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Psicologi a scuola

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L’inclusione possibile. L’incontro con gli altri: la scuola

inclusione possibileChi sarei se potessi essere
di Montobbio & Lepri (2000)

Riprendo la riflessione del post precedente focalizzandomi, come anticipato dal titolo, sugli anni di scuola, come occasione possibile di crescita per tutti, nell’ottica della valorizzazione delle diversità, tutte!!!

L’approfondimento proposto in questi post è focalizzato sull’area del deficit ma io ritengo che le diversità, tutte, arricchiscano la possibilità di crescita di tutta la comunità educativa, in quanto rappresentano la possibilità di confrontarci col proprio senso del limite … per cercare di superarlo.

Essendo i diversi post collegati tra loro riprendo la struttura del post precedente1.

La prospettiva della famiglia

  • L’incontro con gli altri: la scuola dell’infanzia e primaria

Per l’atteggiamento iperprotettivo o il senso di vergogna che accompagna frequentemente il vissuto dei genitori dei bambini in difficoltà, spesso i bimbi disabili vengono trattenuti più tempo a casa e frequentano con ritardo, o peggio, non frequentano affatto la scuola dell’infanzia. È questo il caso di un’occasione mancata giacché, stando insieme ai suoi pari, anche il bambino con bisogni educativi speciali ha la possibilità di arricchire il mondo delle sue esperienze e di variarle, allargando anche le prospettive dalla propria vita sociale tramite un rapporto educativo stimolante.  I bambini piccoli spesso non sono ancora segnati da pregiudizi e la frequenza scolastica può essere un’ottima occasione di crescita tanto per i bambini in difficoltà, quanto per i cosiddetti “normali”. Vivere quotidianamente insieme ai compagni senza difficoltà offre infatti la possibilità ai bambini disabili, di imparare, attraverso l’emulazione: il compagno costituisce un riferimento per il modeling per l’adozione di nuovi comportamenti. Di converso la condivisione quotidiana delle proprie esperienza con i bambini disabili offre l’opportunità a tutti i bambini di vivere esperienze che li arricchiscono, favorendo una maggiore maturità, tanto  sul piano emotivo quanto su quello cognitivo2.

E arriva il tempo della scuola primaria … che può fare tanto se organizzata con modelli personalizzati e favorisce l’apprendimento cooperativo: ciascuno fa qualcosa in vista di un prodotto comune. In tal modo vengono valorizzati tanto l’apprendimento quanto la relazione attraverso modelli pedagogici attenti ai bisogni di tutti e di ciascuno nella prospettiva della co-costruzione degli apprendimenti3. Tutti abbiamo qualcosa da dire, da aggiungere… anche i disabili … basta solo metterli in condizione di farlo, favorendo obiettivi di sviluppo4 e non ortopedici e normalizzanti5.

  • L’adolescenza: l’emancipazione (mancata?)

Una nuova difficoltà si presenta all’ingresso alla scuola secondaria, prima inferiore e poi superiore, perché corrisponde all’età della preadolescenza/adolescenza, di per sé difficile per ciascun ragazzo. In adolescenza infatti si compie la maturazione verso la vita adulta grazie al compimento di separazione/individuazione. Blos (1979)6 parla dell’adolescenza come una fase di transizione in cui si realizza un processo di ristrutturazione psichica che egli denomina secondo processo d’individuazione, durante la quale si acquisiscono caratteri sempre più distinti, tipici ed indipendenti. Spesso questo difficile passaggio diventa paradossale per i ragazzi in difficoltà: da un lato gli si richiede una maggiore autonomia ma d’altra parte non si è disposti a concedergliela. Di fronte all’esigenza di inserire un figlio in un ambiente nuovo, paura, apprensione, timore di giudizio, si ritualizzano testimoniando il perdurare di preoccupazioni organizzative, ma anche di difficoltà di accettazione7.  Montobbio (1980)8 parla di adolescente senza adolescenza giacché è come se venisse negata all’adolescente la possibilità di emanciparsi in quanto permane l’atteggiamento iperprotettivo.

Quello che sostanzia la condizione umana è l’incontro con il senso del limite che assume l’importante funzione di identificare un elemento dal resto, delimitandolo e dandogli unità. “Nel processo di identificazione e di acquisizione di identità della persona con disabilità il limite non svolge solo la funzione simbolica di individuazione e separazione dall’altro, ma diventa una qualità (nella sua connotazione più negativa, ossia di punto estremo non superabile) della persona. Nel pensare alla disabilità prevale la sensazione di incapacità e di impedimento, che spesso provoca nelle persone una sensazione di disagio9

La difficoltà dei genitori ad accettare che il tempo riparta in funzione della crescita del figlio spesso pone un freno ad un’emancipazione comunque possibile se si creano le condizioni contestuali adeguate. Infatti, come afferma Gussot, “si cresce e si diventa adulti quando ci si propone per l'assunzione delle parti disponibili nel palcoscenico sociale, ma soprattutto quando ci si aspetta che tale candidatura sia presa seriamente in considerazione” .

Con questo post si chiude il 2016!

Spero di aver proposto in questo anno letture e riflessioni che abbiano offerto la possibilità di aprire spazi di pensiero “altri”, dando luce ad aspetti spesso misconosciuti o sottesi alle diverse problematiche presentate, attraverso una chiave di lettura specifica: quella della psicologia.

L’anno finisce … ma non la nostra riflessione, che riprenderà nel nuovo anno,  sperando di rendere effettivamente l’inclusione possibile!

 

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Improta, A. (2016). L’inclusione possibile: Tra il dire e il fare … c’è di mezzo la disABILITÀ. In: https://www.psiconline.it/psicologi-a-scuola/categorie/psicologi-a-scuola.html

Improta, A. (2015). Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Strategie per la costruzione dell’intervento.  Francavilla al Mare: Psiconline.
 
Carli, R. Paniccia, R.M. (2003). Analisi Della Domanda. Bologna: Il Mulino.

Salvatore, S. & Scotto di Carlo (2006). Intervento psicologico per la scuola. Modelli, metodi, strumenti. Roma: Firera & Liuzzo.

Blos, P. (1979). L’adolescenza come fase di transizione. Aspetti e problemi del suo sviluppo. Roma: Armando Editore, 1988.

Montobbio, E. & Lepri, C. (2000). Chi sarei se potessi essere. La condizione adulta del disabile mentale. Pisa: Edizioni del Cerro.

Montobbio, E. e coll. (1980). Adolescente senza adolescenza. San Marino: Atti del IX Convegno Nazionale SINPI

Remondini, G. (2014). Il senso del limite. Superarlo, conoscerlo… accoglierlo? Intervista a Laura Faraone dell’associazione Il Gabbiano. In: https://www.bimbì.it/2014/03/03/il-senso-del-limite-superarlo-conoscerlo-accoglierlo-laura-dellassociazione-il-gabbiano/  

Gussot, A. (2009). Il disabile adulto. Anche i disabili diventano adulti e invecchiano. Santarcangelo di Romagna (RN): Maggioli Editore

 

 

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