflessione che ha risvolti molto ampi. Rappresenta infatti un’opportunità di lavoro per gli psicologi che si occupano di ambienti educativi, ma anche una possibilità di riscatto e sviluppo per la scuola e (ambiziosamente) per la società. In questa prospettiva le riflessioni condivise si propongono come  l’apertura su una strumenti e possibilità di intervento da approfondire autonomamente.

[…] il «mettere in rete» le diverse intelligenze […] su compiti che richiedano cooperazione e quindi l’uso di abilità diverse, sviluppa all’interno del gruppo lo scambio di conoscenze e competenze e favorisce il crearsi di quella complessità cognitiva che arricchisce ogni singolo individuo anche sul piano sociale, emozionale e comunicativo, creando le condizioni per cui ciascuno si senta apprezzato e rispettato”
(F. Caon & S. Rutka)[1]

L’apprendimento cooperativo, di matrice costruttivista, sottolinea l’importanza che, nel processo di insegnamento-apprendimento, siano presenti elementi interpersonali che vanno al di là della disciplina. Si riferisce ad una modalità di gestione democratica del processo di insegnamento-apprendimento, centrata essenzialmente sulle risorse dei discenti.

Aspetto innovativo centrale: l’insegnante è responsabile

  • del livello cognitivo raggiunto dai suoi studenti nella disciplina di cui è specialista;
  • del “clima” della classe a livello psicologico e sociale.

Spesso il termine cooperative learning è abusato o usato male, nella prospettiva in cui non tutti i lavori di gruppo possono essere definiti cooperative learning che è invece dotato di una struttura propria, ben definita.

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Uno degli aspetti fondamentali è l’assegnazione dei ruoli, operata dal conduttore (docente, psicologo, etc…), dopo aver diviso la classe in gruppi il conduttore in tale fase:

  • determina la ripartizione di competenze sociali e disciplinari tra i membri del gruppo;
  • favorisce la collaborazione e l’interdipendenza;
  • assicura che le abilità individuali vengano utilizzate per il lavoro comune;
  • riduce la possibilità che qualcuno si rifiuti di cooperare o tenda a dominare gli altri.

In qualità di supervisore:

  • Forma i gruppi;
  • Prepara il lavoro in precedenza;
  • Tiene traccia, per ogni alunno, del lavoro disciplinare svolto;
  • Osserva e valuta le relazioni interpersonali.

Il gruppo di lavoro: Ogni gruppo cooperativo è composto da 5 o 6  cinque o sei componenti, per ciascuna delle quali c’è un compito disciplinare comune a tutti, da portare a termine in collaborazione, ed inoltre un ruolo, tra i seguenti:

  • orientato al compito;
  • orientato al gruppo;
  • memoria;
  • relatore;
  • osservatore.

Vediamoli nello specifico[2]:

cooperative learning educreando 1

cooperative learning educreando 2

cooperative learning educreando 3

Aspetto essenziale è la rotazione dei ruoli, sia  per non legare il ruolo al soggetto,  sia per offrire a ciascuno studente le possibilità di fare esperienza di compiti differenti e possa quindi dare accesso e sviluppo a risorse personali differenziate e talvolta nascoste.

I vantaggi dell’apprendimento cooperativo possono così essere sinteticamente schematizzati:

Punto di vista DISCIPLINARE

  • maggiore motivazione verso i contenuti, migliore relazione con la disciplina e aumento del lavoro personale;
  • maggiore autonomia nell’ acquisizione e nell’utilizzo delle conoscenze;
  • aumento di abilità metacognitive e conseguente potenziamento delle strategie di studio;
  • maggiore autonomia nelle scelte;
  • maggiore capacità critica e di sintesi;
  • aumento del senso di autoefficacia.

Punto di vista RELAZIONALE

  • maggiore capacità di lavorare in gruppo nella realizzazione di un progetto comune;
  • aumento delle occasioni per condividere con i compagni sentimenti, aspirazioni, difficoltà, soddisfazione;
  • aumento delle relazioni positive con i compagni;
  • maggiore capacità di affrontare problemi interpersonali e di risolvere situazioni conflittuali;
  • aumento delle possibilità di esperire ruoli differenti con la conseguenza di sviluppare una migliore percezione di se stessi;
  • maggiore tolleranza e capacità di comprensione e accettazione degli altri.

In sintesi, aiutandosi reciprocamente all’interno del piccolo gruppo gli studenti si sentono corresponsabili del reciproco percorso. L’insegnante assume un ruolo di facilitatore ed organizzatore delle attività, strutturando “ambienti di apprendimento” in cui gli studenti, favoriti da un clima relazionale positivo, trasformano ogni attività di apprendimento in un processo di “problem solving di gruppo”, conseguendo obiettivi la cui realizzazione richiede il contributo personale di tutti. Tali obiettivi possono essere conseguiti se all’interno dei piccoli gruppi di apprendimento gli studenti  sviluppano determinate abilità e competenze sociali, intese come un insieme di “abilità interpersonali e di piccolo gruppo indispensabili per sviluppare e mantenere un livello di cooperazione qualitativamente alto”.

L’esperienza si conclude con un questionario metacognitivo … ma di questo parleremo nel prossimo post…

 

Bibliografia:

 

Note:

[1] Caon, F. & Rutka, S. (2006). La lingua in gioco. Perugia: Guerra Edizioni.

[2] Improta, A., (2013-2018). Dispense per i corsisti. Università degli Studi di Salerno.
         Improta, A., (2014-2018). Dispense per i corsisti. Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

 

 

 

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