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Maestro vs. Scuole di Psicoterapia (ovvero 'sulla formazione degli psicoterapeuti')

Maestro vs Scuole di PsicoterapiaÈ capitato qualche giorno fa di lasciarmi andare ad uno zapping annoiato quando, passando su Raiuno, intravedo un viso che mi ricordava qualcuno. Le sinapsi non lavorano bene la sera ma l'ho riconosciuta, ovvero Roberta Bruzzone che Wikipedia definisce come "personaggio televisivo, opinionista e psicologa forense". Chissà perché, guardando lei mi è venuta in mente la "psicologa a piedi nudi" che incrociai qualche tempo fa su Youtube.

Entrambe mi hanno fatto nascere un interrogativo: che idea si faranno degli psicologi gli spettatori del programma, ovvero le persone comuni, ovvero i potenziali clienti di uno psicologo?

Quasi automatico è stato pensare al fatto che è il mercato a stabilire il prezzo di una prestazione in un mix tra domanda/offerta e autorevolezza del professionista. Un'indagine recente dell'Enpap ha evidenziato come gli psicologi guadagnino in media poco più di 13mila euro all'anno e gli psicoterapeuti circa 16mila, ovvero rispettivamente 1.125 e 1.375 euro netti al mese (dati del 2015).

Per fare un confronto, un "operatore di vendita" nel commercio ha una paga minima mensile da contratto collettivo di 1.390 euro. Il confronto è impietoso se consideriamo che uno psicoterapeuta virtuoso che compie un percorso netto nel suo cammino di formazione di almeno dieci anni. Quindi, quale valore possiamo percepire sulla figura dello psicoterapeuta?

Ed arriviamo all'ultimo elemento che aggiungerei al calderone di questo ragionamento. In questi ultimi mesi mi capita di scambiare spesso impressioni con una collega che sta facendo proprio il percorso di formazione verso la psicoterapia (non ha importanza la scuola).

Dai suoi racconti percepisco una forte incredulità verso un fenomeno generato dalla struttura giuridica della scuola stessa. Lei stessa si è resa conto che gran parte degli allievi non è assolutamente in grado di reggere il ruolo verso cui tendono. Il problema è che nessuno dei docenti e dirigenti della scuola li ferma dicendogli che non è una buona idea proseguire, a tutela dell'allievo stesso e degli ipotetici futuri pazienti.

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L'atteggiamento, invece, è riassumibile nell'adagio "ti facciamo andare avanti perché ci servono i tuoi soldi, ma sappiamo che fallirai". Purtroppo, queste persone usciranno da queste scuole abilitate a fare questa professione (un discorso simile si può fare con gli psicologi, ma con dinamiche differenti). Dunque, persone che non sono assolutamente in grado di aiutare nessuno sono lasciate libere di fallire. Il problema è che i "pazienti" lo andranno a raccontare in giro, generando degli stereotipi del tipo "non credo alla psicologia" o "tanto non ci capiscono un tubo".

Il generale discredito della psicoterapia e degli psicoterapeuti è (anche) il risultato  - secondo me -  di un processo di formazione che è fallato e si è trasformato in un banale business.

Io, però, ho visto anche il mondo della psicoterapia antecedente alle scuole e mi è rimasta l'idea che il vecchio metodo funzionasse meglio, ovvero che lo psicoterapeuta nasce dal percorso condiviso tra un maestro e un discepolo. Quando si decideva di fare questo percorso non si sapeva quanto sarebbe durato: tempi e modalità erano affidati  - appunto -  al maestro che li adattava all'allievo. Al momento di cominciare ad esercitare, era questi a decidere quali pazienti affidarti e a supervisionare la tua azione. Affidandoti un proprio paziente rischiava in proprio e, evidentemente, non aveva alcun interesse a far andare avanti qualcuno che non avesse le capacità: rischiava la sua stessa reputazione.

Forse oggi sarebbe impossibile tornare al vecchio metodo, ma posso immaginare un sistema misto in cui è il professionista ad essere riconosciuto e non la scuola.

Non è inutile dire che ciò che ho scritto sono solo riflessioni in libertà di uno psicologo cresciuto in un mondo antico di psicoterapeuti ma mi piacerebbe conoscere le opinioni di chi legge, visto che, in fondo, discutiamo della nostra professione e del nostro futuro come professionisti.

Se vi va, lasciate il vostro commento e proviamo a discuterne insieme. Vi aspetto.

 

 

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