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Psicologia delle Migrazioni

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E’ ancora il tempo delle streghe

villaggio delle streghe 2Sembra impossibile ma è proprio così.

Questa è la storia di Koffy un ragazzo del Ghana che vive attualmente in un centro di accoglienza per richiedenti asilo. E’ in Italia da sei mesi ed ha più volte chiesto di andare in ospedale per dei problemi fisici, che però alla visita medica risultavano inesistenti.

Solo dopo parecchi mesi egli ha raccontato la sua storia, quando ha ricevuto risposta negativa dalla Commissione per il diritto d’asilo. In realtà la sua storia di vita lui l’aveva già scritta, sebbene in modo riassuntivo, su di un foglio che forse nessuno aveva guardato.

In seguito al diniego, le cose sono peggiorate, e finalmente sono venuti  alla luce tutti problemi della sua breve vita.

E’ solo al mondo. Il padre era stato ucciso in una faida famigliare e qualche giorno dopo la madre e il fratello più piccolo erano stati portati in quello che era chiamato “il villaggio delle streghe”.

Dopo appena una settimana lui, diciottenne, era stato chiamato a riconoscere i corpi della madre e del fratello. Li aveva trovati immersi in un lago di sangue e con gli arti spezzati.

Con la paura di fare la stessa fine, aveva lascito il Ghana e aveva iniziato il viaggio verso l’Europa.

Ma le sue disgrazie non erano finite. Dopo essere stato per qualche mese in mano ai libici, era riuscito finalmente a salire su un gommone. 

Al momento del salvataggio, cioè quando il gommone era a pochi metri dalla nave di Medici senza Frontiere, le persone che erano sul gommone si sono spostate tutte da un lato, quello sembrava più vicino alla salvezza. A quel punto il gommone aveva cominciato a imbarcare acqua e si era ribaltato.

Molte persone erano annegate, compresi due suoi amici con i quali stava facendo il viaggio. 

Tutti volevano salire in fretta, si calpestavano gli uni con gli altri e alla fine si sono ritrovati tutti fra le onde.

villaggio delle streghe 1Koffy ha visto i suoi amici perdersi in profondità. Lui aveva il giubbotto di salvataggio e ha nuotato fino al lato opposto della nave, dalla quale poi è stato tratto in salvo.

Infine è arrivato fino a noi.
E’ sempre stato un ragazzo timido, riservato, a nessuno aveva raccontato i momenti tragici che avevano costellato la sua breve vita.

Anch’io a dir la verità non avevo fatto molto per dargli la possibilità di parlarmene. E devo dire che da questa esperienza ho imparato molte cose e ho modificato le mie modalità di accoglienza.

Da quando abbiamo incominciato a parlare anche lui ha cambiato vita.

Non vive più in un passato crudele e tenebroso ma in un presente che per quanto difficile gli da comunque qualche speranza di essere riconosciuto come beneficiario di asilo per motivi umanitari e la possibilità quindi di seguire un percorso di integrazione che gli faccia dimenticare il villaggio delle streghe.

Ho chiesto a lui quali foto aggiungere per evidenziare meglio il clima in cui è vissuto e lui stesso ha scelto quelle che vediamo.

 

E’ ancora il tempo delle streghe

Sembra impossibile ma è proprio così.
Questa è la storia di Koffy un ragazzo del Ghana che vive attualmente in un centro di accoglienza per richiedenti asilo. E’ in Italia da sei mesi ed ha più volte chiesto di andare in ospedale per dei problemi fisici, che però alla visita medica risultavano inesistenti.
Solo dopo parecchi mesi egli ha raccontato la sua storia, quando ha ricevuto risposta negativa dalla Commissione per il diritto d’asilo. In realtà la sua storia di vita lui l’aveva già scritta, sebbene in modo riassuntivo, su di un foglio che forse nessuno aveva guardato.
In seguito al diniego, le cose sono peggiorate, e finalmente sono venuti alla luce tutti problemi della sua breve vita.
E’ solo al mondo. Il padre era stato ucciso in una faida famigliare e qualche giorno dopo la madre e il fratello più piccolo erano stati portati in quello che era chiamato “il villaggio delle streghe”.
Dopo appena una settimana lui, diciottenne, era stato chiamato a riconoscere i corpi della madre e del fratello. Li aveva trovati immersi in un lago di sangue e con gli arti spezzati.
Con la paura di fare la stessa fine, aveva lascito il Ghana e aveva iniziato il viaggio verso l’Europa.
Ma le sue disgrazie non erano finite. Dopo essere stato per qualche mese in mano ai libici, era riuscito finalmente a salire su un gommone. 
Al momento del salvataggio, cioè quando il gommone era a pochi metri dalla nave di Medici senza Frontiere, le persone che erano sul gommone si sono spostate tutte da un lato, quello sembrava più vicino alla salvezza. A quel punto il gommone aveva cominciato a imbarcare acqua e si era ribaltato.
Molte persone erano annegate, compresi due suoi amici con i quali stava facendo il viaggio.
Tutti volevano salire in fretta, si calpestavano gli uni con gli altri e alla fine si sono ritrovati tutti fra le onde.
Koffy ha visto i suoi amici perdersi in profondità. Lui aveva il giubbotto di salvataggio e ha nuotato fino al lato opposto della nave, dalla quale poi è stato tratto in salvo.
Infine è arrivato fino a noi.
E’ sempre stato un ragazzo timido, riservato, a nessuno aveva raccontato i momenti tragici che avevano costellato la sua breve vita.
Anch’io a dir la verità non avevo fatto molto per dargli la possibilità di parlarmene. E devo dire che da questa esperienza ho imparato molte cose e ho modificato le mie modalità di accoglienza.
Da quando abbiamo incominciato a parlare anche lui ha cambiato vita.
Non vive più in un passato crudele e tenebroso ma in un presente che per quanto difficile gli da comunque qualche speranza di essere riconosciuto come beneficiario di asilo per motivi umanitari e la possibilità quindi di seguire un percorso di integrazione che gli faccia dimenticare il villaggio delle streghe.
Ho chiesto a lui quali foto aggiungere per evidenziare meglio il clima in cui è vissuto e lui stesso ha scelto quelle che vediamo.

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Non mi fido e non mi affido. Mi castro!
 

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