Il sofferente rapporto tra Mass Media e PsicologiaNel lontano 2010 nacque un sito web "Osservatoriopsicologia.com" dall'iniziativa di alcuni psicologi romani che erano stufi dei continui maltrattamenti e travisamenti dei media informativi sulla psicologia. La mission del sito recitava esplicitamente che "l'Osservatorio nasce dall'esigenza di presidiare l'informazione e la comunicazione mediatica in ambito psicologico, monitorando la qualità e la correttezza della stessa" e provava sostanzialmente a "bacchettare" le inesattezze dei giornalisti, soprattutto quelli televisivi.

L'iniziativa non proseguì ma segnalava un problema reale che - ad onor del vero - la psicologia condivide con altre discipline, ovvero il fatto di subire un trattamento da parte dei media, sia di intrattenimento sia informativi, non corretto. Sono passati otto anni. Quale situazione ci ritroviamo?

Cominciamo col dire che chi ricorre alla psicologia ed ai suoi professionisti ha molta confusione sui ruoli. Parimenti alla medicina, anche la psicologia ha sviluppato varie branche. Voi chiamereste in tv a parlare dei menischi un pneumologo o un dentista? Ma anche andando per aree di studio limitrofe, può un sociologo essere consultato per un caso di violentatore seriale, oppure ricorrere al parere di un counselor sulle motivazioni di un uxoricidio? Se si dibatte sui manicomi criminali è più corretto ricorrere ad uno psicoterapeuta o ad uno psichiatra? Il neurologo è attinente ai problemi adolescenziali? Potremmo continuare, ma questi esempi servono solo a segnalare che chi fa informazione ed intrattenimento raramente sa di cosa si parla effettivamente in ambito psicologico.

Il cinema è stato il primo media a ricorrere alla figura del professionista della mente ed era soprattutto lo psicanalista. La radio è stata sempre parsimoniosa, ma la tv ha attinto a piene mani dalla psicologia.

Innanzitutto col ruolo di psicotuttologo, ossia il parere dell'esperto che viene chiamato a dare una spiegazione di un comportamento. Il problema è che le spiegazioni esaurienti sono sempre fuori dei tempi televisivi, per cui quasi sempre veniva impedito all'esperto di esporre in modo esauriente o - peggio - veniva opposto dialetticamente a uno qualunque che psicologo non era ma sfoggiava un polemismo acceso. Giorgio Blandino, già nel lontano 2000, stigmatizzava il fenomeno col suo libro "Il parere dello psicologo". Volendo estremizzare, lo psicologo di turno (o sedicente esperto della mente) acconsentiva ad essere ostaggio in cambio di una bella ricarica narcisistica. Ma c'è stato anche il caso dello psicologo che diventa coautore di un programma di intrattenimento televisivo e si può citare Carlo Alberto Cavallo che era inizialmente il responsabile del casting del Grande Fratello.

Qualcosa, però, soprattutto in campo informativo gli psicologi hanno provato a fare. Nel lontano 1974 nasce la rivista Psicologia Contemporanea che, nel corso di questi decenni, ha curato l'informazione psicologica fatta dagli psicologi stessi. Una rivista di nicchia che, però, ha resistito nelle edicole con un pubblico vario, oltre che di addetti ai lavori. Vi sono stati anche altri tentativi di riviste di divulgazione psicologica, come anche di altre riviste di "adiacenza psicologica" come Riza Psicosomatica. Infine, raramente giornalisti e autori televisivi hanno fatto ricorso agli psicologi per progettare i loro programmi. Uno dei rari casi fu il TG Ragazzi del TG1 a cura di Tiziana Ferrario e che si avvalse si vari professionisti tra cui anche la professoressa Anna Oliverio Ferraris.

Col tempo è diventato palese che la comunicazione mediatica era insoddisfacente e l'avvento del web ha progressivamente portato molti psicologi a realizzare la propria comunicazione psicologica. In questo modo la psicologia si è frammentata e diluita nel deep web.

Oggi abbiamo tre grandi filoni di comunicazione psicologica fatta da psicologi: i video, i blog ed i social. Sui primi scriverò in un prossimo articolo; sui blog possiamo dire che sono sicuramente uno strumento democratico di espressione ma che ha perso il filtro di autorevolezza che richiedevano le riviste cartacee; sui social, infine, assistiamo alla psicologia elargita in forma di pillole di saggezza e di marketing spicciolo, tra offerte formative a colleghi e incontri col pubblico su come stare bene in tre mosse.

In sostanza, credo che la psicologia sia sostanzialmente una materia confusa agli occhi professionisti dei media e che gli psicologi non abbiano realmente contribuito (salvo rare eccezioni) a chiarire le idee a tutti. Oggi in troppi facciamo comunicazione psicologica, spesso confondendo il marketing con la psicologia stessa. Nel prossimo articolo proverò a proporre un'ampia panoramica dei vari profili di video fatti da psicologi rintracciabili in rete.