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I blog di Psiconline

Parliamo di Psicologia insieme ai nostri amici online...

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Rifugiati e volontari in festa

rifugiati in festaIn questi giorni lo slogan che accompagna i pochi sbarchi che ancora avvengono nel Sud Italia sembra essere “rifugiato uguale terrorista” . Basta  aprire  internet o guardare un qualsiasi programma televisivo per essere sommersi da parole che incitano alla paura. E così si continua a scavare sempre più il divario tra italiani e stranieri.

Ci sono invece anche molti modi per stabilire buone relazioni tra i rifugiati che arrivano e chi accoglie.

Sono i modi che usiamo per esempio noi volontari Soserm, un folto gruppo di persone che fin dall’inizio ha cercato di conoscere ed aiutare le persone con cui quotidianamente ha a che fare.

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La canzone di un rifugiato

la canzone di un rifugiatoNon ho padre
Non ho madre
Non ho famiglia
Non ho casa
Non ho lavoro
Non ho documenti
Non ho vita
Sono morto due anni fa
Questo è solo il mio corpo
Non c’è più l’anima
Non c’è più vita.

Sono le parole di un rifugiato, che  ho raccolto e trascritto, perché mi sembra esprimano meglio di quanto possa farlo io quello che è lo stato d’animo di un rifugiato.

Che egli arrivi dall’Afghanistan, piuttosto che dal Mali, dal Gambia, dalla Siria o dall’Eritrea, queste sono le emozioni che ognuno di loro, a modo suo, ci trasmette.

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Errare è umano?

errare è umanoParliamo ancora di Ibrahim, il ragazzo che qualche settimana fa , il 25 ottobre, è stato portato con l’ennesimo ricovero coatto nel reparto di psichiatria di Niguarda, a Milano.

Ne parliamo perchè la sua breve permanenza in Italia gli è costata molto cara. Quello del 25 ottobre era il suo quinto ricovero, in un mese.
Ibrahim era sbarcato in Sicilia il 1 settembre. Diceva di essere somalo, ma se qualcuno gli parlava in quella lingua, non capiva. Mentre parlava e capiva molto bene l’arabo. Questo perché era nato in Somalia ma era cresciuto in Libia.

Si è presentato all’Hub un po’ alterato, aveva trascorso alcuni giorni in strada e dal mio punto di vista era logico che non stesse tanto bene. Comunque era difficile parlare con lui.

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La vita che scegliamo

ferrariA volte facebook ci rivela più cose sulle persone con cui abbiamo a che fare di quanto potrebbe fare un test di Rorchach.

Qualche giorno fa mi accorgo all’improvviso che non sono più tra le amicizie di una collega che conosco, un medico che stimo e che è stata anche presente nella commissione che ha giudicato la mia tesi alla fine del corso di specializzazione quadriennale di medicina estetica.

Sì, ho fatto anche quello, mi è sempre piaciuta la medicina estetica. E poiché lavoro da anni con i rifugiati, la mia tesi ha avuto come soggetto i problemi a cui va incontro la “brown skin”.

Ho curato quindi i problemi cutanei di alcuni rifugiati, africani, pakistani, cingalesi, che sono stati molto felici del risultato. Anch’io ne sono stata felice perché la tesi ha avuto anche la lode ed è stata pubblicata. Credo che sia l’unica nel suo genere.

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Dublin Out

doublin outSiamo ad un tavolo di lavoro a Ginevra per confrontarci sulla presa in carico dei migranti che hanno fatto domanda di asilo in Svizzera e sono stati respinti.
 
Dublin Out e' il nome con cui vengono definiti. Significa che sono migranti sbarcati in Italia, dove sono state prese loro le impronte, ma che poi, nella speranza che il trattato di Dublino sia solo una favola, se ne sono andati in altri paesi:  Svizzera, Inghilterra, Germania.
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