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Psicologia delle Migrazioni

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Non accetto il suicidio di un profugo!

suicidio profugoÈ accaduto in un centro di accoglienza, qualche giorno fa.

Anche se l'episodio non mi riguardava direttamente, l'ho visto come il segno della grande sofferenza che ognuno di loro porta dentro di se' e che noi troppo spesso sottovalutiamo, oppure diamo per scontata.

Il ragazzo era arrivato a Milano da poco ed era stato inviato in uno dei tanti centri della città, ma dopo pochi giorni e' stato trovato impiccato in uno dei bagni del centro.

Ho letto la notizia su Facebook e ne sono rimasta sconvolta.

È vero che non è stato l'unico caso in Italia. E' già successo in qualche centro della Sicilia e una volta anche in Sardegna, ma certamente e' stato il primo a Milano.

Per me è stato un colpo al cuore e alla mia coscienza. Lui è un martire che parla per tutti.

Personalmente per quanto riguarda il mio lavoro nei centri di accoglienza di cui mi occupo mi ero già data un compito ben preciso: conoscere ogni ospite al momento del suo arrivo.

Accanto ad una cartella clinica ho sempre compilato anche una cartella psicologica.

Anche se non sempre i problemi psicologici vengono evidenziati al primo incontro, questa metodologia di lavoro mi da comunque una certa tranquillità. In base alla loro storia, ai problemi che emergono, mi faccio un 'idea su quali ospiti dovrò seguire con più attenzione e quali invece potrò guardare da lontano senza entrare troppo nella loro vita quotidiana, nell'attesa della risposta alla loro richiesta di asilo.

Nei giorni scorsi ne erano arrivati alcuni di nuovi, e dopo aver letto l'articolo il pensiero è corso subito a uno di loro che la responsabile del centro mi aveva segnalato. Ho avuto l'impressione che non avrei dovuto perdere tempo.

Lui mi aspettava per parlarmi e dopo avermi raccontato la tristissima storia della sua vita, ad un certo punto mi ha chiesto:
" Cosa mi consiglia di fare?"
Ho riflettuto per un po', restando a fissare i fogli che avevo davanti.
Poi ho alzato gli occhi su di lui e gli ho detto:
" Non ho dei consigli da darti, ma ti posso assicurare che qui ti vogliamo tutti bene e ci prenderemo cura di te".
" Ti saremo vicini giorno dopo giorno, finché tu non troverai la tua strada".
Ho parlato d'affetto, d'amore, perché mi è sembrata la cosa più importante per lui, in relazione a quanto mi aveva detto.

Mi ha guidato l'immagine di un uomo solo e disperato, che aveva messo fine alla sua sofferenza in un modo così brutale, in un luogo così orribile.

È vero, ne arrivano tanti, forse troppi, ma ciascuno di loro è un essere umano e come tale va riconosciuto e rispettato.

 

 

 

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