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Psicologia delle Migrazioni

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Dalla parte dello psicologo

dalla parte dello psicologoSono tanti argomenti dei quali si può parlare che riguardano il settore delle relazioni umane di cui io mi occupo, cioè l'immigrazione. Negli ultimi mesi però il fenomeno immigratorio, le leggi che vengono emanate per contrastarlo, i trattati che vengono fatti con i paesi dai quali i migranti provengono, e molti altri avvenimenti che si svolgono in luoghi ben lontani da noi, mettono tutti gli operatori in serie difficoltà.

Ci troviamo ad affrontare con grande fatica le problematiche che i nostri ospiti ci portano giorno dopo giorno.

Per quanto riguarda gli aspetti psicologici, non possiamo più dire che " qualcuno" ha dei problemi, ma dobbiamo ammettere che " tutti" hanno dei problemi. Perché? Perché tutti, ma proprio tutti, sono passati dalla Libia e sono stati imprigionati e torturati.Possiamo parlare certamente di Disturbo da Stress Post Traumatico, per tutti, anche se a livelli diversi.

Ma non possiamo certo segnalare 180/200 persone ai Centri Psico Sociali delle varie Asl. Cerchiamo il loro aiuto, questo si', ma solo nei casi più gravi.

A volte la diagnosi e' di "Psicosi Post Traumatica", per cui e' necessario attivare tutta una serie di richieste alle varie Prefetture, come per esempio lo spostamento del paziente in un " Centro per Fragili", spostamento che in realtà non avviene mai. In genere le strutture adibite ai fragili hanno 8/10 posti letto, e ce n'è forse una sola per ogni provincia, a fronte delle migliaia di richiedenti asilo che accogliamo.

In cosa possiamo sperare? E così restano nei centri ragazzi che hanno tentato il suicidio, che sentono le voci, che soffrono di deliri di persecuzione...

In questi casi c'e'sempre una terapia farmacologica, ma da sola non basta e gli operatori del centro devono trasformarsi in infermieri psichiatrici, psicoterapeuti e gendarmi sempre attenti, nelle 24 ore.

Ma anche tutti gli altri ospiti che hanno ugualmente subito i traumi delle torture, ma sono riusciti ad uscirne con la loro identità non troppo sconvolta, hanno bisogno di attenzioni e cure. E qui entrano in campo anche le varie iniziative dei responsabili dei centri: l'organizzazione di corsi di lingua italiana, i contatti con il territorio, i corsi di musica e teatro, di formazione professionale...tutto quello che può permettere ai profughi di incominciare una nuova vita cercando di lasciarsi alle spalle il passato.

Mi capita di vedere purtroppo dei ragazzi ai quali vengono somministrate dosi talmente massicce di psico farmaci da togliere loro qualsiasi sprazzo di vita. Si arriva al punto in cui l'essere umano non esiste più e diventa una specie di marionetta con la quale è impossibile dialogare. In quasi tutti i casi il profugo non era partito " psicotico" dal suo paese, ma lo era diventato durante il viaggio per arrivare in Italia.

Per cui il periodo buio ha potuto essere superato e la persona ha potuto riprendere la sua integrità fisica e psichica. Come? Con il dialogo, con i farmaci non necessariamente anti psicotici, con i colloqui telefonici con i parenti lontani. E, qualche volta, con la scelta di ritornare a casa.

 

 

Silenzio e Rumore
Pillole di … B.E.S. - Riflessioni sulla normativa
 

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