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Psicologia, Audivisivi, Informazione

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VISTI DA FUORI. L'immagine degli psicologi/psicoterapeuti sui social visti da loro stessi

Limmagine degli psicologi psicoterapeuti sui social visti dagli stessiQualche tempo fa, in uno dei gruppi di psicologia su Facebook, si discuteva sul fatto che la presenza degli psicologi/psicoterapeuti (abbr. psy) sul web pendesse dal lato del marketing. Sui social vengono riversate tonnellate di "saggezza psicologica", offerte di corsi/training, incontri civetta, proteste contro chi ci "ruba" il lavoro. Data la mia storia personale (psicologo clinico di laurea ma lavoro su territori "altri", come audiovisivi e informazione), osservo sempre questi fenomeni che delineano la nostra immagine. Soprattutto sui social.

È innegabile che web e social abbiano offerto una visibilità che prima era affidata solamente al passaparola. Tutti possono lanciarsi in questa "emanazione de Sé" per provare a procurarsi clienti o, più semplicemente, a comunicare il proprio valore. Di fronte a questo fenomeno ormai imponente, mi sono chiesto cosa potessero pensare le persone che intercettavano questa boa psicotrasmittente. Ma, soprattutto, che idea avranno gli psy dell'opinione che si faranno le persone di loro? Tempo fa avevo già scritto un articolo su un argomento simile ed un quadro si era già formato. Oggi ho provato a chiedere a qualche collega la sua opinione.

Ho domandato loro: "che idea potrebbe farsi una persona che cerca di trovare qualche indizio per affrontare il suo disagio e si imbatte negli psicologi on line?

In primo luogo c'è stata un po' di difficoltà ad avere delle risposte centrate sulla domanda e alcuni si sono pronunciati su ciò che loro pensano degli psy sul web.

Uno spostamento forse significativo. Intanto veniamo a ciò che gli psy pensano che gli internauti pensino. Innanzitutto questi sono dell'opinione che, chi cerca un contenuto o un professionista sul web, è al riparo dall'imbarazzo del contatto diretto: "con lo psicologo online non mi vedrà nessuno e quindi non mi giudicheranno". Sulla stessa falsariga, c'è chi nota che il ricorso ad internet potrebbe anche essere indotto "perché si vergognano a parlarne a qualcuno". Nel caso in cui una persona decida di affrontare un contatto potrebbe pensare qualcosa del genere: "guarda, magari può aiutarmi, alla portata di un click. Posso chiedere del mio caso particolare". Ma, senza arrivare all'azione del contatto, gli interessati "cercano materiale psicologico su internet o sui social, cercano una soluzione, un vestito cucito addosso, non sono alla ricerca della conoscenza".

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C'è anche qualche collega che, oltre alle posizioni viste finora, ritiene che possa esserci dello scetticismo e della diffidenza: "Mah, non credo che una consulenza online potrebbe funzionare come quella dal vivo". Oppure, in stile apocalittico, "Pure questo hanno rovinato con internet? Che schifo!". Ma, senza arrivare al rifiuto, gli internauti a caccia di psy potrebbero essere diffidenti con un pensiero del tipo "Mi sa che è una fregatura. Ne fanno tante su internet (e se poi non è uno psicologo?)". Qualcuno sottolinea il rischio che questo contatto "non porti d un percorso strutturato insieme, ma venga vista come un «dai, ci provo. Alla peggio, stacco»".

Infine, qualche collega ha notato che ci sono anche quelli che "non apprezzano coloro che si atteggiano a faciloni (tipo: ti insegno a superare l'ansia in tre semplici mosse)". In tutti i casi, c'è chi fa notare che "chi accede alla consulenza on line è un target avvezzo a internet e, dunque, l'idea di avvalersi di un supporto psicologico sul web non risulta particolarmente strano".

Una nota amara in coda del collega che scrive: "Ormai se lo psicologo non è online è come se non esistesse. La ricerca indirettamente prima viene fatta mediante social. E infine si va su LinkedIn per leggere qualcosa del suo operato. Nessuno più legge il curriculum del professionista. Vince sempre lo psicologo di massa, della serie "come fare a", oppure "4 mosse per vincere". Poi lo psicologo online di facile consumo, diventa vincente se assolve a scopi magici ed immediati. Senza toccare il disagio del paziente".

Da queste opinioni dei colleghi si potrebbe pensare che le persone che cercano psicologia on line, che siano informazioni o proprio interventi, siano superficiali o timorose a punto da evitare una ricerca che implichi un contatto di persona. Web e social sono visti come un ambiente inevitabile che, se da un lato avvicina, dall'altro rimane sempre un filtro.

La mia riflessione è, invece, sul fatto che gli psy non pensano che le persone si possano rivolgere ai professionisti della psicologia per migliorare aspetti più ampi della vita, dalle professioni alla scuola, dalla vita sociale all'apprendimento. Forse ci siamo preclusi uno spazio mentale in cui andare ad offrire le nostre conoscenze.

Ringrazio i colleghi che mi hanno aiutato con le loro opinione a scrivere questo post: Ada, Anna, Christian, Daniela, Daniele, Davide, Enrico, Federica, Fernanda, Francesca, Giorgia, Luca, Simona, Tiziana.

 

 


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