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Psicologia delle Migrazioni

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Ma quanti figli ho?

quanti figli ho 1Ho fatto i conti e ho stabilito che più o meno ho 905 figli, oltre ai due che sono nati dal mio matrimonio.

Ho fatto una media e ho pensato che dall’ottobre 2013 a oggi, almeno un profugo al giorno mi ha chiamato mamma, in tante lingue diverse.

Questa domanda me la sono posta due giorni fa quando a dirmi “grazie mamma “è stata una profuga somala di 23 anni.

Mi è stata portata in ambulatorio perché era evidente che aveva dei problemi fisici. Camminava in modo strano, impacciato, e i suoi occhi divergevano di 90 gradi.

“Ha bisogno di lei”, mi ha detto il bravo operatore, che parlava la sua lingua.

Lei parlava solo somalo, così ho cercato un altro ragazzino somalo che parlasse anche inglese e ne ho trovato uno che era venuto insieme a lei dalla Libia, quindi erano già amici. Non solo avevano fatto il viaggio insieme, ma erano stati anche tenuti prigionieri nella stessa casa in Libia, così lui in un inglese perfetto e con poche parole mi ha raccontato quello di cui era stato testimone.

Erano stati tenuti prigionieri tutti  insieme in una grande stanza mentre gli aguzzini aspettavano il riscatto chiesto alle loro famiglie. Erano in trenta e tra di loro c’erano ragazzini, uomini, donne.

Alla sera i maschi libici salivano, facevano spogliare completamente le donne e sceglievano quelle che piacevano a loro. Le riportavano nella stanza al mattino successivo e non sembravano più le stesse.

quanti figli ho 2In una di quelle sere Fatima si era rifiutata di obbedire agli ordini e perciò l’avevano punita scaraventandola dalla finestra del secondo piano. Aveva riportato ferite in tutto il corpo ed era stata in coma per circa un mese. Al risveglio il suo sguardo non era più stato lo stesso.

Ma questo non l’aveva fermata. Non aveva più nessuno in Somalia e aveva continuato il viaggio per raggiungere i parenti in Germania.

Non aveva né cellulare né soldi, così le ho prestato il mio ed ha potuto parlare con loro. Si sono accordati che le avrebbero inviato nel giorno successivo i soldi per il viaggio fino a Monaco.

Anche gli altri ragazzi con i quali era arrivata dalla Libia avrebbero fatto lo stesso viaggio e ho raccomandato loro di proteggerla,  come già avevano fatto fino a Milano.

Lei non voleva lasciare l’Hub, ma poi si è convinta ed è andata in uno dei centri per riposare. Al mattino successivo avrebbe potuto ritirare i soldi all’agenzia western union e avrebbe potuto partire.

Li ho mesi in guardia, come facciamo con tutti, sulle difficoltà attuali nell’attraversare le frontiere, ma nessuno si ferma. Abbiamo fatto un po’ di foto quel pomeriggio e Fatima è sempre stata accanto a me.

E’ stato mentre  usciva per andare verso il pulmino che l’avrebbe portata al centro di accoglienza che lei mi ha detto “grazie mamma”.
Sapevo che probabilmente non l’avrei più rivista e che la sua vita era nelle mani del destino. “Mal che vada torna qui, c’è sempre un posto per te”, le ho detto per rassicurarla.

E si è avviata, dolce e gentile, sorridente, fiduciosa, con le lacrime agli occhi.
Un dolce addio, anche per me.

Cosa non può nascere in poche ore trascorse insieme! Sicurezza, fiducia, speranza, forza, coraggio.
Lei è partita portando tutte queste cose con sé.
Di sicuro quando sarà il momento potrà anche essere operata.

 

 

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