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Psicologia delle Migrazioni

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Il periodo buio dell'accoglienza

periodo buio accoglienzaNon ho mai vissuto un periodo così buio e difficile per quanto riguarda l'accoglienza dei migranti.

Non tanto per il solito motivo che viene tirato in ballo, cioè che sono troppi.

Non mi ha mai spaventato il numero. Ero abituata a visitarne anche 1600,  tutti sulla stessa nave, insieme ai colleghi infermieri.

No, il numero non conta. Ma e' come se nell'aria ci fossero delle sensazioni di negatività, per cui tutto viene vissuto male.

Lavoro attualmente in tre centri di accoglienza,  in tre paesi della Lombardia,  che appartengono a  gestori diversi.

In tutti e tre, negli ultimi due anni, ho dovuto seguire più da vicino alcuni ragazzi che manifestavano chiaramente dei disturbi psichiatrici e l'ho fatto con l'aiuto di una bravissima psichiatra del Cps. Nessuno di loro ha dovuto subire un ricovero.

Le visite mensili dalla psichiatra, gli psicofarmaci, i colloqui continui con loro nel centro hanno dato dei risultati molto buoni.

Viceversa, a Milano, per esempio, dove sono spesso seguiti dagli esperti dell'etnopsichiatria, dopo qualche giorno di ricovero, mi sono trovata di fronte a degli zombi irrigiditi dalle iniezioni di psicofarmaci, che vedono lo psichiatra una volta al mese, ma solo per fare quella benedetta iniezione che fa dimenticare tutto, perfino l'anima.

Non mi sono mai adattata a questo modo di curare, neanche quando esistevano ancora i " manicomi".

Ora cosa succede? Finché ho potuto parlare con i profughi fin dal giorno del loro arrivo e individuare precocemente la patologia psichiatrica, tutto e' andato bene.Ora non è più così facile.

Qualche mese fa e' arrivato un ragazzo nigeriano dolcissimo e affettuoso, che aveva perso l'udito all'eta' di otto anni perche' una bomba era scoppiata vicino a lui. Ma non era stato difficile comunicare con lui perché ci si riusciva scrivendo e una volta letta la domanda lui rispondeva anche con la sua voce. E' andato tutto bene per due mesi circa.

Poi all'improvviso una decina di ospiti ha messo in piedi una ribellione che ha scombussolato tutti quanti.

Il motivo era che il comune non voleva dare le carte di identità', ma noi non potevamo fare proprio niente.

L'atmosfera al centro e' cambiata e lui, fragile, è ritornato indietro nel tempo. La sua ideazione ri-viveva all'improvviso le violenze subite e la paura ha preso il sopravvento.

E' fuggito dal centro, abbandonando tutti i vestiti, andando in giro nudo per la città' perché quei vestiti non erano i suoi. Ha litigato con qualcuno mentre vagabondava ed è stato preso dai poliziotti, ai quali ha opposto resistenza e dai quali e' stato portato al reparto di psichiatria.

Ha avuto una diagnosi di schizofrenia e sono cominciate le cure con i dépôt, i farmaci anti psicotici a rilascio prolungato. Una iniezione al mese e il problema non esiste più, ma purtroppo non esiste più neanche il paziente.

Se lo scrivo è perchè ho avuto davvero tante esperienze di questo tipo. Le persone scompaiono e tutti sono inebetiti. Camminano in modo rigido, non hanno più mimica facciale, se aprono la bocca per dire qualcosa, lo dicono balbettando e di solito è solo per chiedere una sigaretta.

A volte faccio vedere ai medici che li hanno in carico le foto di quando loro erano allegri e sorridenti, nel passato. E i medici quasi non credono che fosse la stessa persona che hanno davanti.

Ho seguito invece altri ragazzi che mostravano lo stesso dei sintomi di psicosi, ma che sono stati curati in modo diverso, con delle somministrazioni quotidiane dei soliti farmaci che erano dati in gocce il cui numero andava sempre più scalando.

Non sono stati ricoverati, oppure lo sono stati solo per qualche giorno. E poi il farmaco veniva gestito direttamente nel centro.

Abbiamo continuato  a fare dei colloqui con loro, a condividere la vita del centro, e loro hanno continuato le relazioni che avevano sempre avuto.

Certo il lavoro è un po' più complicato. Quasi sempre scopriamo che prima erano stati ragazzi normali e che solo dei terribili avvenimenti ai quali erano andati incontro nella loro breve vita hanno avuto il potere di scuotere la loro fragile mente.

Nulla succede per caso. C'è chi di fronte a un anno di tortura in Libia arriva in Italia e si lascia tutto alle spalle e chi invece non riuscirà mai a dimenticare. Io so che in realtà nessuno riesce a dimenticare, ma li aiuto come posso a immaginare un futuro diverso, e li stimolo a impegnarsi perchè anche in Italia la vita è dura.  Molto diversa da quella che loro avevano sognato..

 

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