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Psicologi a scuola

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La consapevolezza cambia le cose

la consapevolezza cambia le coseSono autistico e vivo in un piccolo mondo tutto mio,
un mondino fiorito e colorato la cui lingua è il linguaggio del cuore.
La chiave della sua porta d'accesso è l'amore.
Amami, solo così mi capirai e
imparerai come farti capire da me
.”
Jean-Paul Malfatti1

La parole di “una persona informata dei fatti”, come il giovane aspirante poeta e libero pensatore italo-americano, ci aiuta a entrare in un mondo apparentemente impenetrabile, invece ricco se ci si sforza per trovare la chiave per entrare. In questa prospettiva “La consapevolezza cambia le cose” è stato scelto come slogan quest’anno per la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.

In questa prospettiva è necessario fare una differenza tra il concetto di integrazione e il processo di inclusione.

Cominciamo dai termini

L’integrazione implica un processo di accompagnamento e facilitazione che consente al soggetto in difficoltà di adattarsi al sistema tenendo conto degli spazi che esso offre e della sua conformazione. Il sistema mantiene il suo status e legittima a scuola, l'integrazione degli alunni con BES, offrendo spazi ed interventi dedicati e delimitati nel tempo orizzontale e verticale che sono rivolti agli alunni ma che non impattano sulla struttura del sistema.

Diverso è il processo di inclusione: “è giunto il momento di curare la società, non le persone affette da autismo”. Questa significativa frase di Tina J. Richardson, una donna con autismo, ci indica cosa cambia in contesto inclusivo che implica un costante adattamento  del sistema ai bisogni degli alunni il che determina una reciproca co-evoluzione e co-determinazione. L'intervento non è sull'alunno ma sul contesto, inteso come sistema complesso. La logica dell’inclusione si fonda dunque sul paradigma della collaborazione, riconoscendo l’importanza della piena partecipazione di tutti i soggetti alla vita scolastica. L’inclusione, pertanto, non riguarda solo gli alunni in condizione di disabilità, ma investe ogni forma di esclusione che può avere origine da differenze culturali, etniche, socioeconomiche, di genere e sessuali2.

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Il contesto che cambia, dunque per accogliere e valorizzare le differenze. Ma come procedere per avviare questo processo virtuoso? In primo luogo valorizzando il successo formativo, regolando i tempi dell’insegnamento/apprendimento sui ritmi di apprendimento degli alunni. In secondo luogo vanno adottate forme di flessibilità per scegliere e per programmare attività che rispettano la diversità3.

In questa prospettiva ci possono essere utili i suggerimenti di Maria Scala4, una psicologa e psicoterapeuta che da anni si occupa di progetti inclusivi. La parola chiave è pianificazione, capillare, certosina, che proponga attività didattiche che prevedono la strutturazione di spazio, tempo, aiuti, ricompense. Inoltre si dovrà prevedere un’alternanza tra le attività più impegnative con quelle maggiormente piacevoli e gratificanti.

In pratica di deve stabilire un codificatore diverso per entrare in comunicazione con l’alunno con autismo, tale da placare le sue ansie.

Una serie di domande ci può aiutare in tale pianificazione:

  1. «DOVE?» questa domanda ci guida nella strutturazione dello spazio. L’operatore (sia esso genitore, psicologo, insegnante, riabilitatore, educatore, etc.) che ha in carico il soggetto avrà cura di organizzare tutti i luoghi in cui l’alunno svolgerà le sue attività didattiche. In questa prospettiva è opportuno predisporre un ambiente accogliente, ma anche semplice e prevedibile, fruibile e chiaro. La strutturazione dello spazio ha il fine di: fornire all’alunno le informazioni essenziali; semplificare l’ambiente percettivo; evitare le distrazioni; aiutare a “contenersi” dando all’alunno limiti chiari. È utile usare parole scritte e immagini per definire e marcare gli spazi della scuola (bagno, palestra, aula, laboratori, etc.); l’etichettatura deve essere mantenuta costante nel tempo.
  2. «QUANDO?» e «PER QUANTO TEMPO?» questa domanda ci guida nella strutturazione del tempo. L’operatore che ha in carico il soggetto avrà cura di strutturare il tempo trascorso a scuola tenendo conto di due dimensioni:
  • Il tempo come durata: per rendere visibile lo scorrere del tempo è utile ricorrere a timer, clessidre o ad orologi;
  • Il tempo come successione PRIMA/DOPO: le sequenze temporali sono difficili da comprendere. Si deve ricorrere quindi a schemi di organizzazione del tempo che rappresentino visivamente cosa accade prima e cosa accade dopo, che scandiscano così il corso della giornata in una serie di sequenze chiare e visibili.
  1. «CHE COSA?» questa domanda ci guida nella strutturazione dei contenuti e del materiale. L’operatore che ha in carico il soggetto deve tener conto delle caratteristiche cognitive dell’alunno organizzando il materiale in modo chiaro e facilmente fruibile.
  1. «COME?» questa domanda ci guida nella strutturazione dell’aiuto. L’operatore che ha in carico il soggetto deve stabilire in che modo fornire un aiuto nello svolgimento delle consegne: aiuto fisico, verbale, imitazione di comportamenti, etc.
  2. «PERCHÈ?» questa domanda ci guida a strutturare il rinforzo. L’operatore che ha in carico il soggetto deve individuare quei fattori che risultino motivanti per l’alunno, in modo da favorire gli apprendimenti (rinforzi edibili, come il cibo preferito, rinforzi verbali, attività di piacere.

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Terminata questa attività di pianificazione, appare opportuno elaborare una agenda visiva settimanale5 inerente alle attività da svolgere a scuola: il codificatore di cui parlavo in precedenza.

La consapevolezza cambia le cose”, questo dicevo in apertura, presentando lo slogan di quest’anno per la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo. Consapevolezza per il datore di cure ma anche per il soggetto, che si trova a vivere in un mondo più rassicurante.

 

Note

1 Jean-Paul Malfatti, detto Paolino, è un giovane aspirante poeta e libero pensatore italo-americano. È figlio di madre romana ma di padre invece americano, e, per destino o altro, tutti e tre si siano trasferiti negli Stati Uniti quando lui aveva circa sette anni. La lettura l'ha appassionato da piccolo e lo appassiona tutt'ora, e grazie ad essa ha potuto coltivare e sviluppare anche un'altra sua passione: la scrittura. È solito dire che, quando scrive, si sente più giusto di come è nella sua realtà, di occuparsi delle sue passioni, dei suoi istinti, dei suoi bisogni e dei suoi desideri più intimi e profondi, facendolo diventare più flessibile e meno esigente non solo con gli altri ma anche e soprattutto con se stesso. https://ragaboy.blogspot.com/2012/09/jean-paul-malfatti-mini-biografia.html

2 Scala, M. (2021). Bambini con difficoltà speciali. Il lavoro per l’integrazione e per l’inclusione: possibilità e limiti. Metodi e strumenti utili a favorire l’integrazione e l’inclusione nel contesto scolastico. In Improta A. & Mansione I.I. (a cura di 2019-2021.) Educreando© Binazionale: Strumenti e strategie di Educazione emozionale a scuola. Corso di formazione in servizio per i docenti della rete partecipanti alla ricerca – azione per la sperimentazione del modello. Argentina-Italia.

3 Improta, A. (2020). Didattica per competenze per una scuola inclusiva. Laboratori MPED/03 Didattica speciale: codici comunicativi dell’educazione linguistica e Didattica area antropologica e delle educazioni. Corso di Formazione per l Conseguimento della Specializzazione per le attività di Sostegno. Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. Napoli.

4 Dott. Maria Scala: Psicologa clinica e dello sviluppo, psicoterapeuta sistemico-relazionale. Si è occupata dei disturbi nell'età evolutiva, dell'integrazione e inclusione di alunni disabili in scuole di vario ordine e grado. In passato ha collaborato con l'università degli studi Vanvitelli in progetti sugli stili disciplinari genitoriali e di contrasto al bullismo. Ha maturato esperienza nell'ambito della psicologia scolastica, impegnandosi in attività che hanno coinvolto studenti, genitori ed insegnanti

5 Scala, M. (2021). Op. cit.

 

 

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