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Psicologia, Audivisivi, Informazione

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Amore Criminale

amore criminale storie di femminicidioI telegiornali sono pieni di notizie dei famigerati femminicidi. Già solo questa parola, coniata nel 1992 da Diana Russell, è stata entusiasticamente usata dai giornali che sono sempre a caccia di neologismi che possano arricchire e caratterizzare il loro racconti. Una parola che ha il compito di indurre sdegno e ripudio.

La trasmissione "Amore criminale" è dichiaratamente Storie di Femminicidio. In onda su Rai3 è stata prodotta ininterrottamente dal 2007 ed ha visto varie conduttrici. Proviamo una sintetica analisi della puntata del 21 ottobre scorso, condotta da Veronica Pivetti, e poi faremo qualche considerazione.

Nella sigla, realizzata con un'animazione, sono rappresentati cuori e armi (pistole e coltelli). Si apre con un'introduzione che vede la conduttrice da sola in uno studio con alcuni elementi della scenografia. Il tono delle sue parole è mesto e composto. Prima del caso oggetto della puntata viene presentato un video (evidentemente uno standard di questa serie) in cui si illustra la vita di una donna che "ha speso la vita per gli altri, combattendo per i diritti civili. Alcune di loro sono state uccise, altre imprigionate, altre torturate". In questa puntata la donna è Emma Bonino.

Prima di cominciare la narrazione viene realizzata una nuova entrata in scena della conduttrice: emerge dal fondo buio, sfuocata, e viene avanti. È accompagnata dal suono di un temporale (tuoni e pioggia). Legge le parole di una dichiarazione agli atti del processo resa dall'autore dell'omicidio, un ragazzo senegalese irregolare: "Sono stato io a uccidere Veronica. L'ho ammazzata ieri sera in macchina".

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Mentre la Pivetti legge queste dichiarazioni, vengono sovrapposte le immagini della docufiction realizzata appositamente per la puntata. Nelle dichiarazioni dell'omicida emerge chiaramente che l'azione è stata premeditata. Nel corso della lettura vengono proposte le ricostruzioni in video dell'ipotetica vita assieme dei due ragazzi che avevano una relazione.

Vengono, poi, mandate in onda le immagini tratte dai TG che riferiscono dell'omicidio e le parole del padre della ragazza che, ovviamente, si commuove e reprime le lacrime. Seguono elementi biografici della vittima raccontati dalla conduttrice con sottofondo di musica dolce, oltre che le parole delle amiche di Veronica.

Nel racconto misto tra pezzi di docufiction e testimonianze delle amiche, vengono proposte le testimonianze anche degli amici (di colore) dei due. Viene delineato il ritratto dell'omicida. Si arriva alla parte del racconto della relazione in cui il ragazzo diventa geloso e ossessivo, lei lo lascia ma lui non accetta l'abbandono. Il padre, contrario alla relazione convince la figlia a raccontare tutto ai Carabinieri, ma lei non vuole sporgere denuncia. La ragazza decide di vederlo un'ultima volta e quel giorno verrà uccisa.

Viene mandato il parere dello psichiatra perito del Tribunale che afferma: "Per la prima volta sperimenta una realtà alla quale, probabilmente culturalmente, non è abituato, ovvero la ragazza che ha la forza, la voglia e il coraggio di dire «io ti lascio». Io ritengo che sia stato proprio questo il grilletto che ha determinato la rabbia, la vergogna e, quindi, questa reazione violenta". Poco dopo viene passata una scritta in sovraimpressione che annuncia, a seguire, una puntata del programma spin-off "Sopravvissute" [alla violenta maschile].

Il finale è fatto di foto della vittima col sottofondo di una dolce canzone. Si chiude con il ricordo commosso del padre e col sottofondo della musica.

Cominciamo a dire cosa non è questo programma: non è un racconto giornalistico, non è un programma di approfondimento. Dunque, non è destinato a far capire. Sicuramente è un programma di intrattenimento emozionale.

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La sua forma narrativa, i toni usati, gli artifici scenografici e di montaggio, evidenziano che ha lo scopo principale di provocare emozioni. Sdegno, innanzitutto, frutto di un'identificazione che possa risuonare con l'universo emotivo degli spettatori.

Il target, gli spettatori ricercati, sono donne che abbiano avuto preferenzialmente un'esposizione a tali situazioni, direttamente e indirettamente; o anche donne impegnate in azione di rivendicazione di genere.

Tutti coloro che non sono questo target sono un pubblico collaterale, residuale. La puntata in questione ha realizzato, secondo le rilevazioni Auditel, poco più di un milione di spettatori (4,47% di share).

Voi avete mai visto questo programma? Cosa ne pensate?

 

 

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