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Psicologi a scuola

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Si vive di rapporti, si cresce con le interazioni: la cultura e il mito come elementi di inclusione e convivenza civile

si vive di rapportiNei post precedenti sottolineavo come la scuola sia un osservatorio privilegiato in quanto tutti i bambini e i ragazzi la devono frequentare. In questa prospettiva nuove possibilità d’intervento si aprono per lo psicologo a scuola in quanto può diventare promotore di processi inclusivi e di valorizzazione delle diversità. È opportuno infatti valorizzare tale figura non solo per agire sulle emergenze e sul disagio, ma anche aprire spazi di pensabilità per interventi potenzino l’esistente.

Con tale premessa mi accingo a presentare un lavoro in cui la differenza diventa un valore aggiunto per promuovere lo sviluppo del sé e la conoscenza. Si tratta di un lavoro realizzato lo scorso anno scolastico, in gemellaggio con tre scuole argentine e in collaborazione con IUSAM e APdeBA[1].

Il nostro intervento era finalizzato all’implementazione di processi inclusivi all’interno del sistema scolastico in cui lavoriamo e all’esterno, attraverso il confronto con il diverso da sé, rappresentato dal contesto argentino. Scrive infatti Isabel Mansione: “lavorare in campo educativo dà ottimi risultati se quello a cui si aspira ha una ricaduta non solo sul sistema educativo ma anche sulla società in termini di cittadinanza attiva”. L’intento del progetto era andare oltre gli atti didattici per introdurre un nuovo campo di interazioni: la gestione dei progetti educativi tra nazioni.

Ciò ha rappresentato la creazione di spazi di pensiero, comunicazione e comprensione nei quali, col supporto dello psicologo, insegnanti e studenti possono sperimentare l’ascolto reciproco e l’accoglienza in un ambiente favorevole allo sviluppo. Infatti ancora Mansione sottolinea: “vogliamo cercare di generare condizioni e rapporti adeguati per “curare” la vita, per aiutare a crescere, promuovere lo sviluppo delle funzioni psicosociali che permettono di vivere in interazione, confort e allegria”.

Abbiamo cercato di co-costruire con gli studenti (italiani e argentini) un “cammino per poter guardare e attuare” cercando di sradicare pregiudizi e stereotipi tanto nelle interazioni quanto nei campi disciplinari che talvolta distorcono la comprensione dei soggetti all’interno dei rapporti. Il supporto dello psicologo ha permesso di privilegiare la voce degli studenti al punto tale che il docente “interprete” sia aperto allo stupore e alla sorpresa, producendo così rotture epistemologiche.

Talvolta a scuola si verifica uno scontro tra docenti e studenti, che viene bypassato da tale lavoro, giacché è stato possibile andare verso opportunità di crescita, nello spazio di una relazione educativa soddisfacente per tutti gli attori coinvolti.

La nostra proposta operativa sta nella gestione di un modello educativo volto a rafforzare le pratiche inclusive nelle classi di scuole secondarie appartenenti a paesi che cooperano insieme. Questo punto di partenza permette relativizzare la dicotomia vicinanza-distanza e propone un'istanza di superamento che si fonda sul confronto e sulla condivisione. Questo è supportato dallo sviluppo tecnologico che facilita lo sviluppo di una mentalità, senza la quale la tecnologia non avrebbe senso: è la mentalità che consente di aprirsi all’altro, superando anche i limiti del territorio. Talvolta il modo di pensare pone dei vincoli ancora più forti delle distanze. In alternativa proponiamo un modello educativo di “intimità” basato sulla condivisione di intenti.

Tale collaborazione nasce dalla consapevolezza che generare processi inclusivi parte dal confronto con il diverso da sé, nella prospettiva dell’evoluzione e dell’arricchimento personale e sociale. Colonna infatti descrive l’inclusione come “il processo per cui la scuola cerca di rispondere agli alunni come persone riconsiderando la sua organizzazione e l’offerta curricolare. Una scuola inclusiva è una scuola diversa che impara da se stessa e promuove il cambiamento e lo sviluppo accettando gli altri per immaginare una scuola diversa: La scuola è aperta a tutti perché è di tutti!!!”.

La riflessione continua la prossima settimana …

 


[1] Hanno lavorato al progetto:

Profssa Isabel Ines Mansione: Psicoanalista e Ricercatrice e Docente presso IUSAM - Istituto Universitario di Salute Mentale - Istituto  di Formazione Docente n° 1 di Avellaneda - Istituto  di Formazione Docente e Tecnica n° 43 di Lobos – Membro dell’APdeBA - Associazione Psicoanalitica di Buenos Aires.

Profssa Liliana Zuntini: Ricercatrice presso il Dipartimento di ricerca del Museo Roca di Buenos Aires.

ProfssaCarolina Noel Rassullo Gianelli: Docente di Lingua e Cultura italiana. ISP Joaquin V. Gonzalez - Istituto  di Formazione Docente n° 1 di Avellaneda

Prof. Hector Cardoso: Docente di Lettere presso le scuole di Villa Dominico, Sarandi e Avellaneda.

Profssa Annamaria ImprotaDocente di sostegno (disciplina di base: Lettere) Coordinatrice delle attività per l’Inclusione presso I.C. 1° “Don Bosco – Melloni” di Portici (NA). - Psicologa Clinica di Comunità e  Psicoterapeuta presso il Centro di Psicologia Clinica Territoriale essebi di San Giorgio a Cremano - Pedagogista  - Docente a contratto presso l'Università degli Studi di Salerno.

Profssa Ida Colonna: Docente di sostegno (disciplina di base: Musica). Funzione Strumentale “Gestione del P.O.F.” presso I.C. 1° “Don Bosco - Melloni” di Portici (NA).

Profssa Maria Carmela Raiola: Docente di Lettere. Funzione Strumentale “Coordinamento Interno – Esterno” presso I.C. 1° “Don Bosco – Melloni” di Portici (NA).

 

 

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