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Psicologi a scuola

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La prospettiva della scuola: gli alunni diversamente abili (DA)

La prospettiva della scuola gli alunni diversamente abiliL’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo. La scuola italiana, infatti, vuole essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorioa.

A partire dalla 517 del 1977b, che ha caratterizzato lo spartiacque tra una normativa escludente e una inclusiva, i disabili fanno parte delle classi comuni affiancati dall’insegnante di sostegno: una figura rivoluzionaria per l’epoca e con enormi potenzialità … purtroppo spesso disattese.

A tal proposito fa molto discutere in questi giorni l’approvazione, da parte del Governo di otto decreti legislativi di attuazione della legge 107/15, quella della #buonascuola, per intenderci. Tra questi provvedimenti il Dlgs “promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità”.
Vorrei quindi tracciare uno spartiacque sui luoghi comuni legati alla figura preposta a favorire l’inclusione e il successo formativo degli alunni con disabilità:

  1. Spesso il sostegno rappresenta il viatico preferenziale per entrare nel mondo della scuola, anche per chi non ha particolari propensioni, trasformando le potenzialità in deficit, non dell’allievo però, ma dell’insegnante e della scuola, che in tali casi non riesce a rispondere alle esigenze formative dei suoi studenti.
  2. Un altro “deficit” il sistema scolastico lo manifesta quando l’allievo in difficoltà viene affidato dal Consiglio di Intersezione/Interclasse/Classe (a seconda del grado di scuola) esclusivamente  al docente di sostegno, attivando un processo di delega che non solo esclude l’alunno disabile ma non gli dà via di scampo: se la sua formazione è relegata alle sole ore di presenza del docente di sostegno, l’allievo è destinato all’insuccesso giacché dovrebbe essere un superdotato per riuscire a farcela!
  3. L’insegnante di sostegno non ha la classe ma l’alunno che gli è affidato. Non avendo la classe è un insegnante di minor valore, non tenendo conto che il docente di sostegno è “per contratto” della classe e che per l’insegnamento specializzato è necessaria, appunto, un’ulteriore specializzazione.

Tali luoghi comuni sono stati qui ovviamente estremizzati per far comprendere cosa può succedere a scuola quando le cose non vanno e alle defaillance di un sistema si tenta di apportare un correttivo sbilanciato sul versante dell’assistenza (maggiore specializzazione sulle patologie) rispetto alla cura (preparazione psicopedagogica dei docenti di sostegno), tanto che Dario Ianes, non certo l'ultimo degli sprovveduti per chi opera nel mondo della disabilità, sulle idee di questo governo in materia di sostegno così commentava la “Buona Scuola“ sulla sua pagina facebook: Delusione per la paginetta sull'inclusione del piano del governo: vecchia nella terminologia, nei concetti, ma soprattutto nella strategia. In questo modo non si cambierà mai verso1 .

Per fortuna esistono tuttavia docenti motivati, coscienziosi e preparati che sono ben consapevoli di essere dei promotori di processi inclusivi.

Consapevole della co-titolarità con il docente di base2 il Docente di sostegno (illuminato lo definivo in un post precedente)3 favorisce l’attuazione di percorsi formativi personalizzati per tutti gli alunni e non solo per i disabili, giacché se lo facesse, si attuerebbe un’ennesima, anche se più sottile, emarginazione. In questa prospettiva, come figura facilitatrice dei processi di crescita di tutti e di ciascuno, il docente specializzato permette agli alunni della classe (o della scuola in caso di progetti a classi aperte) di procedere secondo i propri ritmi e stili di apprendimento, partendo dai loro livelli di sviluppo.

La parola d’ordine è dunque, per tutti accoglienza. Ma l’accoglienza  vera  è  quella  che  si  estrinseca  nell’impegno  di  promozione  dello  sviluppo,  della  formazione, dell’educazione e dell’istruzione. È fondamentale quindi che gli/le alunni/e (ma anche le famiglie) avvertano questo riconoscimento e si sentano accolte e sostenute nel loro impegno di auto-realizzazione personale. Con quest’azione si incoraggia la realizzazione di progetti educativi che rendano motivante ed efficiente il diritto allo studio delle persone disabili tramite dotazioni didattiche e tecniche e piani educativi individualizzati e personalizzati sulle esigenze e sulle reali possibilità degli alunni ed eventualmente attrezzandosi anche con le nuove tecnologie.

Dal punto di vista normativo il docente di sostegno viene nominato in classi in cui sono iscritti alunni che hanno la certificazione di handicap come stabilito dalla legge ‘104/92c, rilasciata dall’ASL/INPS.

Come detto in apertura in questo momento il dibattito è quanto mai ampio e sentito in merito ad un’eventuale modifica del ruolo dell’insegnante di sostegno4, tuttavia scrive Carlo Scataglini (2012)5 Il sostegno è un “caos calmo”, sicuramente, ma è una cosa seria: è un principio fondamentale che rende migliore la scuola … E io non cambio mestiere…

Io sono perfettamente d’accordo con lui…

Quello che va sottolineato, tuttavia, è che per la promozione di processi inclusivi degli alunni disabili non è necessaria solo una particolare sensibilità ma anche e soprattutto una professionalità, dove il valore della psicologia e degli psicologi a scuola ha un valore aggiunto!

Nel prossimo post “Le parole per dirlo”, una sorta di glossario per indicare il significato degli acronimi più spesso utilizzati nella scuola in relazione alla disabilità.

 

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Riferimenti normativi:

  1. Dalle Linee guida sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilità. MIUR, 4 agosto 2009.
  2. Legge Legge 4 agosto 1977, n. 517. Norme sulla valutazione degli alunni e sull'abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale N. 224 del 18 agosto 1977.
  3. Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.

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Note

1. Agizza, C. (2017). Sostegno: specializzazione su singole disabilità. Serviranno ulteriori titoli o si aprirà a privatizzazione?

2. Già  il DPR n. 970 del 31.10.1975, all’art. 9 chiarisce che il personale specializzato non è assegnato agli alunni disabili, bensì «a scuole normali per interventi individualizzati di natura integrativa in favore della generalità degli alunni e in particolare di quelli che presentano specifiche difficoltà di apprendimento».

3. Improta, A. (2016). Esiste ancora “la classe degli asini? Dall’inserimento all’inclusione: lo sguardo della psicologia. Post del  21 novembre sul Blog Psicologia a scuola.

4. Improta A. (2017). Ma siamo personale educativo o sanitario? In  CONSULTA NAZIONALE DOCENTI DI SOSTEGNO

5. Scataglini, C. (2012). Il sostegno è un caos calmo. E io non cambio mestiere. Trento: Erickson.

 

 

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